È la terza volta, dal 2016, che la regia creata da Giorgio Gallione per La traviata viene riproposta al Teatro Carlo Felice di Genova. Allestimento lugubre e funereo, che non a tutti piacque allora e non piace ancor oggi. Eppure, al di là di certe incongruenze sciocche (Violetta dice ai suoi ospiti “Miei cari, sedete”, nonostante il palcoscenico sia assolutamente privo di sedie o divani) oppure irritanti (non ha alcun senso che Alfredo entri in scena durante il “Sempre libera” di Violetta, distruggendo in tal modo l’effetto di allucinazione psichica genialmente voluto da Verdi), questa regia ti si imprime dentro, proprio per il suo insistere sulla dimensione funebre che segna l’esecuzione fin dal suo Preludio iniziale. Idea non nuova, già prevista da Zeffirelli nel 1964 per il Teatro alla Scala, ma comunque intrigante. Lo stagliare in modo così drammatico la vicenda a partire dal celeberrimo brindisi del Primo Atto trova, inoltre, assoluta corrispondenza nella bella direzione d’orchestra di Renato Palumbo, che sostituisce al lirismo di certe celebri esecuzioni una estenuata mestizia, pur non rinunciando a momenti di frenetica sovreccitazione, come nella bellissima scena in casa di Flora, forse il momento più elettrizzante della serata genovese. Peccato che il direttore non esegua la partitura integralmente e si adagi sui così detti “tagli di tradizione” nella ripresa delle arie e delle cabalette.
La concertazione di Palumbo può, del resto, contare su cast vocale adeguato. Francesco Meli ha nel personaggio di Alfredo Germont il suo ruolo verdiano d’elezione. Il tenore ligure è magnifico per la sua capacità di alternare i piani ai forti, esibita già dal “Libiamo ne’ lieti calici” iniziale, identificando in tale polarità un preciso tratto caratteriale di Alfredo. Eccellente anche nel duetto con Violetta al primo atto (raramente si sente accentare con tale proprietà “Un dì felice, eterea”), si prodiga in una “scena della borsa” con giusta drammaticità. Stranamente, meno significativa appare la sua esecuzione dell’aria del secondo atto “De’miei bollenti spiriti”, nonostante la buona esecuzione degli acuti previsti.
Al suo fianco Carolina Lòpez Moreno è una Violetta bellissima a vedersi e fondamentalmente adeguata alle difficoltà vocali della parte. Il suo colore vocale non pare troppo significativo e caratterizzato, ma la cantante boliviana-albanese può vantare un ottimo uso dei pianissimi anche in zona acuta. Splendida quindi l’esecuzione di “Alfredo, Alfredo” che apre il concertato e il “Dite alla giovane” nel duetto con Germont padre. Le sue agilità non sono certo memorabili, ma la cantante si difende bene anche nel temibile “Sempre libera” per la sua capacità di variare la ripresa, dapprima sicura e sfrontata e in seguito incerta e smarrita. Roberto Frontali, nel ruolo di Giorgio Germont, appare un poco affievolito rispetto a recenti esibizioni, ma usa con scaltrezza le sue notevoli doti di fraseggiatore per tratteggiare un padre sì affranto, ma anche ipocritamente mansueto e spietato nello spingere Violetta al sacrificio. Frontali canta del resto molto bene “Di Provenza il mar, il suol”, alternando affetto paterno a rabbia repressa, guadagnandosi scroscianti applausi a scena aperta. Buona le prestazioni del coro e dell’orchestra del Carlo Felice, funzionale l’esecuzione di tutti i comprimari.
Teatro gremitissimo in ogni ordine di posto e ottima l’accoglienza del pubblico a fine serata. 




Teatro Carlo Felice – Stagione 2024/25
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
dal romanzo La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valery Carolina López Moreno
Flora Bervoix Carlotta Vichi
Annina Chiara Polese
Alfredo Germont Francesco Meli
Giorgio Germont Roberto Frontali
Gastone Roberto Covatta
Barone Douphol Claudio Ottino
Marchese d’Obigny Andrea Porta
Dottor Grenvil Francesco Milanese
Domestico di Flora Loris Purpura
Giuseppe Giuliano Petouchoff
Commissionario Filippo Balestra
Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova
Direttore Renato Palumbo
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Giorgio Gallione
Scene e costumi Guido Fiorato
Coreografie DEOS
Luci Luciano Novelli
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Genova, 12 gennaio 2025

