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Pisa, Teatro Verdi – Macbeth

Ogni volta che si analizza la vicenda di Macbeth, siamo portati a chiederci se la vita degli uomini sia dominata dal caso o dal destino: Macbeth e la Lady agiscono interamente da soli, guidati da casuali coincidenze, o mettono in atto un copione scritto da forze sovrannaturali? Fabio Ceresa parte da questo interrogativo per mettere in scena il Macbeth di Giuseppe Verdi, titolo inaugurale della Stagione 2025/2026 del Teatro Verdi di Pisa, firmata dal nuovo direttore artistico Marco Tutino. Per questa coproduzione tra diversi teatri emiliani, toscani e veneti, con l’aggiunta del Carlo Felice di Genova, Ceresa rielabora per un palcoscenico più raccolto lo spettacolo che aveva realizzato per la Korean National Opera di Seoul nel 2023.

La scena fissa di Tiziano Santi è divisa in due tra una zona del proscenio connotata dal colore nero, dietro cui si sviluppa una teoria di cornici quadrate concentriche che hanno un punto di fuga in un varco che si apre e si chiude: una sorta di portale verso il mondo ultraterreno dove si trovano le entità sovrannaturali, e dove passato e presente convivono. Le streghe sono infatti tre donne (figuranti della compagnia Fattoria Vittadini) che da quel varco escono porgendo ai personaggi gli oggetti del loro destino, e sempre da lì si manifestano le apparizioni dei morti e dei futuri re, tutti avvolti nei costumi fantasiosi firmati da Giuseppe Palella. Se per tutta l’opera questo portale sembra un pozzo verso l’abisso voluto dal destino, nel finale si trasforma in via di salvezza: Macbeth, liberato dal peso della vita terrena, viene spogliato degli attributi della regalità tanto cercata per avviarsi, quasi trasfigurato, verso il mondo ultraterreno. Ceresa sceglie quindi di evidenziare e risolvere in modo originale questo tema, mentre i rapporti tra i personaggi e la recitazione restano più tradizionali. Non mancano comunque alcune soluzioni apprezzabili, come l’assassinio di Banco, accoltellato più volte dai sicari durante l’aria – quasi come un Giulio Cesare – o la Lady che intona la prima strofa del Brindisi sul tavolo allestito proprio sul portale, distribuendo oro agli astanti. Pur con qualche staticità, soprattutto nelle scene corali, l’allestimento risulta nel complesso assai apprezzabile e visivamente appagante, connotato com’è da una certa eleganza.

A imprimere un bel passo teatrale aiuta la direzione di Giuseppe Finzi, che asseconda la visione registica dando forte risalto agli elementi più stranianti della partitura: ad esempio, carica di tensione tutta la scena notturna del primo atto, fino a rendere quasi palpabili i silenzi evocati dalla Lady, oppure sottolinea gli interventi quasi disturbanti dei fiati nella scena del sonnambulismo. I tempi sono rapinosi, ma mai esagerati, e i cantanti risultano sempre ben sostenuti, in un ottimo gioco di dinamiche. L’Orchestra della Toscana suona al meglio delle sue possibilità, compatta e senza sbavature, mentre il Coro Arché trova il proprio punto di forza nella sezione femminile, laddove quella maschile risulta più uniforme nelle dinamiche, pur offrendo una buona prestazione.

Il cast assemblato si dimostra efficace. Franco Vassallo è un Macbeth dalla voce ampia, di bel timbro e piuttosto omogenea. Gli acuti, all’inizio un po’ ingolati, acquistano più rotondità e corpo nel corso della recita, mentre il fraseggio si fa talvolta caricato, con soluzioni espressive prevedibili e leggermente sopra le righe.
Vittoria Yeo è una Lady Macbeth sicura soprattutto nei registri medio e grave; gli acuti risultano invece un po’ tesi e poveri di armonici. Le agilità sono sempre piuttosto a fuoco, anche se talvolta caute. L’interprete non si distingue per particolare fantasia né dal punto di vista musicale, come si evince dalla mancata variazione della seconda strofa del Brindisi, né da quello interpretativo. Sia lei che Vassallo, tuttavia, portano a termine la recita con professionalità e buoni risultati complessivi.
Roberto Scandiuzzi ha una voce imponente che mostra i segni di una carriera pluridecennale, eppure il suo Banco colpisce per la nobiltà dell’accento e la pregnanza del fraseggio nella sua aria “Come dal ciel precipita”. Matteo Falcier modella con cura il ruolo di Macduff, grazie a un bel timbro tenorile e a un’emissione omogenea che ben risaltano nell’aria del quarto atto. Il Malcolm di Francesco Pittari si distingue per la voce squillante, mentre Barbara Massaro mette in luce un ottimo materiale vocale nei brevi interventi della Dama di Lady Macbeth, svettando anche nel concertato del primo atto. Menzione speciale, infine, per il bel timbro scuro e pastoso di Alin Anca che ricopre i ruoli del medico, del domestico, del sicario, dell’araldo e della prima apparizione.
Alla pomeridiana, il teatro gremito tributa un caloroso successo a tutti gli interpreti, con particolare entusiasmo per Vassallo, Yeo e Scandiuzzi.

Teatro Verdi – Stagione 2025/26
MACBETH
Melodramma in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Macbeth Franco Vassallo
Lady Macbeth Vittoria Yeo
Banco Roberto Scandiuzzi
Macduff Matteo Falcier
Malcolm Francesco Pittari
Dama di Lady Macbeth Barbara Massaro
Un medico/Un domestico/Un sicario
/Un araldo Alin Anca

ORT – Orchestra della Toscana
Coro Arché
Direttore Giuseppe Finzi
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia Fabio Ceresa
Scene Tiziano Santi
Costumi Giuseppe Palella
Lighting designer Cristian Zucaro
Coreografia Mattia Agatiello
Compagnia di danza Fattoria Vittadini

Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
in coproduzione con Teatro Alighieri, Ravenna,
Teatro Amintore Galli di Rimini, Teatro Carlo Felice di Genova,
Teatro Pavarotti-Freni di Modena, Teatro Valli di Reggio Emilia,
Teatro Comunale di Ferrara Teatro Goldoni di Livorno
in collaborazione con Teatro Sociale di Rovigo,
Teatro Mario del Monaco di Treviso e Teatro Verdi di Padova
Pisa, 2 novembre 2025

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