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Pesaro, Rossini Opera Festival 2025 – Zelmira

Strano a dirsi, ma Zelmira, l’ultimo lavoro con il quale il genio pesarese diede l’addio nel 1822 a Napoli concludendo quel prolifico periodo produttivo che lo vide rinnovare lo stile dell’opera seria sulle scene del Teatro di San Carlo, non ebbe a Pesaro la sua rinascita in piena Rossini Renaissance. Fu il Teatro dell’Opera di Roma a riscoprirla nel 1989, con tutti i crismi esecutivi del caso (le precedenti edizioni novecentesche non furono che esperimenti mal riusciti) e un cast leggendario, che annoverava i nomi di Cecilia Gasdia, Rockwell Blake, Chris Merritt e Simone Alaimo. Il Rossini Opera Festival dovette attendere l’edizione del 1995, con interpreti Mariella Devia, Bruce Ford e Sonia Ganassi, poi quella del 2009, che ebbe in locandina Kate Aldrich, Juan Diego Flórez, Gregory Kunde e Alex Esposito, fino a quella che oggi ne inaugura la quarantaseiesima edizione all’Auditorium Scavolini.

L’opera si conferma un bacino drammaturgico sperimentale forse meno ardito di Ermione e di altri precedenti titoli concepiti per il San Carlo, eppure ricca di musica splendida, orchestralmente ricercata, con numeri musicali nei quali il virtuosismo tocca vertici di difficoltà inimmaginabili e dove le strutture a grandi numeri non disdegnano un utilizzo del recitativo che si apre a passi di “arioso” impiegati a fine espressivi per l’intensificazione dell’espressione drammatica, ora lirica e patetica, ora colma di forza e passione, spesso colorata di tinte cupe. È una ricetta consolidata che Rossini aveva già ampiamente sperimentato con soddisfazione sulle scene napoletane tentando, in maggiore o minor grado per tutte le opere concepite per il palcoscenico del San Carlo, di contaminare l’opera seria italiana con richiami al declamato all’opera francese nel dispiegarsi di strutture più elaborate. Non a caso l’opera venne riproposta a più riprese con successo da Rossini fuori dai confini italiani, prima a Vienna nell’anno stesso della prima partenopea, in seguito a Parigi e Londra. A Pesaro, oggi, viene proposta la versione viennese, quella che vide Rossini favorire il mezzosoprano Fanny Eckerlin, che interpretava la parte di Emma, con una nuova aria, “Ciel pietoso, ciel clemente”.

Se la musica conquista, il libretto di Andrea Leone Tottola, che ha una fonte francese, la tragédie Zelmire di Dormont de Belloy, appare più fragile. Nella sostanza è un elogio della regalità (forse pensato da Rossini come omaggio per salutare la risalita sul trono di re Ferdinando I come monarca assoluto dopo lo scontro con l’esercito napoletano degli insorti antiborbonici), sviluppato attraverso la storia del perfido usurpatore Antenore che alla fine viene sconfitto in extremis dallo spodestato e poi imprigionato re di Lesbo Polidoro, la cui figlia Zelmira, sposa di Ilo, è ritenuta dal marito, tornato in patria dopo una campagna militare, colpevole di parricidio ma poi si ricrede e giunge in suo soccorso a salvarla contribuendo al finale lieto che vede la risalita al trono di Polidoro. I personaggi sono archetipi più che caratteri: la protagonista, Zelmira, che si crede ingiustamente rea dinanzi al suo popolo di un misfatto che non ha compiuto e si ricongiunge dopo anni di assenza con lo sposo Ilo, dal quale ha avuto pure un figliolo portato via dall’ancella Emma per salvarlo dalle insidie dei cospiratori, non riesce mai a riscattarsi dinanzi agli altri personaggi e appare sempre vittima dei fatti; l’usurpatore del trono, Antenore, moltiplica i suoi raggiri pur di garantirsi il soglio regale. Se l’intelaiatura drammaturgica è fragile, complessa e priva di reale azione, sono le proporzioni musicali a riscattarla ampiamente. Ecco perché, dinanzi a tale complessa materia drammaturgica, non si può giocare d’azzardo e il regista dovrebbe umilmente impegnarsi per renderla il più possibile chiara mettendosi al servizio, piaccia o meno, del testo.

Invece Calixto Bieito, che notoriamente è un provocatore, pare non credere nell’opera e la manipola a suo piacimento decontestualizzandola da ogni senso compiuto; la affastella di simboli e trovate che distraggono l’ascoltatore dalla bellezza stessa della musica e del canto, costringendo per di più i cantanti a muoversi in lungo e in largo su una grande pedana rettangolare simile a una scacchiera in vetro, che copre l’intero perimetro della platea. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è posizionata al centro di questa struttura modulabile (che si divide in due parti in alcuni momenti dell’opera) a quadri di vetro illuminati dal basso. Alcune aperture sulla pedana contengono terra o specchi d’acqua. Il pubblico segue lo spettacolo dalle sole tribune, con le voci che spesso danno le spalle a una parte di esso e poi si girano per farsi meglio sentire dall’altra porzione di spettatori creando evidenti squilibri uditivi, anche perché talvolta coro e cantanti s’inerpicano sulle gradinate stesse dell’Auditorium Scavolini rendendo lo spazio scenico globale. Questo è quello che mostrano le scene di Calixto Bieito stesso e di Barbora Horáková, con elementi scenici ridotti all’osso, mentre i costumi di Ingo Krügler, parimenti avulsi dal contesto dell’opera, finiscono per ridicolizzarne l’aulica dimensione originaria, trasformando Zelmira ora in una sorta di Morticia Addams, ora in una guerriera, Ilo in un militare che ritorna stanco e offeso nel fisico dalla guerra, Polidoro in una sorta di convitato di pietra, mentre l’ambizioso usurpatore Antenore cospira e amoreggia con il suo fido Leucippo che quasi sempre appare a petto nudo in scena. Bieito si inventa anche personaggi che animano la scena mentre dovrebbero far parte solo dell’antefatto dell’opera, come quando il cadavere redivivo di Azorre, ucciso da Antenore con la complicità di Leucippo, si muove come una fantasma sulla scena divenendo onnipresente personaggio muto. Il lettore ci perdonerà se riteniamo inutile descrivere nel dettaglio il susseguirsi di incomprensibili bizzarrie che caratterizzano uno spettacolo fra i meno felici visti sulle scene del festival pesarese negli ultimi anni, per di più accolto alla fine da una selva di buu che il pubblico ha riservato al regista e al suo team di collaboratori. Bieito sembra esserne abituato, ormai assuefatto. Chi dovrebbe invece imparare la lezione – ossia che il pubblico ne ha abbastanza di spettacoli come questo – dovrebbero essere i direttori artistici. Ma questo è tutto un altro discorso.

Successo invece pieno e meritato per la parte musicale, a partire dalla direzione di Giacomo Sagripanti, solida nella tenuta degli assiemi e nel donare alle grandi architetture strutturali dell’opera un respiro drammatico denso e insieme pronto a rispondere alle esigenze belcantistiche di una partitura che chiede alle voci un impegno assoluto.

La protagonista, Anastasia Bartoli, è una Zelmira dalla voce svettante e dalle colorature di forza risolte con grinta e temperamento che vanno senz’altro lodati. Affronta gli acrobatismi della scena finale con impeto e grifagna incisività, senza colpo ferire e con autentiche sciabolate vocali in acuto. Le manca l’allure della belcantista di razza, a partire dalla capacità di rendere il suono più morbido e levigato, meno nervoso e concitato. Eppure la sua visione del personaggio, appunto carica di temperamento, è la carta vincente di un cast che vede svettare soprattutto l’Ilo del tenore statunitense Lawrence Brownlee. Lui sì che sa cosa significa essere uno stilista rossiniano, impavido nella salita al registro sovracuto della sua aria d’ingresso, dove si mostra pronto a colorare di morbidezza un’emissione mista che lo vede sempre vincente nel risolvere le fitte fioriture, fra trilli e siderali impennate acute. Forse, nel duetto con Zelmira, è un po’ meno persuasivo nel donare al canto amoroso di “Ah! se caro a te son io” quella delicatezza che appare un po’ sorvegliata, poco sospirosa pur nell’indubbia sostanza acrobatica del suo canto, ma sono piccole notazioni che ci permettiamo di fare dinanzi a una prestazione vocale senza mezzi termini maiuscola. Enea Scala, alle prese con una parte non meno complessa e da baritenore come quella di Antenore, si costruisce una emissione spinta ma solida, incisiva e tagliente oltre che sonora. Se non è sempre omogeneo in emissioni che ne mettono a dura prova la qualità timbrica, rendendola sgraziata, la tenuta è solida e la presenza attoriale sempre vincente. Anche Marina Viotti si segnala fra le migliori interpreti della serata, regalando, prima nello splendido e soave duetto con Zelmira poi nell’arioso dell’aria del secondo atto, un bel timbro pastoso e una eleganza d’emissione che ne confermano l’alta classe, anche se nella cabaletta le agilità non sembrano essere del tutto il suo forte. Il Polidoro di Marko Mimica possiede voce di basso sempre importante, nonostante con qualche sporadica appannatura vocale che non lo segnala nella sua forma migliore. Il Leucippo di Gianluca Margheri, che la regia vuole spesso in scena per mostrarne l’aitante presenza scenica, se la cava vocalmente al meglio delle sue possibilità, così come Paolo Nevi e Shi Zong sono funzionali nelle rispettive breve parti di Eacide e del Gran Sacerdote.
Degli applausi fragorosi per tutti gli interpreti e dei fischi finali per lo spettacolo si è detto, ma va anche annotato che, alla prima di ieri, le gradinate dell’Auditorium Scavolini non erano esaurite. Per un Festival prestigioso come questo, un tempo abituato a esauriti da record, non è certo un dato incoraggiante.

Rossini Opera Festival 2025
ZELMIRA
Dramma per musica in due atti su libretto di Andrea Leone Tottola
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro,
in collaborazione con Casa Ricordi di Milano,
a cura di Helen M. Greenwald e Kathleen Kuzmich Hansell

Polidoro Marko Mimica
Zelmira Anastasia Bartoli
Ilo Lawrence Brownlee
Antenore Enea Scala
Emma Marina Viotti
Leucippo Gianluca Margheri
Eacide Paolo Nevi
Gran Sacerdote Shi Zong

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Ventidio Basso
Direttore Giacomo Sagripanti
Maestro del coro Pasquale Veleno

Regia Calixto Bieito
Scene Calixto Bieito, Barbora Horáková
Costumi Ingo Krügler
Luci Michael Bauer

Nuovo allestimento
Pesaro, Auditorium Scavolini, 10 agosto 2025

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