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Nizza, Teatro dell’Opera – Carmen

L’Opéra di Nizza ha scelto di chiudere la propria stagione, apertasi con Edgar di Puccini (vedi link), onorando il centocinquantesimo anniversario della creazione di una delle opere più popolari ed eseguite dell’intero repertorio, Carmen di Georges Bizet. Subito è stata corsa al botteghino per assicurarsi un posto per una delle quattro recite in programma, che hanno registrato un tutto esaurito da record in men che non si dica.

I meriti di questo spettacolo, che nasce in coproduzione con i grandi spazi del Théâtre Anthéa d’Antibes, sono molti, a partire dall’allestimento, che il regista Daniel Benoin firma con le scene di Jean-Pierre Laporte, suo collaboratore di lunga data, purtroppo scomparso e al quale l’Opéra di Nizza ha reso omaggio, e i costumi di Nathalie Bérard-Benoin. Si tratta di una Carmen di grande impatto, che utilizza anche le proiezioni video di Paulo Correia per offrire un ritratto drammatico dell’opera a forti tinte, spogliandola da ogni concessione al tradizionale folclore per calarla negli anni della guerra civile spagnola la cui fine sancì l’avvento della dittatura franchista; una sorta di luogo dove passioni, istinti e conflitti primari si consumano in una definizione d’ambiente militarizzato.

I petali di rosa che scendono come gocce di sangue sui video in bianco e nero che scorrono fin dal preludio, per poi mostrarci il corpo insanguinato di Carmen preannunciando ciò che si vedrà nel finale, offrono il ritratto di una Spagna che, ad apertura di sipario sul primo atto, è in assetto di guerra, con la caserma dei soldati nazionalisti costruita con sacchi di sabbia accatastati l’uno sull’altro con al centro una grande porta che è l’ingresso della manifattura dei tabacchi dove lavorano come operaie le sigaraie, in netto contrasto contro coloro che stanno prendendo militarmente il controllo del potere. I gendarmi sono infatti senza scrupoli, tentano addirittura un atto di violenza sessuale nei confronti di Carmen a opera di Zuniga, che viene sventato da Don José. Segno che l’eroina può far di tutto per lottare a favore del suo anelito alla libertà e all’amore libero da ogni vincolo, ma alla fine, come sappiamo, la pagherà a caro prezzo, divenendo vittima della violenza maschilista contro il genere femminile, negandole quella libertà tanto voluta ma impossibile da realizzare perché circoscritta entro i limiti della predestinazione tragica.
Nella sostanza l’allestimento appare, figurativamente, nel segno della tradizione, anche negli atti successivi al primo, con la taverna di Lillas Pastia ricolma di botti per il vino e di prosciutti appesi al soffitto; il quadro dei contrabbandieri (forse il più riuscito) con i repubblicani in fuga mostrati in un campo desolato immerso nel blu di una notte di luna, nuvole e stelle; infine l’ultimo, con la facciata di un palazzo antistante alla piazza di Siviglia che mostra la folla eccitata per l’imminente corrida e una stanza da letto, con una grande statua della Vergine Assunta, dove Escamillo amoreggia con Carmen prima di prepararsi alla vestizione per la corrida. Nella stessa stanza avverrà la prima fase del tumultuoso incontro-scontro fra Carmen e Don José per concludersi con l’epilogo del violentissimo sacrificio di Carmen, sgozzata brutalmente dinanzi alla folla. Al di là dell’impianto scenico, lo spettacolo, che ha il suo punto di forza nelle intenzioni registiche forti e mai banali di Benoin, non disdegna alcune concessioni al granguinolesco e a una violenza che sempre permea la narrazione dell’opera, calandola in una dimensione militaresca contestualizzata nel tempo in cui si intende ambientare la vicenda, dal 20 luglio al 15 agosto del 1936. Accentuando la drammaticità attraverso i tratti dell’insurrezione civile, l’opera ovviamente si allontana dai tratti dell’opéra-comique.

Non a caso viene scelta la versione senza dialoghi parlati e la stessa direzione di Lionel Bringuier è svelta, stringata, non si abbandona a finezze ricercate ma garantisce una tenuta complessiva solida all’esecuzione, vuoi per merito del buon rendimento dell’Orchestre Philharmonique de Nice, vuoi per il contributo parimenti essenziale offerto dal Choeur de l’Opéra de Nice e del Choeur d’enfants del teatro stesso solidamente preparati dai maestri Giulio Magnanini e Philippe Négrel.

La compagnia di canto è plasmata sui binari forti che lo spettacolo impone allo spettatore, ma se da un lato la voce bella, rigogliosa e ricca di suono come quella del mezzosoprano rumeno Ramona Zaharia, che tratteggia una Carmen di voluto temperamento, sensuale e provocante, ben delineata sui binari di un’espressività a forti tinte, e se lo stesso basso-baritono Jean-Fernand Setti è un Escamillo alto, aitante, monolitico e di ruvida mascolinità, dall’altro il sempre bravissimo Jean-François Borras, nei panni di Don José, tenta con successo di riportare il canto sui binari di uno stile francese che, a differenza di quanto fatto dagli altri protagonisti, è in lui perfetto, per eleganza ed equilibrio espressivo, non dimenticandosi di convogliare la linea controllandone la temperatura quando più si fa drammaticamente accesa. Eccolo, da subito, trovare gli accenti sfumati pertinenti per il duetto con la Micaëla di Perrine Madoeuf, che però, all’opposto di lui, qui come nell’aria del terzo atto, sembra intenzionata a far valere un lirismo dai tratti spigolosi e poco sfumati. Borras, invece, intona una romanza del fiore impeccabile, fraseggiandola ad arte, non mancando di affidarsi a un ben riuscito utilizzo del suono misto per il si bemolle, eseguito come si deve, non forte, ma con grazia ed eleganza. Anche nel finale dell’opera Borras trova la via giusta per non cadere nel facile errore di un canto stentoreo, donando alla declamazione una forza interiore eloquente anche senza far la voce grossa. Insomma, non è una novità, il suo è un Don José di riferimento.
Nei ruoli di contorno si impongono Richard Rittelmann, Morales d’esperienza e levatura artistica e vocale superiori e lo Zuniga irruente di Guilhem Worms. Offrono bella mostra di sé anche Charlotte Bonnet (Frasquita) e Lamia Beuque (Mercédès) e i due contrabbandieri, Jean-Gabriel Saint-Martin (Dancaïre) e Néstor Galvan (Remendado).
Teatro stracolmo di pubblico in ogni ordine di posti ed esito finale trionfale, con interminabili lanci di rose rosse sul palco, per tutti, anche per il coro.
Ora l’Opéra di Nizza si prepara a una nuova stagione, appena presentata, che il suo direttore, Bertrand Rossi, ha preparato con scelte coraggiose, a partire dal titolo inaugurale, Satyagraha di Philip Glass.

Opéra de Nice – Stagione 2024/25
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti
di Henry Méilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet

Carmen Ramona Zaharia
Don José Jean-François Borras
Escamillo Jean-Fernand Setti
Micaëla Perrine Madoeuf
Mercédès Lamia Beuque
Frasquita Charlotte Bonnet
Dancaïre Jean-Gabriel Saint-Martin
Remendado Nestor Galvan
Zuniga Guilhem Worms
Morales Richard Rittelmann

Orchestre Philharmonique de Nice
Choeur de l’Opéra de Nice
Choeur d’enfants de l’Opéra de Nice
Direttore Lionel Bringuier
Direttore del coro Giulio Magnanini
Direttore del coro dei bambini Philippe Négrel

Regia e luci Daniel Benoin
Scene Jean-Pierre Laporte
Costumi Nathalie Bérard-Benoin
Video Paulo Correia
Foto Alain Bérard

Coproduzione Opéra de Nice
e Théâtre Anthéa d’Antibes
Nizza, 28 maggio 2025

Photo: Dominique Jaussein

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