Dopo Otello e Macbeth, finalmente è arrivata l’ora del Falstaff, terza opera nel cartellone del Festival Verdi 2025 e ultimo capitolo del connubio Verdi-Shakespeare. Dopo lo sciopero generale del 3 ottobre, che ha visto la cancellazione della prima, la recita del 12 ottobre, divenuta quindi prima rappresentazione, ha visto un Teatro Regio di Parma gremito, festante e in gran spolvero.
Lo spettacolo a firma di Jacopo Spirei, nato nel 2017 per lo stesso teatro, in otto anni non ha perso quella brillantezza e freschezza che gli vennero riconosciute al debutto. Entrando in sala, la scena viene nascosta non dal sipario ma da una grande Union Jack, che si alza ora parzialmente per mostrare l’Osteria della Giarrettiera, ora completamente per portarci tra le mura della casa di Mrs. Alice Ford. Il Falstaff di Spirei è ambientato in un Regno Unito contemporaneo, tra cellulari, abbigliamento da golf, occhiali da sole, impermeabili e abiti leopardati o zebrati di dubbio gusto – così terribilmente british. Questi elementi non disturbano, anzi, impreziosiscono una lettura chiara e di grande effetto, supportata dalle belle scene di Nikolaus Webern.
L’Osteria della Giarrettiera è uno spazio angusto, chiuso, regno di Sir John e dei suoi sodali tutto su tinte grigio-marroni, mentre la magione di Ford e Alice è uno spaccato ultra-borghese curato in ogni dettaglio e aperto da ogni lato, su cui si innesta una piazza che potrebbe essere tanto di Windsor quanto di Londra. Nel finale, la casa dei Ford resta in scena, incastonata tra gli alberi della foresta di Windsor, immersa in luci notturne e nebbia. Geniale l’intuizione del regista: la celebre quercia di Herne diventa il grande lampadario del Regio, illuminato da riflessi verdi.
Spirei non lascia mai gli interpreti a loro stessi: ogni gesto e ogni espressione sono pensati e resi con cura. In questo senso, la burla notturna è un momento di vero teatro, un vortice perfettamente orchestrato tra solisti, coro e comparse.
Se la regia convince per coerenza e invenzione visiva, altrettanto riuscita è la componente musicale. Michele Spotti, dal podio, opta per un’interpretazione che sottolinea al meglio sia gli aspetti comici e grotteschi dell’opera verdiana, sia quelli patetici e amorosi. Ne troviamo corrispondenza in una lettura vivace, briosa e, nei momenti opportuni, giustamente languida, con il supporto di una Filarmonica Arturo Toscanini in stato di grazia.
Di prim’ordine il cast. Le signore, vero motore dell’opera, sono un piacere alla vista e all’udito: non solo riescono a delineare vocalmente e scenicamente i rispettivi caratteri, ma danno vita anche a quartetti di grande precisione e compattezza. Roberta Mantegna disegna un’eccellente Mrs. Alice con accenti giusti, acuti precisi e ottimo fraseggio, restituendo in pieno la Mrs. Ford di Spirei, un’annoiata borghesotta di città che vuole vendicarsi tra il serio e il faceto. Perfetto contraltare è la Mrs. Meg Page di Caterina Piva, che con un registro mezzosopranile omogeneo e ricco riesce a rendere perfettamente il personaggio sia sul piano vocale che scenico. Applauditissima Teresa Iervolino come Mrs. Quickly: se nella recitazione dà il meglio di sé, facendo ridere e divertire, specie nei duetti con Falstaff, vocalmente sfoggia un registro grave corposo e centrato. Pur annunciata indisposta, Giuliana Gianfaldoni offre una Nannetta di rara grazia e intrisa di fresca passione giovanile. Il timbro limpidissimo, i filati e gli acuti – lunghissimi – culminano al termine del duetto con Fenton con un «Anzi rinnova, come fa la luna…» incantevole.
Se le voci femminili tendono più a un canto lirico, quelle maschili guardano più a una vocalità da canto di conversazione e declamato tipico di fine Ottocento. Misha Kiria nei panni di Falstaff convince per una voce piena e avvolgente, capace di alternare calibrati falsetti, declamati incisivi e un registro grave ben proiettato nelle tirate. Grazie a un’interpretazione scenica intensa e partecipe, l’identificazione fra il baritono georgiano e l’anti-eroe shakesperiano è quanto più forte possibile. Il Ford di Alessandro Luongo, con una voce baritonale morbida e di velluto, è ottimo contrappunto a Falstaff e convince nell’evoluzione da padre-padrone a marito lucido e rispettoso dei desiderata della figlia. Dave Monaco, tenore dal timbro cristallino e con una capacità di salire all’acuto naturalissima, restituisce un eccezionale Fenton, perfettamente complementare alla Nannetta di Gianfaldoni.
Roberto Covatta convince e diverte nei panni di Bardolfo, con una voce tenorile squillante e penetrante; il Pistola di Eugenio Di Lieto, degno corrispettivo di Bardolfo di Covatta, sa trovare i giusti accenti e piglio. Corretto, sebbene poco sonoro, il Dottor Cajus di Gregory Bonfatti. Rispetto al quartetto femminile, si notano tuttavia alcune difficoltà d’assieme nel gruppo maschile, soprattutto nel fraseggio e nella tenuta del tempo.
Ottimo il Coro del Teatro Regio di Parma che, istruito da Martino Faggiani, dà il meglio nel fugato conclusivo. 




Festival Verdi 2025
FALSTAFF
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Arrigo Boito
da William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff Misha Kiria
Mrs. Alice Ford Roberta Mantegna
Ford Alessandro Luongo
Nannetta Giuliana Gianfaldoni
Mrs. Quickly Teresa Iervolino
Fenton Dave Monaco
Mrs. Meg Page Caterina Piva
Bardolfo Roberto Covatta
Pistola Eugenio Di Lieto
Dott. Cajus Gregory Bonfatti
Filarmonica Arturo Toscanini
Direttore Michele Spotti
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Jacopo Spirei
Scene Nikolaus Webern
Costumi Silvia Aymonino
Luci Giuseppe Di Iorio
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, Teatro Regio, 12 ottobre 2025

