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Milano, Teatro alla Scala – Anna A.

Una produzione tutta al femminile. Per la prima volta nella sua lunga storia, il Teatro alla Scala commissiona una nuova opera a una compositrice. Va in scena al Piermarini, nel palinsesto pensato in primis per giovani, famiglie e scolaresche, Anna A. della musicista romana Silvia Colasanti, attuale direttrice artistica del Festival della Valle d’Itria ben nota ai melomani e agli appassionati (sue composizioni sono state eseguite in sedi prestigiose quali, per esempio, la Biennale di Venezia e La Fenice, il Maggio Musicale Fiorentino, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Teatro dell’Opera di Roma).

L’opera, elaborata tra il 2022 e la fine del 2024, su libretto dello slavista, scrittore e traduttore Paolo Nori, con la collaborazione di Fabrizio Sinisi, è incentrata sulla figura della poetessa russa Anna Andreevna Gorenko (1889-1966), meglio conosciuta con lo pseudonimo di Anna Achmatova, nata a Odessa, in Ucraina, nel 1889 e spentasi nel 1966 a Domoedovo, un sobborgo di Mosca, a seguito di un ennesimo attacco di cuore. La donna, esponente della corrente letteraria dell’acmeismo, fu tra gli intellettuali più critici e avversi al regime stalinista negli anni delle “Grandi purghe”, e per tale motivo venne censurata, salvo poi essere riabilitata tardivamente dal regime comunista. La sua esistenza fu molto travagliata e movimentata: il primo marito, il poeta e critico Nikolaj Stepanovič Gumilëv, venne fucilato dai bolscevichi poiché accusato di essere un complottista; il figlio Lev Nikolaevič Gumilëv fu più volte ingiustamente incarcerato; il secondo consorte morì di tubercolosi; Nikolaj Punin, terzo compagno di vita, venne arrestato e morì nel 1953 in un gulag.

L’opera, in un atto unico e della durata di un’ora e un quarto, ricopre il periodo che va dal 1911 al 1966; si apre nel sanatorio di Domoedovo dove è ricoverata l’intellettuale russa, ed è giocata sull’alternanza delle riflessioni che Anna intavola con l’amica scrittrice Lidija Čukovskaja, e i ricordi che riaffiorano disordinatamente alla memoria della poetessa morente, in un doppio piano temporale tra presente e passato. Vengono messi in scena, così, i più svariati episodi: ad esempio, il tema della diaspora degli artisti che abbandonarono l’Unione Sovietica perché perseguitati; i diciassette mesi tra 1938 e 1939 nei quali la Achmatova si recò quotidianamente al Carcere delle Croci di Leningrado, sperando di ottenere notizie sul figlio imprigionato; la festa da ballo a casa della poetessa e saggista simbolista Zinaida Nikolaevna Gippius, alla quale parteciparono altri intellettuali e scrittori del tempo quali Nina Berberova e Boris Pasternak; l’invasione nazista di Leningrado. In chiusura, mentre all’alba la donna sta per morire, si ricongiunge con il proprio passato, rispecchiandosi in Anna giovane.

In questo lavoro, che incorpora documenti storici, citazioni e svariati testi poetici di poeti russi e, ovviamente, della Achmatova, con particolare rilevanza data alla silloge Requiem, i temi cardine sono il rapporto tra arte e potere, la forza salvifica e purificatrice della creatività artistica, la solidarietà femminile e la maternità.
Nella sua nuova composizione, Silvia Colasanti giustappone con efficacia e sensibilità differenti piani, intrecciando canto e prosa. Il racconto ricco di informazioni è affidato alle voci recitanti di Anna del Presente e Lidija Čukovskaja, accompagnate da una musica orchestrale evocativa e sfumata; la narrazione è resa con un canto di conversazione; in corrispondenza della poesia o di momenti espressivamente potenti, si ascolta il canto pieno e spiegato, fortemente lirico. Ne scaturisce una partitura intensa, affascinante, densa e drammatica, estremamente sfaccettata e stratificata, raffinata ed emozionante. A suoni vibranti e scuri se ne alternano altri eterei e impalpabili, quasi rarefatti; ironia e malinconia si mescolano tra di loro. Si colgono, inoltre, rimandi al valzer, alla polka, inserti di fisarmonica che ricreano l’atmosfera russa, un richiamo all’incipit della Sinfonia n. 7 Op. 60 in do maggiore Leningrado di Dmitrij Šostakovič, mentre tersi assoli di violino alludono ad Anna Achmatova. Tra gli episodi più toccanti, ricordiamo almeno il coro delle donne fuori dal carcere di Leningrado; la scrittura della lettera a Stalin, un mix di canto struggente e recitazione viscerale; l’assedio nazista di Leningrado nel 1941, con Gorodeckij e gli altri personaggi che intonano “Noi siamo ancora vivi / Perché non uccidiamo, no: cantiamo”; il commovente finale.

La volenterosa e coesa Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala è guidata con mano sicura e tecnica ferrea dalla direttrice russa Anna Skryleva, che dà della poliedrica partitura una lettura cangiante, nitida e duttile, propendendo per suoni perlopiù avvolgenti e limpidi, e guidando con sapienza i solisti sul palcoscenico.

Ben amalgamato il cast, formato principalmente da allievi e allieve dell’Accademia scaligera; qui si riferisce della prima rappresentazione, andata in scena nel pomeriggio di domenica 28 settembre, dopo l’anteprima della mattina. Il personaggio di Anna viene sdoppiato; Anna del Presente è impersonata dalla celebre attrice teatrale Elena Ghiaurov, dall’inconfondibile timbro scuro e vellutato, screziato di bagliori bronzei, e dalla recitazione potentemente espressiva e ricca di accenti, scolpita nella pietra. Il soprano lettone Laura Lolita Perešivana dà ad Anna del Passato o Giovane una voce pastosa e morbida, luminosa e adamantina negli acuti, ben appoggiata negli altri registri, emessa con freschezza e omogeneità. L’attrice Carlotta Viscovo dona affabilità e delicatezza a Lidija Čukovskaja, recitando con gusto e misura.

Il soprano bulgaro Aleksandrina Mihaylova, nel doppio ruolo di Nina Berberova e Marina Cvetaeva, si distingue per la vocalità cristallina e svettante; il tenore cinese Haiyang Guo è un Osip Mandel’štam squillante e schietto nella sua irriverente invettiva contro Stalin “Il paese non si sente”. Il mezzosoprano ucraino Valentina Pluzhnikova (Zinaida Gippius/Nadežda Mandel’štam) esibisce uno strumento caldo e malleabile; sonoro il baritono sudcoreano Wonjun Jo, nelle vesti di Nikolaj Gumilëv e dello scrittore Michail Bulgakov; musicale e omogeneo il baritono coreano Geunhwa Lee (Sergej Gorodeckij /Nikolaj Punin); il basso albanese Xhieldo Hyseni è un Boris Pasternak solido, dalla vocalità brunita e profonda. Voce voluminosa, scura e vigorosa, Damiano Salerno interpreta il Potere, una figura allegorica che canta l’aria “Compiaciuti, siete” sul testo della celeberrima scena del Grande Inquisitore tratta dal romanzo I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, rendendola con dovizia di inflessioni e un fraseggio giustamente insinuante. Intensi e melodiosi gli interventi del Coro giovanile dell’Accademia Teatro alla Scala, guidato con dedizione da Dario Grandini.

La regista italo-tedesca Giulia Giammona firma uno spettacolo semplice, immediato, godibile ed evocativo, con una buona caratterizzazione dei personaggi, specialmente di Anna e dell’amica Lidija. Le scene lineari di Lisa Behensky, illuminate dalle luci efficaci di Andrea Giretti, mostrano un candido e arioso parallelepipedo, suddiviso in quattro spazi chiusi da velari trasparenti, nei quali compaiono pochi elementi (due tavoli, una scalinata, un armadio, qualche sedia, un vaso di fiori). Su queste cortine e, soprattutto, su di uno schermo posto sopra al solido geometrico, vengono proiettati i suggestivi video curati da Martin Mallon, un susseguirsi di materiale fotografico d’archivio (per esempio foto di Anna Achmatova, del marito, del figlio, degli amici intellettuali, di musicisti come Sergej Prokof’ev e Igor Stravinskij), convincenti video con i protagonisti dell’opera in azione, immagini poetiche (una pioggia di luci, un quadro alla Kazimir Malevič). Di buona fattura i costumi di taglio novecentesco firmati da Giada Masi (menzioniamo, almeno, quelli indossato da Anna del Presente, Anna del Passato e Anna bambina, giocati sui colori della bandiera ucraina, blu e giallo); disinvolte e spumeggianti le coreografie di Alessandra Bareggi per la scena della festa a casa di Zinaida, quando i personaggi danzano e cantano “Ci sono tutti! Simbolisti. Acmeisti. Adamisti, imaginisti. Futuristi. Gilejani”. Giammona ricorre anche al valido apporto di figuranti, mentre due bambini impersonano il figlio di Achmatova e Anna stessa.
Teatro quasi esaurito e, al termine, calorosa accoglienza per tutti, con punte di festante entusiasmo per Colasanti, Skryleva, Ghiaurov, Perešivana e Viscovo.

Teatro alla Scala – Stagione 2024/25
ANNA A.
Opera in frammenti
Libretto di Paolo Nori
con la collaborazione di Fabrizio Sinisi
Musica di Silvia Colasanti

Anna del Presente Elena Ghiaurov
Lidija Čukovskaja Carlotta Viscovo
Anna del Passato o Giovane Laura Lolita Perešivana
Nina Berberova / Marina Cvetaeva Aleksandrina Mihaylova
Zinaida Gippius / Nadežda Mandel’štam Valentina Pluzhnikova
Osip Mandel’štam Haiyang Guo
Sergej Gorodeckij / Nikolaj Punin Geunhwa Lee
Nikolaj Gumilëv / Michail Bulgakov Wonjun Jo
Il Potere Damiano Salerno
Boris Pasternak Xhieldo Hyseni

Orchestra e Coro giovanile dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttrice Anna Skryleva
Maestro del coro Dario Grandini
Regia Giulia Giammona
Scene Lisa Behensky
Costumi Giada Masi
Luci Andrea Giretti
Video Martin Mallon
Coreografia Alessandra Bareggi

Prima rappresentazione assoluta
Commissione Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 28 settembre 2025

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