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Macerata Opera Festival 2025 – Macbeth

Leonardo Sciascia la chiamava “sicilitudine”: una peculiare caratteristica del popolo siciliano, che vive in una costante disillusione, in una sorta di atavica immobilità. A noi piace pensare che la sicilitudine non sia solo questo, ma sia anche un sentimento che abita nel profondo di coloro che hanno la ventura di nascere e vivere in quella terra bellissima ove natura e storia creano un intreccio unico. È una riflessione, quest’ultima, che torna quando si assiste a una regia di Emma Dante, la cui poetica è profondamente impregnata di riferimenti alla Sicilia, alla sua cultura, ai suoi paesaggi, ai suoi colori. Riferimenti che, pur partendo dal “particolare”, assumono comunque un respiro universale.

Così è anche per il Macbeth di Giuseppe Verdi, in scena allo Sferisterio di Macerata, uno spettacolo ormai “classico”, nato anni fa a Palermo e poi ammirato su diversi palcoscenici. Anche nel teatro all’aperto maceratese, dove fu applaudito nel 2019 e dove torna nella ripresa di Federico Gagliardi: pur con qualche modifica rispetto alla concezione originale, si conferma tra le regie meglio riuscite dell’artista siciliana. Una regia dove la Scozia medievale della fonte si trasforma sovente in una Sicilia evocata dalle scenografie di Carmine Maringola, illuminate dalle luci sempre precise di Christian Zucaro. Ci sono anzitutto grandi cancellate di colore dorato, nella cui decorazione torna ossessivamente il motivo della spada, arma che è lo strumento principe della violenza esercitata dal protagonista e dalla sua consorte. Le cancellate si spostano come quinte mobili a costruire lo sfondo delle diverse scene, all’occorrenza diventano padiglioni per i cortigiani o trono per il sovrano fraudolento, che regna in virtù della violenza. Quelle stesse spade, agitate dal popolo ribelle nell’ultimo atto, copriranno poi il corpo esanime di Macbeth, quasi a ribadire il concetto evangelico che “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Il destriero usato dal protagonista non è altro che quello scheletrico e spaventoso di un famoso affresco del Trionfo della morte di palazzo Abatellis a Palermo e – incredibile a dirsi ma assolutamente coerente con la drammaturgia – la foresta di Birnam è fatta di piante di fichi d’India.
Il coro “Patria oppressa”, per contro, viene inserito nella cornice di una scarna icasticità: il palco nudo e scuro, le luci basse, i cadaveri delle vittime della guerra allineati davanti, coperti da bianche lenzuola. Allo stesso modo, la follia che colpisce la Lady trova plastica restituzione nei letti da ospedale psichiatrico che le si muovono intorno nella scena del sonnambulismo.
Naturalmente, parte fondamentale nella riuscita dello spettacolo si deve agli straordinari ballerini/ performer scelti dalla regista: con la loro vibrante fisicità conferiscono potente carica teatrale a diverse scene. Quelle in cui agiscono le streghe, anzitutto: donne agitate da violente compulsioni che vengono ora vomitate fuori, ora divorate da un enorme lenzuolo/ sudario macchiato di sangue. Le dionisiache coreografie di Manuela Lo Sicco si incaricano di mettere in luce quella violenza ancestrale che è il motore del dramma shakespeariano (e quindi anche verdiano). Un contributo altrettanto importante per un dramma centrato sulla guerra viene dal lavoro del maestro d’armi  Sandro Maria Campagna. Eccezionale, ad avviso di chi scrive, il finale primo: la morte dell’innocente Duncano viene associata a quella di Cristo in una processione cadenzata di dirompente forza espressiva, che rimanda ai riti della Settimana Santa così come vengono celebrati nel Meridione, con quel misto di devozione al limite dell’isterismo e di caricata teatralità. Funzionali alla concezione registica gli immaginifici costumi di Vanessa Sannino.

Fabrizio Maria Carminati guida con solido mestiere i complessi dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, riuscendo a coniugare attenzione alle ragioni del canto e incisivo passo teatrale. Il fraseggio, poi, è sempre curato, così come le dinamiche: ne viene fuori una “tinta” – per usare un’espressione eminentemente verdiana – cupa e livida, perfetta per questa vicenda. Il Coro “Vincenzo Bellini”, istruito da Christian Starinieri, al netto di un qualche fisiologico squilibrio, offre una prova di qualità per compattezza e intonazione. Emozionante il “Patria oppressa”, cantato con trasporto e adeguata concentrazione.

Nel cast brilla anzitutto la Lady di Marta Torbidoni, la cui voce riluce di un particolarissimo vibrato che conferisce ampiezza e preziosità al canto: la sicurezza con cui affronta il temibile ruolo si accompagna sempre a un fraseggio studiato e a una presenza scenica importante. Convincente anche il Macbeth di Franco Vassallo: forte di uno strumento sufficientemente ampio e omogeneo, chiaro e pastoso, costruisce il ritratto di un uomo maturo, tormentato e inquieto. La voce possente e il canto sorvegliato di Simon Orfila rendono giustizia al personaggio di Banco, così come la morbida tornitura della voce di Antonio Poli disegna un Macduff giovane e baldanzoso. Ottimo anche Oronzo d’Urso quale prestante Malcolm; si sono disimpegnati bene tutti gli altri: Federica Sardella (Dama di Lady Macbeth), Luca Park (Medico), Stefano Gennari (Domestico, Sicario, Araldo), Andrea Pistolesi (Prima apparizione), Lucia Spreca (Seconda e a terza apparizione).
Grande successo per tutti al termine dell’ultima replica.

Macerata Opera Festival 2025
MACBETH
Melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave

Macbeth Franco Vassallo
Banco Simon Orfila
Lady Macbeth Marta Torbidoni
Dama di Lady Macbeth Federica Sardella
Macduff Antonio Poli
Malcolm Oronzo d’Urso
Medico Luca Park
Domestico/ Araldo / Sicario Stefano Gennari
Prima apparizione Andrea Pistolesi
Seconda e Terza apparizione Lucia Spreca

Form Orchestra Filarmonica Marchigiana
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo a Bellini”
Maestro del coro Christian Starinieri
Complesso di palcoscenico Banda Salvadei

Regia Emma Dante
ripresa da Federico Gagliardi
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Luci Christian Zucaro
Coreografie Manuela Lo Sicco
Maestro d’armi Sandro Maria Campagna

Coproduzione dell’Associazione Arena Sferisterio
con il Teatro Massimo di Palermo
e il Teatro Regio di Torino

Macerata, 10 agosto 2025

 

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