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Per i 70 anni di Daniel Oren, Rai5 ripropone la “Butterfly” dall’Arena di Verona

Prosegue l’omaggio di Rai Cultura ai 70 anni di Daniel Oren. Domenica 11 maggio alle ore 10.00 su Rai 5, dall’Arena di Verona va in onda la Madama Butterfly di Giacomo Puccini con la regia e le scene firmate da Franco Zeffirelli e i costumi di Emi Wada, premio Oscar per il film “Ran” di Kurosawa. Sul podio, il maestro Daniel Oren. Protagonisti sul palco Fiorenza Cedolins, Marcello Giordani e Juan Pons. Regia televisiva di Georg Blume. Proponiamo qui la recensione di Roberto Mori

Uno spettacolo all’insegna dell’iper-tradizione, fedele al libretto, ma che amplia il quadro visivo negli spazi areniani traducendo in termini spettacolari quella che è, in fondo, una tragedia intima e psicologica. È la Madama Butterfly con regia e scene di Franco Zeffirelli per l’apertura del Festival dell’Arena di Verona nel 2004, in onda domenica 11 maggio, alle ore 10, su Rai5.

Fin dal fugato che apre l’azione musicale, la scena d’ambiente è quella che ci si aspetta da Zeffirelli: un profluvio di chimoni policromi e figurine made in Japan, un continuo andirivieni di marinai, geishe e varia umanità. Una cornice improntata a un esotismo oleografico e divulgativo, in parte bilanciato dalla filologica eleganza dei bei costumi di Emi Wada (premio Oscar nel 1985 per Ran di Kurosawa). Ne esce il ritratto di una Nagasaki operosa e pullulante, mentre la collina al centro della scena – un gruppo di rocce collocate a semicerchio – diventa un colorito quartiere del piacere a ridosso del porto. Poi, con un colpo di teatro tipico degli allestimenti di Zeffirelli, l’altura si apre e, in una specie di dissolvenza cinematografica, appare la casa di Cio-Cio-San: una nicchia, quasi una grotta, destinata ad accogliere la tragedia amorosa della giovane sedotta e abbandonata da un ufficiale poco gentiluomo. La collina si richiude alla fine del duetto d’amore, mentre sullo sfondo le gradinate areniane brillano di una luce che rievoca i riflessi del mare nelle notti stellate e di luna piena. Non manca nessuno degli appuntamenti canonici e dei luoghi comuni legati all’opera. Ma sul piano registico non si registrano eccessi didascalici. Pur nelle sue esteriorità, Zeffirelli evita il sentimentalismo a buon mercato, sa contenere l’azione e, per esempio, riduce le ridondanze gestuali nel duetto del finale primo. Nel secondo e terzo atto, il racconto è asciutto e non scade mai nel melenso. Romanticismo, esotismo e tragedia psicologica si fondono con equilibrio.

Daniel Oren coordina con mano sicura la parte musicale, creando un’abile connessione fra orchestra e palcoscenico. Anche in uno spazio ampio come quello areniano, riesce a far emergere colori e finezze dell’orchestra puccianiana. Consapevole dell’elasticità della scrittura di Butterfly, Oren alterna tensioni drammatiche e fraseggio miniaturistico, ottenendo sonorità screziate e sinuose. I suoi tempi combinano sospensioni e nervosismi calibrati: ne risulta una lettura dell’opera come tragedia intimista attraversata dalla nevrosi dell’incertezza e del dubbio.

Il palcoscenico è dominato da Fiorenza Cedolins, la cui vocalità sontuosa non è forse l’ideale per restituire la trepida dolcezza di una quindicenne. L’interprete cesella tuttavia con tale cura fraseggi, accenti e inflessioni che anche nel primo atto il personaggio non manca di esprimere grazia, malizia e slanci adolescenziali. Chiara e duttile nel canto di conversazione, Cedolins costruisce il ruolo secondo una linea stilizzata e allo stesso tempo schiettamente drammatica. Punta anzi al cuore del dramma e, pur con una progressione continua e coerente, prefigura fin dall’inizio – non senza risvolti visionari – i motivi che condurranno Cio-Cio-San alla consapevolezza e al sacrificio finale.
Marcello Giordani presta al più ingrato dei ruoli maschili pucciniani una vocalità tenorile di pregevole timbro, comunicativa, tipicamente italiana, solo a tratti segnata da emissioni meno limpide. Ottima la prova di Juan Pons nei panni del Console. Buona la Suzuki di Francesca Franci e pregevole il Goro di Carlo Bosi. Da ricordare anche Carlo Striuli come Zio Bonzo.

Photo credit: Brenzoni

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