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Napoli, Teatro San Carlo – Attila

“Brevità e fuoco”. Con queste parole, in una lettera al fido Francesco Maria Piave in occasione di Ernani, Giuseppe Verdi sintetizzava da par suo la propria ispirazione poetica. Che vibra possente in molte delle opere di quelli che poi chiamerà “anni di galera”. Come Attila, in scena al Teatro San Carlo di Napoli in forma di concerto, affidato alla talentuosa bacchetta di Vincenzo Milletarì, il quale dimostra di conoscere bene la partitura e ne offre una lettura invero singolare. Improntata da un lato a una precisione ritmica esemplare, tale da offrire l’abbrivio per il franco dispiegarsi delle melodie che in questo Verdi sono sempre ricche di espansione lirica (soprattutto nei cantabili). Dall’altro, il maestro pugliese accende di vigore i numerosi momenti marziali, senza mai scadere nell’effetto bandistico ma – proprio in forza della citata nettezza ritmica – baluginanti di fuoco risorgimentale. Tale da rendere pienamente ragione del carattere patriottico di diverse pagine di Attila (su tutte la celebre frase di Ezio “Avrai tu l’universo, resti l’Italia a me”). L’orchestra del San Carlo suona compatta e ricca di colori, con un ampio ventaglio dinamico e una trasparenza ammirevole (si pensi alla delicatezza cameristica della stupenda aria di Odabella “Liberamente or piangi”). Il dramma corre così rapido e inesorabile verso la conclusione, secondo una prospettiva che tiene in equilibrio precisione analitica e tensione teatrale.

Nel cast brilla il giovane basso georgiano Giorgi Manoshvili, che avevo già ascoltato nel ruolo eponimo a Fidenza, sempre in forma di concerto, nell’ambito dell’ultima edizione del Festival Verdi. Il bel colore scuro di voce, l’attenzione al fraseggio, il controllo dell’emissione sono qualità che rendono questo artista davvero interessante. Il suo Attila è sì un guerriero fiero e pugnace, ma anche un uomo con tormenti e dubbi, dunque perfettamente credibile. Al suo fianco il tonante Ezio di Ernesto Petti, al debutto nel ruolo. La voce risuona robusta nel teatro e risalta con particolare efficacia nelle cabalette; tuttavia, il giovane baritono si mostra anche capace di alleggerire l’emissione, piegandola a una espressività più misurata, come ad esempio nella nobile aria del secondo atto, davvero ben cantata.
Fortemente pugnace è la Odabella di Anna Pirozzi, impegnata in un vero e proprio tour de force al San Carlo: ha sostituito l’annunciata Sondra Radvanovsky tra una recita e l’altra della pucciniana Fanciulla del West (di cui è del pari protagonista). La voce ampia e penetrante consente al soprano di affrontare con sicurezza l’impervia scrittura: apprezzabile il gioco dei chiaroscuri, sufficientemente a fuoco il virtuosismo e pregevoli le intenzioni interpretative, anche se lo strumento accusa qualche durezza e non è prodigo di pianissimi come un tempo.
Luciano Ganci, Foresto, era purtroppo indisposto e, al netto di un timbro di solare bellezza, è incappato in diversi problemi di emissione, sporcando una prestazione altrimenti di livello. Ottimi anche Sebastià Serra (Leone) e Francesco Domenico Doto (Uldino). Molto bene ha fatto anche il coro, istruito da Fabrizio Cassi, notevole per compattezza dell’impasto e attenzione alle sfumature.

Teatro di San Carlo – Stagione d’opera e di balletto 2024/25
ATTILA
Dramma lirico in un prologo e tre atti
Libretto di Temistocle Solera e Francesco Maria Piave
dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner
Musica di Giuseppe Verdi

Attila Giorgi Manoshvili
Ezio Ernesto Petti
Odabella Anna Pirozzi
Foresto Luciano Ganci
Uldino Francesco Domenico Doto
Leone Sebastià Serra

Orchestra e coro del Teatro di San Carlo
Direttore Vincenzo Milletarì
Maestro del coro Fabrizio Cassi

Napoli, 24 aprile 2025

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