Tra i capolavori citati sul monumento funebre a Gaetano Donizetti, nella magnifica basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, accanto a Lucia di Lammermoor ed Elisir d’amore, figura anche Lucrezia Borgia. E ben a ragione: un ascolto dal vivo di quest’opera ne conferma la statura non solo per l’altezza di ispirazione, ma anche per la “tinta” che verdianamente – è proprio il caso di dirlo – la caratterizza. Un colore cupo, notturno, che rimanda alla fosca tragedia romantica di Victor Hugo, fonte per il bel libretto di Felice Romani, tuttavia illuminato dalla sublime elegia delle pagine in cui è il sentimento materno a vibrare in tutta la sua purezza. Per tacere dei momenti più “leggeri”, quelli dove emerge il tema del cameratismo amicale tra Gennaro e i suoi sodali, Maffio Orsini primo tra tutti.
Della regia e della direzione del nuovo allestimento all’Opera di Roma ha già detto Paola De Simone, così come di una buona parte dei membri del cast (qui il link). Chi scrive ha assistito alla recita in cui protagonista era Angela Meade, applauditissima dal pubblico. Il soprano americano trova infatti in questo repertorio il terreno d’elezione per restituire quella stilizzazione dei sentimenti che passa attraverso un canto di levigata espressività. Ovvio che il carattere elegiaco e patetico sia la cifra distintiva di un’interpretazione che, se non è musicalmente precisissima, esercita comunque un fascino quasi stregato sull’ascoltatore, anche per l’oggettiva bellezza e ampiezza di un timbro luminoso e rotondo, omogeneo in tutti i registri. Al netto di una presenza scenica non efficacissima, l’accento è pregevole, il virtuosismo sufficientemente a fuoco e – in definitiva – il personaggio viene sbalzato alla luce perlacea delle ragioni di un canto straordinariamente seducente. Interessante il confronto con l’altero Alfonso di Carlo Lepore, sempre più alle prese con parti serie dopo gli eccellenti risultati in quelle più leggere. La pasta vocale ha un colore del tutto singolare, adattissimo al ruolo, la linea è solida e robusta, mentre l’interprete – anche nei momenti più concitati – non manca mai di ricordare la nobiltà del personaggio. Il Maffio Orsini di Teresa Iervolino, con la sua solida tecnica forgiata nel repertorio rossiniano, coniuga egregiamente l’afflato lirico con quello brioso, forte di una voce dalle belle bruniture, capace inoltre di un facile involo all’acuto. 




Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2024/25
Volti del potere
LUCREZIA BORGIA
Melodramma in un prologo e due atti
Libretto di Felice Romani
dalla tragedia omonima di Victor Hugo
Musica di Gaetano Donizetti
Lucrezia Borgia Angela Meade
Alfonso I D’Este Carlo Lepore
Gennaro Enea Scala
Maffio Orsini Teresa Iervolino
Jeppo Liverotto Raffaele Feo
Don Apostolo Gazella Arturo Espinosa
Ascanio Petrucci Alessio Verna
Oloferno Vitellozzo Eduardo Niave*
Gubetta Roberto Accurso
Rustighello Enrico Casari
Astolfo Rocco Cavalluzzi
*diplomato “Fabbrica”, Young Artist Program
del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Roberto Abbado
Maestro del coro Ciro Visco
Regia Valentina Carrasco
Scene Carles Berga
Costumi Silvia Aymonino
Luci Marco Filibeck
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 21 febbraio 2025

