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Son regina e sono amante – Rosa Feola, soprano (Pentatone CD)

Rosa Feola, soprano italiano fedele alle sue ascendenze partenopee, ricorda che “L’appartenenza è un fuoco che brucia dentro. Date le mie origini, non posso ignorare l’obbligo morale di voler riscoprire il Settecento napoletano”. Ecco perché, in questo nuovo album Pentatone intitolato “Son regina e sono amante”, offre un interessante spaccato del repertorio operistico italiano e francese di Niccolò Piccinni, compositore di fine Settecento che fu una celebrità in grado di contrastare, in ambito europeo, non solo la supremazia di Gluck, con il quale si sfidò sulle scene parigine nelle celebre querelle fra gluckisti e piccinisti, ma anche di seguire, in Italia, le orme della “scuola napoletana” che egli aveva nel sangue e lo vide trionfare sulle scene napoletane e romane, celebrato soprattutto per il successo ottenuto a Roma, nel 1760, dalla Cecchina o sia La buona figliola su libretto di Carlo Goldoni, poi eseguita in tutta Europa con crescente ammirazione e consensi. Questo cd appare assai sofisticato nelle scelte musicali, tanto che nessuna pagina della nota Cecchina viene incisa, perché le si preferiscono arie assai meno note, utili a tracciare un cammino artistico e scientifico che si inaugura con l’uscita di questo cd e mira ad inquadrare Piccinni nell’ambito di quell’universo di compositori di scuola napoletana che a fine secolo ebbero influenza su Mozart.

Le pagine radunate in questa registrazione inquadrano appunto gli ambiti di attività di Piccinni lungo una carriera incominciata a Napoli, poi sviluppatasi a Roma e, infine, a Parigi, dove nel 1776 giunse con moglie, figlio primogenito e un allievo inglese al seguito. Gli ambiti dei generi spaziano dunque dall’opera comica in lingua napoletana all’opera seria e sentimentale di mezzo carattere italiana, fino alla comédie en prose melée d’ariettes e alla tragédie lyrique francese, quella che lo vide mettersi in contrasto con Gluck pur mantenendosi saldo su quegli ideali di “italianità” che si trovò a difendere opponendosi ai modelli francesi invece rappresentati dal rivale. Una battaglia in cui Piccinni si trovò coinvolto suo malgrado, ma che lo rese celebre nel decennio che precedette lo scoppio della Rivoluzione francese.

Questo itinerario musicale indaga anche in quella che fu la vita privata di Piccinni, che sposò con un matrimonio riparatore la giovane allieva Vincenza Sibilla, dopo averla messa incinta. La donna, seppure possedesse una bella voce, non calcò mai le scene e stette sempre fedelmente vicina al consorte nei suoi viaggi ispirandolo nelle scelte, esibendosi spesso in concerti privati nel corso dei quali cantava le arie più celebri tratte dal vasto catalogo operistico del marito. Il loro stesso figliolo, Giuseppe Maria, fu autore del testo dell’opera comica La faux lord, o per meglio dire una comédie en prose melée d’ariettes andata in scena con immenso successo al teatro italiano di Parigi negli anni in cui Piccinni si dedicò anche al genere della tragédie lyrique con diversi titoli (Roland, Iphigénie en Tauride, Adèle de Ponthieu, Diane et Endymione, Pénélope, Clytemnestre), fra i quali emersero certo, per il successo duraturo, Didon, il cui testo di Marmontel, fra gli amici philosophes di Piccinni che più gli furono fedeli nel corso della sua permanenza parigina, venne tratto da Metastasio, mentre, per quello di Atys, Marmontel lavorò sul libretto di Quinault musicato da Lully.

Prima delle glorie parigine, Piccinni ebbe una florida carriera italiana che lo vide ottenere grandi riconoscimenti sulle scene napoletane e romane, a partire dai meriti ottenuto al Teatro di San Carlo con la rappresentazione di Zenobia (nel presente cd rappresentata dalla Sinfonia in tre tempi) cui seguirono Ciro riconosciuto, Artaserse e, a Roma, Didone abbandonata, tutte opere serie su libretti metastasiani dai quali si presentano in questo cd diverse pagine.

Il versante comico, che vide Piccinni imporsi come il compositore più spesso rappresentato nei teatri napoletani come in quelli romani, viene invece coperto da pagine strumentali, come l’andantino cantabile da Il finto turco, l’ouverture da l’intermezzo Le donne vendicate e l’andante con moto de La schiava, mentre dal dramma giocoso La capricciosa si ascolta l’aria di Nannetta, “Signora padroncina”. In dialetto napoletano è invece l’aria col da capo di Lisetta, “Majo p’e la capo”, da Lo stravagante, tipico esempio di pagina, tratta da una farsa o da un intermezzo, uscita dalla bocca di una donna di bassa estrazione che si lamenta per il comportamento del proprio fidanzato.

Il noto complesso Cappella Neapolitana, qui composto da una formazione di solo archi e clavicembalo, diretto con sensibilità e sovrana pertinenza stilistica da Antonio Florio, offre a Rosa Feola un mantello strumentale raffinatissimo e la accompagna in un percorso vocale che spazia da ambiti espressivi ora spiccatamente vocalistici, altre volte leggeri o plasmati sulla declamazione che impone una specifica attenzione alla parola nel rendere il canto vicino ai canoni stilistici richiesti dallo stile francese.

La raccolta è aperta dalla pagina della protagonista da Didone abbandonata che ne dà il titolo, “Son regina e sono amante”, classica aria tripartita con da capo, affidata alla prima esecuzione assoluta al castrato Antonio Goti (o Gotti) che, in panni en travesti, sostenne la parte di Didone perché, a quel tempo, nelle terre dello stato pontificio le donne non potevano solcare le scene. Feola mette subito in mostra una voce di bel timbro e un controllo del tutto omogeneo del canto su tutta la gamma; appare flessibile ed elegante, sempre morbida e sostenuta da un timbro indubbiamente prezioso anche se non così singolare. Questa maestria viene poi espressa con eguale perizia nella tenera e insieme intensa dichiarazione che il protagonista, nell’aria “Ognor tu fosti” da Ciro riconosciuto, rivolge al padre adottivo, il pastore Mitridate. Anche nell’aria di Mandane, “Mi credi spietata”, da Artaserse, Rosa Feola applica il virtuosismo all’espressione con struggente emotività e nelle variazioni del da capo, sempre fantasiose, qui come nelle altre pagine, mantiene saldo il controllo della linea, mettendola al servizio del sentire drammatico del momento. Pagine di grande difficoltà tecnica, che Feola riesce a far sembrare facili con il suo canto dall’emissione pulita e limpida.

Quando Rosa Feola affronta il genere leggero, come in “Signora padroncina” da La capricciosa, e nell’aria in dialetto napoletano “Majo p’e la capo” da Lo stravagante, ha il merito di cogliere il vero spirito di pagine in cui il tema giocoso si colora di tinte lamentevoli, secondo il modello espressivo del personaggio di “mezzo carattere” che mira a scolpire l’indole della servetta semplice, di origini umili, come lo è peraltro la protagonista stessa della Cecchina, con quelle tinte delicatamente patetiche che Piccinni apportò all’opera comica, differenziandone i caratteri a favore di una visione meno rigida e scontata, colorando all’occorrenza i tratti buffi di quella malinconia che sarà poi facile ritrovare in altre eroine di questo genere operistico, come nella protagonista di Nina, o sia La pazza per amore di Paisiello.

Quando si passa alle pagine francesi, la voce di Rosa Feola si carica di una intensità emotiva che mai sfocia nella declamazione fine a se stessa. Anche quando si trova alle prese con brani in cui la voce dovrebbe far prevalere la parola parlata su quella cantata, la scelta della Feola è di mantenere intatto il valore della linea espressiva intima e cantabile, azzarderemmo dire “domestica” ed intimistica che caratterizza un canto mai portato ad accentuare il pedale dell’involo tragico, colorandolo di quella cultura melodica del legato, di italica memoria, che non fatica ad emergere ascoltandola nella levigatezza donata alla pagina “Ah! que je fus bien inspirée” da Didon, portata da subito al successo dalla celebre Antoinette Saint-Huberty, che ne fu la prima interprete, nota per le sue doti di cantante-attrice e per il desiderio di farsi apprezzare nella declamazione. Si avverte invece nella Feola, qui come nelle altre pagine del repertorio del Piccinni francese incise, come la patetica delicatezza dell’aria di Irene da La faux lord, o la concitata aria di Cybele da Atys, la volontà di andare alle origini della “scuola napoletana”, all’interno della quale Piccinni nacque al di là dei successi che seppe ottenere in Francia plasmandosi agli stilemi francesi. Ed ecco che il canto della Feola, così come il tessuto sonoro che sempre l’accompagna valorizzandone al meglio la linea, sono quelle di una cantante che mette in primo piano le esigenze di un suono rotondo, controllato e luminoso, che per una volta esce dagli ambiti del suo usuale repertorio per tuffarsi, invero con ottimi risultati, in quello settecentesco, dando lezioni di belcanto a colleghe ben più avvezze di lei in questa sfera vocale.

ROSA FEOLA – SON REGINA E SONO AMANTE
Piccinni italiano e Piccinni francese
Musiche di Niccolò Piccinni

Rosa Feola soprano
Cappella Neapolitana
Antonio Florio direttore

Etichetta: Pentatone
Formato: CD
Registrazione effettuata alla Domus Ars,
Chiesa San Francesco delle Monache, Napoli,
gennaio 2024

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