Le cose, gli oggetti, ma anche gli animali intorno a noi, hanno voci, raccontano storie, provano sentimenti. Tutti, da bambini, abbiamo giocato con l’immaginazione figurandoci che gli oggetti potessero animarsi e comunicare con noi, in un mondo spesso fatato, o magari anche minaccioso. Proprio questa fantasia condivisa mette in musica Maurice Ravel in un’opera che è uno dei grandi capolavori del Novecento, L’enfant et les sortilèges, sofisticata e raffinatissima fiaba in musica andata in scena esattamente cento anni fa. Questo anniversario, insieme a quello dei 150 anni dalla nascita del compositore francese, hanno offerto al Festival della Valle d’Itria l’occasione di un nuovo e gustosissimo allestimento del lavoro in questione.
La trama è nota: un bambino capriccioso – che somiglia tremendamente a uno dei nostri figli o nipoti – non ne vuol sapere di studiare e vorrebbe invece mangiare dolci, fare dispetti e mettere la mamma in castigo. Peccato che, per una sorta di contrappasso dantesco, a un certo punto, quegli stessi oggetti e quegli animali che avevano subito le sue gratuite angherie, si animano e lo puniscono. Fino a quando il bimbo, colto da un moto di compassione, non fascia la ferita – che lui stesso aveva provocato – alla zampa di uno scoiattolo. Il gesto di empatia trasforma tutto e finalmente la narrazione, che aveva assunto i toni di una sorta di incubo, può tornare a essere una fiaba a lieto fine, col protagonista che comprende i propri errori e si riconcilia con il mondo.
A Martina Franca, L’enfant et les sortilèges ha visto un allestimento in forma semiscenica tutto al femminile, con la regia di Rita Cosentino, le scene e i costumi di Francesca Cosanti e la direzione di Miriam Farina. La versione ascoltata è quella approntata da Didier Puntos per un ensemble costituito da flauto, violoncello, percussioni, pianoforte a quattro mani e pianoforte preparato. Versione davvero interessante, capace di restituire la straordinaria varietà dell’immaginifica scrittura raveliana, un autentico caleidoscopio di timbri, colori, melodie, ritmi – da quelli più propriamente classici al jazz, del quale Ravel era innamorato.
Sta proprio nella musica il vero sortilegio, l’incantesimo in grado di far sognare e di tornare bambini, come accaduto al pubblico di Martina Franca, rapito dal racconto raveliano intessuto con sapiente leggerezza dalla regia di Cosentino, che ha sfruttato con fantasia gli spazi non certo facili del chiostro di San Domenico. Parte importante nella riuscita dello spettacolo hanno avuto le scene e i costumi di Cosanti: in particolare, le grandi sagome dei vari personaggi, realizzate in uno stile delicatamente onirico, manipolate dai cantanti che agiscono come architetti dell’immaginazione del bambino.
Tutti adeguati ai rispettivi ruoli (ben 21) i cantanti: alcuni di loro ne hanno interpretati più di uno; molti sono giovani dell’Accademia Celletti; tutti sono stati capaci di agire teatralmente in modo efficace, forti anche dell’entusiasmo e dell’emozione di cui si sono fatti portatori. Bravissima la protagonista Elena Antonini, assolutamente credibile nei panni del pestifero ragazzino.
Dal podio, Farina ha saputo egregiamente tenere le fila musicali del racconto, pur con qualche piccolo problema di equilibrio, soprattutto quando in scena c’erano i cori: il Lucania & Apulia Chorus diretto da Luigi Leo – perfettibile in compattezza e intonazione – e il vivace Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, guidato da Angela Lacarbonara.
Entusiastico successo per tutti all’ultima recita. 




Festival della Valle d’Itria 2025
L’ENFANT ET LES SORTILÈGES
Fantaisie lyrique in due parti
su versi di Sidonie-Gabrielle Colette
Adattamento per voci, flauto, violoncello e
pianoforte a quattro mani di Didier Puntos
(Durand Editions Musicales)
Musica di Maurice Ravel
L’Enfant Elena Antonini
Maman / La Libellule / L’Écureuil Manami Maejima
La Bergère / La Chouette Barbora Kršiaková
Le Feu / Le Rossignol Chiara Maria Fiorani
La Princesse Virginia Genovese
La Chatte / La Tasse chinoise / Un Pâtre Ambra Biaggi
La Chauve-souris / Une Pastourelle Yue He
Le Fauteuil / Un Arbre Nicola Ciancio
L’Horloge comtoise / Le Chat Konstantinos Stafylides
La Théière (Wedgwood noir) / Le Petit Vieillard / La Rainette Joaquín Cangemi
Le Banc, Le Canapé, Le Pouf, La Chaise de paille, Les Chiffres
Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi
Maestro del coro
Angela Lacarbonara
Les Pastoures, Les Patres, Les Rainettes, Les Bêtes, Les Arbres
L.A. Chorus, Lucania & Apulia Chorus
Maestro del coro Luigi Leo
Giulio Francesconi, flauto
Federica Del Gaudio, violoncello
Gabriele Maggi, Michele D’Urso, percussioni
Anastasia e Liubov Gromoglasova, pianoforte a quattro mani
Valerio Dollorenzo, pianoforte preparato (à l’imitation de Luthéal)
Direttrice Myriam Farina
Regia Rita Cosentino
Scene e costumi Francesca Cosanti
Martina Franca, 28 luglio 2025

