Un Teatro alla Scala gremito ha accolto con applausi l’ingresso sul palcoscenico del basso-baritono Erwin Schrott e del pianista Alessandro Amoretti. Il concerto proponeva un programma molto vario, che includeva anche due brani per solo pianoforte: la parafrasi di Franz Liszt della Morte d’Isotta dall’opera di Wagner e, nella seconda parte, una mélodie di Sergej Rachmaninov. Entrambe le esecuzioni di Amoretti sono state di ottimo livello, in particolare quella di Rachmaninov.
Com’è noto, Schrott ha un carattere solare e talvolta straripante. Non ha dunque sorpreso che, microfono in mano, presentasse i vari numeri in programma, spiegando le ragioni delle sue scelte, il suo lungo rapporto con la lingua italiana e, in particolare, con la città di Tortona. Tutto narrato con molta simpatia e vivacità. Anche quando, nella seconda parte, ha chiesto (senza successo) che “per voi stessi, non per me” non si applaudisse durante il ciclo di canzoni di Ibert – come già era accaduto durante il ciclo di Liszt.
La grande novità risiedeva non solo nel programma – incentrato sulle varie forme dell’amore – ma soprattutto nell’approccio vocale dell’artista. Chi si aspettava una prova pletorica, enfatica, estroversa, magari un po’ sopra le righe, sarà rimasto deluso. La maggior parte del pubblico, però (questo cronista compreso), ne è uscita felicissima.
Schrott ha mostrato di essere il più “basso” dei basso-baritoni odierni (categoria ormai spesso più baritonale che non basso-baritonale), ma soprattutto ha rivelato un lato introspettivo, quasi riservato, certo più contenuto, che non ci si aspetta abitualmente da lui. L’atteggiamento, il fraseggio, l’emissione del suono: mai eccessivi, mai un fiume di voce se non quando necessario – e non lo era molto spesso. Il canto si è invece piegato a mezzevoci e pianissimo impalpabili (forse un lunghissimo falsetto alla fine di uno dei pezzi), senza dimenticare acuti e gravi, ma senza cercarli né usarli per puro effetto.
Il concerto si è aperto con due numeri noti dal Parisotti: “Intorno all’idol mio” da L’Orontea di Cesti e “Amarilli mia bella” di Caccini, eseguiti come un’unità. Già qui sono emerse le qualità sopra descritte, con una bellezza e un’omogeneità timbrica che non sono mai venute meno. È poi seguito un omaggio a Mozart, con due arie da concerto: la più nota, “Per questa bella mano” – che l’artista ha definito una “dichiarazione d’amore leporelliana” – ben eseguita ma meno impattante di “Così dunque tradisci… Aspri rimorsi atroci”, dove le colorature e il trillo erano al servizio dell’espressione di rabbia e furore. La prima parte si è conclusa con i Tre Sonetti di Petrarca musicati da Franz Liszt, che Schrott ha illustrato come tre differenti forme d’amore. Il secondo, “Benedetto sia ’l giorno”, è risultato particolarmente bello e intenso, tanto da suscitare un applauso spontaneo – e inopportuno – che ha un po’ rovinato l’atmosfera creata con “Pace non trovo”, poi ritrovata con “I’ vidi in terra angelici costumi”.
La seconda parte si è aperta con le quattro chansons di Jacques Ibert per il film di Pabst su Don Chisciotte, scritte per l’ultima esibizione del grande Chaliapin – come ha spiegato Amoretti, coinvolto nella “conversazione” dopo essere stato rimproverato da uno spettatore che protestava, a ragione, perché non si sentiva. Il francese del cantante era chiarissimo e, se tutte e quattro le canzoni sono state ben rese (l’applauso inopportuno è arrivato dopo la seconda, “Chanson à Dulcinée”), l’ultima, sulla morte di Don Chisciotte, è risultata davvero commovente.
Il concerto, nel segno di un desiderio di musica e pace, si è concluso con cinque canzoni di Tosti, non tutte tra le più note. “Rosa” è stata splendida, mentre “È morto Pulcinella” è diventata una vera creazione. Poi “L’ultimo bacio”, seguito da una “Ninna nanna” quasi sospirata, e infine la più celebre “Vorrei morire”.
Agli applausi sono seguiti due bis, molto diversi ma sempre sul tema dell’amore: prima, un’eccezionale versione della grande scena di Filippo II da Don Carlo (unico frammento d’opera della serata), e poi Rojo tango, un tango moderno che Schrott ha portato in tutto il mondo.
Fiori e applausi convinti hanno chiuso la serata. 




Teatro alla Scala – Stagione 2025/26
RECITAL DI CANTO
Musiche di Cesti, Caccini, Mozart,
Liszt, Ibert, Rachmaninov, Tosti
Basso-baritono Erwin Schrott
Pianoforte Alessandro Amoretti
Milano, 9 novembre 2025

