Nel verde mediterraneo di Villa Grimaldi Fassio, prosegue il Festival internazionale del balletto di Nervi, a 70 anni dalla prima edizione. Tra i principali protagonisti, il Balletto di Stoccarda rinnova la sua presenza dopo l’ultima apparizione nel lontano 1986. Torna sulla scena italiana con uno dei balletti narrativi simbolo del Novecento, nonché una delle storie d’amore più celebri: Romeo e Giulietta. La tragedia shakespeariana – la cui preziosa eredità è stata ripresa e rappresentata da ogni forma d’arte – in questa occasione rivive attraverso la musica di Sergej Prokof’ev e la coreografia di John Cranko, nella versione definitiva del 1962, creata appositamente per la compagnia. Un’occasione per il pubblico italiano di cogliere come, anche oggi, il linguaggio del balletto sappia essere vitale ed emozionante, svelando situazioni in cui ciascuno può riconoscersi.
Cranko dà assoluta preminenza alla danza, a differenza dell’impostazione più mimica scelta dagli interpreti russi, ottenendo così un maggior lirismo. Elimina i passaggi di pantomima con quella gestualità rigida e convenzionale tipica del balletto ottocentesco, dando vita a un linguaggio più vero e a un’opera di raffinata costruzione scenica, capace di riflettere la complessa linea narrativa della storia. Affianca alla danza accademica – arricchita di prese e sollevamenti arditi e tours en l’air da cui risalta la capacità tecnica maschile – elementi tratti dalle danze popolari italiane (come nella variazione di Mercuzio) o passi “jazz” (visibili nel pas de trois di Romeo, Mercuzio e Benvolio), o ancora, figure coreografiche dalle danze di corte. A emergere sono il dinamismo e la vitalità, frutto della sapienza coreografica con cui Cranko disegna intelligentemente gli spostamenti dei danzatori.
Lo spettacolo si articola in tre densi atti, ricostruendo la Verona shakespeariana tra balli in maschera, duelli e rivalità familiari. Le scene e i costumi di Jürgen Rose accompagnano l’azione senza appesantirla: linee pulite e dettagli significativi creano una Verona poetica e credibile, che si fonde con l’orizzonte naturale del cielo ligure e il mormorio quieto del mare, sullo sfondo del palco. Le zingare – Veronika Verterich, Daiana Ruiz e Vittoria Girelli – spigliate e seducenti, contribuiscono a dare alle scene di piazza un tono più terreno e vivace, mentre resta costante la minaccia di uno scontro mortale. Come quello tra Tebaldo – interpretato da un Jason Reilly impulsivo, spietato e consapevole, sempre pronto a imporsi con arroganza – e Mercuzio, portato in scena da Matteo Miccini, la cui verve unita alla vena tragica, delinea un personaggio brillante e commovente, mai sopra le righe, tecnicamente notevole, considerate le difficoltà evidenti della coreografia. La morte di Mercuzio per mano di Tebaldo rappresenta uno snodo drammatico decisivo, che apre la strada al precipitare della vicenda verso il tragico epilogo. Il Benvolio di Edoardo Sartori offre un contrappunto equilibrato e riflessivo alle tensioni tra Capuleti e Montecchi.
Le risse collettive riempiono la scena con un realismo quasi cinematografico, in cui ogni centimetro del palco diventa spazio d’azione. La celebre Danza dei Cavalieri si impone con un incedere solenne e implacabile: gli ospiti del ballo dei Capuleti scrutano il pubblico con sguardo altero e provocatorio, quasi sfidandolo. Ma oltre ai solisti d’eccezione, tutto il corpo di ballo si mostra in gran forma, tra virtuosismi che tendono all’acrobatico, duelli con le spade e momenti di pura danza classica.
A incarnare i protagonisti sono Elisa Badenes (Giulietta) e Martí Paixà (Romeo).
Il Romeo di Cranko è impulsivo, appassionato, intraprendente, pronto ad arrampicarsi al balcone dell’amata per un ultimo bacio. Paixà ne trasmette con eleganza la profondità del sentimento amoroso e la conflittualità interiore. La naturalezza dei gesti rende il personaggio più umano e immediato, al tempo stesso vigoroso e vulnerabile. L’interprete è raffinato e sa sottolineare l’evoluzione di Romeo: dai gesti buffi in piazza con gli amici, alle attenzioni verso Giulietta nei momenti più intensi dei passi a due, alla disperazione crescente.
Da parte sua, la Giulietta immaginata dal coreografo, e perfettamente portata in scena da Elisa Badenes, percorre la sua drammatica vicenda con la grazia di una creatura timida e fragile, colta nel momento di passaggio tra infanzia e adolescenza, quando tutto sembra nuovo, magico, sorprendente, ma sotto la superficie già si nasconde un destino tutt’altro che felice. Vive la vita con stupore e curiosità, e la sua danza si stende spesso in un grande arabesque con le braccia aperte, quasi a volersi affidare – piena di speranza e abbandono – a quello che la vita può offrire. Lo rivelano i suoi velocissimi pas de bourrée al momento del primo incontro con Romeo, e il lanciarsi tra le braccia dell’amato nel famoso pas de deux del balcone.
Più che la figura dell’uno o dell’altra, Cranko sottolinea l’indissolubilità fatale della coppia, attraverso l’attenta costruzione dei pas de deux, in modo da evidenziare l’irresistibile attrazione reciproca. Il loro amore nasce improvvisamente, ma si fa subito totalizzante e destinato all’eternità. La scena finale è un momento intimo, drammatico, ma che pone al centro la fusione definitiva dei due protagonisti. Una conclusione che coinvolge senza eccessi, nei silenzi dell’infinito e del “per sempre”. 




Nervi, 19 luglio 2025

