Non decolla del tutto la ripresa de Il trovatore in scena in queste settimane alla Royal Ballet and Opera di Londra. L’allestimento, firmato da Adele Thomas è una co-produzione con l’Opera di Zurigo, dove aveva debuttato a ottobre del 2021, per poi approdare a Londra a giugno del 2023. Ritorna ora al Covent Garden con due cicli di recite e cast differenti, un primo a cavallo tra febbraio e marzo e un secondo a luglio, in chiusura di stagione. Se la produzione continua a non convincere, nonostante qualche momento efficace e piacevole esteticamente, è la compagnia di canto a non saper valorizzare appieno il titolo verdiano.
La direzione precisa di Giacomo Sagripanti, al netto di qualche eccesso di cautela in alcuni frangenti dove sarebbe servito forse un po’ più di fuoco, si apprezza dall’altro lato per la misura, oltre che per la ricerca del dettaglio e del giusto colore orchestrale. Un’esecuzione rispettosa che non banalizza lo spartito. Nella concertazione, sceglie tempi per lo più distesi supportando i cantanti nelle loro scelte e dirigendoli con attenzione dalla buca. La direzione prende poi slancio, fluidità e maggiore ricchezza di contrasti nel terzo atto. Ottima per espressività e intenzione musicale anche la prova del coro diretto da William Spaulding.
Veniamo alla compagnia di canto impegnata in questo primo ciclo di recite. Michael Fabiano aveva debuttato il ruolo di Manrico al MET di New York nell’autunno dello scorso anno. Ha ottima proiezione, chiarezza di dizione e varietà nell’uso delle dinamiche, oltre a possedere anche il physique du rôle e il giusto slancio per Manrico. Tuttavia la difficile coesistenza della dimensione lirica e di quella eroica appare sbilanciata verso la prima. Intona con gran gusto “Ah sì, ben mio”, il numero forse più applaudito della serata, meritatamente. Quando arriva la temuta “Di quella pira”, esordisce con la giusta spavalderia e cura dell’accento ma la cabaletta si risolve in un anticlimax, quando il tenore tentenna preoccupato sul finire prima di provare quel famoso Do non scritto, con scarsa fortuna e ormai pienamente coperto dall’orchestra. Ben resi invece i duetti con Leonora e Azucena.
Non convince appieno neanche Rachel Willis-Sørensen, che canta il ruolo di Eleonora con buona qualità lirica, ma senza ammaliare davvero con le possibilità del fraseggio e le qualità belcantistiche della linea di canto: si impegna nell’uso delle mezzevoci e delle dinamiche, ma senza particolare magia o dolcezza nella resa complessiva. Emissione, uso del vibrato e intonazione non risultano sempre ben controllate e qualche acuto viene spinto di forza. Non pulitissime le agilità della cabaletta “Tu vedrai”. Ci ha convinto di più nei momenti d’insieme, soprattutto nel duetto con Manrico “L’onda de’ suoni mistici”.
Aleksei Isaev, come Conte di Luna, avrebbe anche un tono potenzialmente aristocratico ma la sua esecuzione è penalizzata da eccessiva staticità, poca credibilità nel rendere il trasporto amoroso per Leonora e qualche ingolatura negli acuti. L’Azucena di Agnieszka Rehlis si apprezza per tenuta complessiva e controllo del suo strumento, ben esteso e omogeneo; non ci sembra un vero mezzosoprano drammatico in grado di far tremare con i suoi gravi una sala grande come quella del Covent Garden, ma ha comunque una bella pasta di voce e le va dato adito di non averci reso un’Azucena sbragata o ancor peggio volgare. Dimostra poi una bella sensibilità in “Ai nostri monti ritorneremo”. Se è Azucena il vero motore dell’azione dell’opera nella concezione verdiana, la zingara rimane relativamente in disparte in questa produzione, mentre la regia assegna un ruolo chiave a Ferrando, in scena per la maggior parte della durata dell’opera, come narratore/osservatore/complice dal carattere sospeso tra l’inquietante, il demoniaco e il compiaciuto. Compito ben svolto da Riccardo Fassi, che in questa produzione spicca fra tutti per presenza scenica e sforzo atletico, così impegnato a salire e scendere per la scalinata, oltre che entrare e uscire dalle botole dell’impianto scenico. La voce è morbida e flessibile, il timbro piacevolmente scuro, la dizione sempre chiara.
A una seconda visione, confermiamo le riserve su questa produzione firmata da Adele Thomas e ripresa per l’occasione da Simon Iorio. Un Trovatore tra il fantasy /favolesco medievale e il grottesco, dove una cruda storia di vendetta sfocia di continuo nel tragi-comico e in un’ironia dark che può sfociare nella risata fuori luogo. L’impianto estetico dell’allestimento è ispirato ai quadri di Bosch, con le sue visioni surreali e infernali. Annemarie Woods firma scene e costumi. La scenografia è principalmente fissa e consiste di una grande scalinata incorniciata, al di sopra del quale campeggia la scritta “mi vendica”, rimando alla vendetta ricercata da Azucena, che troverà l’epilogo nell’esclamazione finale “Sei vendicata, o madre”. Al termine della scala, sul palcoscenico, si aprono delle botole da cui entrano ed escono i soldati e Ferrando. Costumi e trucchi si ispirano al mondo del fantasy medievale e lo fanno egregiamente. Stravagante il costume dorato a sbuffo del Conte di Luna (aggiunta londinese, visto che a Zurigo si era optato per un costume rosa molto improbabile), mentre bellissimo uno dei costumi indossati da Leonora, dai toni turchesi sgargianti. Azucena è invece praticamente vestita di stracci e gli zingari sembrano indossare dei pigiamoni a strisce. I movimenti coreografici di Emma Woods interessano principalmente le masse in scena (soldati, religiose, zingari ecc.), sempre oscillando tra il grottesco e quell’impacciato da cartone animato che causa un’ilarità che finisce per banalizzare il carattere drammatico dell’opera. Se all’inizio infatti, l’idea può far sorridere, alla lunga tutto questo stufa e il continuo movimento in scena (su e giù per la scalinata, probabilmente un vero incubo per cantanti e coro) finisce per distrarre dalla musica. Abbiamo invece apprezzato nuovamente l’uso intelligente delle luci (Franck Evin) che ha aggiunto poesia e drammaticità ai momenti liricamente più intensi del terzo e quarto atto. Applausi al termine, anche se non tra i più calorosi che ricordi, hanno accolto tutti gli interpreti. 




Royal Ballet and Opera – Stagione 2024/25
IL TROVATORE
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvatore Cammarano
e Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi
Il Conte di Luna Aleksei Isaev
Leonora Rachel Willis-Sørensen
Azucena Agnieszka Rehlis
Manrico Michael Fabiano
Ferrando Riccardo Fassi
Ines Valentina Puskás
Ruiz Ryan Vaughan Davies
Un vecchio zingaro Dominic Barrand
Un messo Andrew O’Connor
Orchestra e coro della Royal Opera
Direttore Giacomo Sagripanti
Maestro del coro William Spaulding
Regia Adele Thomas ripresa da Simon Iorio
Costumi e scene Annemarie Woods
Luci Franck Evin
Coreografie Emma Woods
Drammaturgia Beate Breidenbach
Co-produzione della Royal Ballet and Opera
con l’Opera di Zurigo
Londra, 26 febbraio 2025

