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Modena, Teatro Comunale Pavarotti-Freni – Nabucco

Con Nabucco di Giuseppe Verdi il Teatro Comunale Pavarotti-Freni inaugura la stagione lirica 2025/26. Un titolo che a Modena ha un significato particolare, legato a un celebre episodio della storia del teatro: proprio qui, Verdi assistette a una recita in cui Giuseppina Strepponi interpretava il ruolo di Abigaille. La sala gremita testimonia l’attesa del pubblico modenese, che al termine della serata tributa un autentico trionfo alla parte musicale, ma accoglie con decisi segni di disapprovazione la regia, contestata anche dalla platea.

Il nuovo allestimento, firmato dal regista Federico Grazzini (scene e costumi di Anna Laura Miszerak e Anna Bonomelli, luci di Giuseppe Di Iorio), sposta l’ambientazione dai templi biblici a un contesto post-apocalittico. Gli ebrei, prigionieri e oppressi, sono vittime di una sorta di forza di polizia “pacificatrice”. Già durante il preludio si assiste a un momento di forte impatto visivo, con prigionieri torturati e costretti a gridare la loro disperazione: una scelta drammaturgica che, pur dichiarando un intento simbolico, risulta sin da subito piuttosto esplicita e di dubbio equilibrio.
L’impianto scenico è essenziale: quattro pareti imbrattate dal sangue di una guerra recente delimitano un ambiente spoglio, illuminato da un grande triangolo di luce sospeso, forse simbolo di un potere divino o di una forza ultraterrena. Nel secondo atto, compare una gabbia luminosa che accentua il senso di oppressione, ma l’effetto resta più estetico che realmente drammatico. Il gioco di luci, tuttavia, è ben curato e, insieme alle ombre proiettate sulle pareti, conferisce un certo dinamismo a un impianto altrimenti statico.
Alcune soluzioni registiche non convincono. Nel secondo atto, ad esempio, il coro degli Assiri che celebra Abigaille è affidato agli stessi ebrei prigionieri, diretti come un coro “schiavo” dal Gran Sacerdote: un’idea non sostenuta da un coerente sviluppo drammatico, tanto che alla frase “Uscite, o fidi miei” gli stessi prigionieri abbandonano la scena, generando confusione interpretativa. Analogamente, altri momenti chiave dell’opera – come il fulmine che colpisce Nabucco o il prodigio finale del crollo dell’idolo di Belo – sono riletti in una chiave più umana: il segno divino diventa qui un atto violento di Abigaille, che colpisce il re alla testa accecata dalla sete di potere. Tuttavia, la resa visiva di queste soluzioni resta debole e priva della forza teatrale richiesta dalla narrazione.

Di ben altro segno la parte musicale. Massimo Zanetti, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Italiana, offre una direzione energica e pulita, costruita su una solida struttura ritmica e su un controllo rigoroso delle dinamiche. Nei momenti di maggior tensione, come il concertato del secondo atto, il direttore riesce a bilanciare forza drammatica e chiarezza espressiva, restituendo il respiro epico della pagina verdiana senza eccessi di monumentalità.
Eccellente il Coro Lirico di Modena, preparato da Giovanni Farina: compatto, omogeneo, dal suono scuro e corposo, affronta con grande precisione le pagine corali del dramma. Il celebre “Va’, pensiero”, eseguito con tempi ampi e flessibili, raggiunge un’intensità rara e raccoglie un lungo applauso.

Nel ruolo del titolo, Fabian Veloz offre una prova di grande spessore: il baritono argentino sfoggia un fraseggio accurato e un controllo impeccabile della linea di canto, scolpendo un Nabucco autorevole e umano al tempo stesso. Il suo “Dio di Giuda”, eseguito a mezza voce con toccante introspezione, resta uno dei momenti più alti della serata. Marta Torbidoni (Abigaille) convince pienamente grazie a una vocalità solida, svettante nel registro acuto e morbida nei passaggi più cantabili; padroneggia con sicurezza le insidie del ruolo e costruisce un personaggio credibile, capace di fondere autorità e fragilità.
Riccardo Zanellato (Zaccaria) si distingue per l’autorevolezza scenica e la profondità del fraseggio: la sua preghiera è resa con eleganza e saldo controllo dell’emissione. Chiara Mogini dà voce a una Fenena sensibile e musicalmente curata, particolarmente intensa nel finale, mentre Matteo Desole (Ismaele) offre un canto solare e ben proiettato, valorizzato da una chiara attenzione alle sfumature dinamiche. Completano con efficacia il cast Lorenzo Mazzucchelli (Gran Sacerdote di Belo), Laura Fortino (Anna) e Saverio Pugliese (Abdallo).

In conclusione, questo Nabucco modenese si impone per il livello musicale complessivo, ma lascia perplessi sul piano teatrale. L’idea registica di Federico Grazzini, pur animata da un’intenzione simbolica e contemporanea, non trova sempre riscontro nella tensione drammatica e nella coerenza visiva.

Teatro Comunale Pavarotti-Freni – Stagione 2025/26
NABUCCO
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucco Fabian Veloz
Ismaele Matteo Desole
Zaccaria Riccardo Zanellato
Abigaille Marta Torbidoni
Fenena Chiara Mogini
Il Gran Sacerdote di Belo Lorenzo Mazzucchelli
Anna Laura Fortino
Abdallo Saverio Pugliese

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro Lirico di Modena
Direttore Massimo Zanetti
Maestro del coro Giovanni Farina
Regia Federico Grazzini
Scene e costumi Anna Laura Miszerak e Anna Bonomelli
Luci Giuseppe Di Iorio

Nuovo allestimento
della Fondazione Teatro Comunale di Modena e
della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia,
in coproduzione con OperaLombardia
e Azienda Teatro del Giglio di Lucca
Modena, 24 ottobre 2025

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