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Firenze, Teatro del Maggio – War Requiem

Il 14 novembre 1940 la Luftwaffe bombarda pesantemente la città inglese di Coventry, distruggendo quasi del tutto anche la cattedrale gotica, di cui restano in piedi solo il campanile e le mura dell’abside, che in breve tempo diventeranno il simbolo della distruzione e della barbarie della guerra. Accanto a questi resti viene costruita, tra il 1956 e il 1962, una nuova cattedrale in stile moderno: per la sua consacrazione viene commissionato un Requiem a Benjamin Britten, il compositore inglese più noto dell’epoca.

Britten, pacifista convinto e obiettore di coscienza, si lancia a capofitto nella composizione che viene eseguita per la prima volta in occasione della cerimonia di consacrazione il 30 maggio 1962. Il War Requiem non è una messa funebre tradizionale: il canonico testo latino si interseca con poesie scritte da Wilfred Owen durante il primo conflitto mondiale, in una giustapposizione che non è solo testuale ma anche musicale: la parte in latino infatti è affidata a un organico sinfonico tardo romantico, a un coro, un coro di voci bianche e a un soprano, mentre i testi di Owen sono cantati da un tenore e un baritono accompagnati da una orchestra da camera, in una dimensione più intima e prossima al modello liederistico. Britten modella infatti i ruoli vocali per le voci di Galina Vishnevskaya, Peter Pears e Dietrich Fischer-Dieskau, protagonisti della storica incisione Decca che rimane uno dei dischi di musica classica contemporanea più venduti. La scelta del compositore si deve sia alle caratteristiche vocali dei tre interpreti, sia alla loro provenienza: URSS, Regno Unito e Germania, le tre nazioni europee che si erano maggiormente combattute durante la Seconda guerra mondiale e che all’inizio degli anni ‘60 continuano a essere in rapporti non del tutto amichevoli. Non a caso, a Galina Vishnevskaya le autorità sovietiche negano il visto per esibirsi alla prima del War Requiem, costringendo Britten a sostituirla con Heather Harper (il permesso viene invece concesso per la successiva registrazione).

Dato l’ingente organico necessario per eseguirlo (orchestra, orchestra da camera, coro, coro di voci bianche e tre solisti), non sorprende che questo Requiem appaia di rado nelle stagioni concertistiche, italiane e non solo, ma che in un festival come quello del Maggio Musicale Fiorentino trovi una sua cornice ideale. Considerato che si tratta di una partitura monstre e di non facile esecuzione, stupisce la scelta di affidare le redini dell’operazione a un giovane direttore come Diego Ceretta, che tuttavia dimostra di saper vincere una sfida del genere con apparente facilità. Il suo è un approccio quasi guerresco e “militare”, sia per la precisione geometrica con cui scompone le cellule musicali, sia per i tempi incalzanti scelti anche nei passaggi più lirici. Tuttavia, il direttore non si abbandona mai alla ricerca di sonorità marcatamente novecentesche, ma ricerca sempre un approccio tardo-romantico, fatto di suoni cesellati e dispiego delle melodie. Ceretta dimostra inoltre di avere una buona visione di insieme e di saper coordinare tutte le componenti coinvolte, dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in forma smagliante, ai solisti della compagine da camera espressi dall’Orchestra Toscana, che offrono una prova in crescendo durante i loro interventi con i solisti. Il Coro, preparato da Lorenzo Fratini, firma una delle sue prove più alte in questa partitura e si distingue per compattezza, timbro e fraseggio, così come il Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino ben distilla i suoi interventi stranianti fuori scena.

La scelta dei solisti cerca di rispettare, almeno nelle nazionalità, le volontà di Britten. Elizaveta Shuvalova esegue la parte del soprano con sicurezza, dimostrandosi a suo agio in tutta la tessitura. La voce sa imporsi con autorità ma è dotata di un timbro morbido che trova piena espressione nel Lacrimosa. Ian Bostridge si dimostra ancora una volta un grande esperto di questo repertorio. La voce è perfetta per questo titolo, sia dal punto di vista del volume che da quello puramente tecnico, e si apre a tutte le screziature e sfumature possibili per interpretare il testo di Owen, con un picco particolare nell’Agnus Dei. Assai intensa anche la prova del baritono Dietrich Henschel, grazie a una voce di bella grana, che sa esprimersi in accenti ora autoritari ora sognanti. A lui e a Bostridge si deve infatti uno dei vertici emotivi della serata: “Strange meeting”, nella sezione conclusiva del Libera me, in cui i racconti della poesia di Owen si fanno vividi grazie alle loro interpretazioni.
L’esecuzione di un pezzo del genere difficilmente può lasciare indifferenti e viene infatti salutata dal folto pubblico in sala con grande entusiasmo.

87° Festival del Maggio Musicale Fiorentino
WAR REQUIEM
Op. 66 per soli, coro misto, coro di voci bianche,
orchestra e orchestra da camera su testi tratti
dalla Missa pro defunctis e dalle poesie di Wilfred Owen
Musica di Benjamin Britten

Soprano Elizaveta Shuvalova
Tenore Ian Bostridge
Baritono Dietrich Henschel

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Orchestra della Toscana
Coro di voci bianche dell’Accademia
del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Diego Ceretta
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Maestra del coro di voci bianche Sara Matteucci

Firenze, 3 maggio 2025

 

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