Il Teatro del Maggio torna alle stagioni coincidenti con l’anno solare (infatti si conosce il programma fino a dicembre) e inaugura questo 2025 con una ripresa direttamente dall’era Pereira. Torna quindi per la terza volta sul palco del Maggio il Rigoletto secondo Davide Livermore, nato durante la pandemia nel febbraio 2021 per lo streaming e poi ripreso alla fine di quell’anno quando le sale tornarono a pieno regime. Non era uno spettacolo bello allora e non lo è neanche in questa ripresa, curata per la regia da Stefania Grazioli, perché va bene ambientarlo nei bassifondi della malavita newyorkese come già aveva fatto Jonathan Miller in altra sede, però servirebbe un tentativo di far quadrare i conti drammaturgici dato che già nella seconda scena del primo atto tornano ben poche cose. Alcuni esempi sono il rapimento di Gilda che avviene direttamente nella lavanderia che è anche casa di Rigoletto, il quale si premura che non entri nessuno ma poi trova del tutto naturale che i cortigiani siano venuti lì dentro a rapire la sposa di Ceprano, oppure tutto il terzo atto ambientato in un night club art-déco cittadino anche piuttosto frequentato, dove non si sa perché il Duca debba rimanere a dormire se imperversa un temporale. Concettualmente poi non riesce a decidere tra realismo e simbolismo, per cui la risultante è un pasticcio in cui si saccheggiano idee già avute da altri (ci sono anche tante idee prese dal vituperato allestimento parigino di Claus Guth) e si mischiano in un risultato francamente poco interessante. I singoli sono lasciati molto alle loro capacità e anche quando sono diretti, fanno un Rigoletto convenzionale travestito da finta avanguardia. Come già segnalato nelle precedenti recensioni relative a questo allestimento, qualche idea e qualche immagine interessante non mancano, ma rimane uno spettacolo che si potrebbe tranquillamente mandare in soffitta.
Musicalmente Stefano Ranzani opta per una lettura funzionale allo svolgimento del dramma e al servizio delle voci. I tempi sono piuttosto accomodanti (talvolta anche troppo, come nel primo atto), e il direttore punta a dare forza al dramma attraverso la tinta e l’attenzione al particolare, risultato ottenuto grazie a una Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino compatta e in splendida forma. Lo stesso si può dire del Coro, qui in formazione unicamente maschile, preparato ottimamente da Lorenzo Fratini, che si dimostra preciso e ben calibrato in ogni suo intervento.
Il cast assemblato è buono con ben due elementi di spicco. Il primo è il Rigoletto di Daniel Luis de Vicente, attore credibilissimo e interprete ancora più convincente. Lo strumento, anche se dotato di un timbro non eccessivamente personale, è ampio e omogeneo e trova notevole sfogo in zona acuta. La cosa che colpisce di più è però il fraseggio curatissimo per cui ogni nota assume una valenza drammatica assai potente. Incredibile a tal proposito la differenziazione di ogni “La ra” nella scena del secondo atto, in cui il baritono riesce a conferire al personaggio tutta la sua statura tragica, sospeso tra la maschera beffarda e la tragedia interiore data dall’amore di padre.
Gli tiene testa una Gilda di alto livello come Olga Peretyatko, che dimostra di avere tutte le carte in regola per interpretare ancora questo personaggio, a partire da una vocalità che non ha perso freschezza, sostenuta da una buona proiezione, e che trova i suoi punti di forza nel registro medio-acuto. Colpiscono poi la musicalità e il fraseggio, tanto che “Caro nome” splende di una luce tutta sua e nel finale distilla pianissimi e messe in voce con estrema facilità.
Più convenzionale appare Celso Albelo come Duca di Mantova. La vocalità è generosa ma piuttosto monocorde, e anche se parte di rimessa con un “Questa o quella” corretto ma non entusiasmante, la sua prestazione migliora nel corso della recita, soprattutto quando lo strumento può sfogarsi in zona acuta come nella cabaletta “Possente amor mi chiama”.
Alessio Cacciamani è uno Sparafucile dal timbro chiaro, ma che fornisce una interpretazione apprezzabile. Eleonora Filipponi è una Maddalena sicuramente sensuale, con una voce dal bel colore scuro ma che non sempre si trova a pieno suo agio nella scrittura. Ottimo invece per vocalità e fraseggio è il Monterone di Manuel Fuentes. Apprezzabili e ben assortiti risultano inoltre i personaggi di contorno come la schietta Giovanna di Janetka Emilia Hosco, il Matteo Borsa di Daniele Falcone e il Marullo di Yurii Strakhov.
Programmare la prima recita nel tardo pomeriggio di domenica assicura un teatro quasi del tutto pieno e un pubblico attento e partecipe, come dimostrano i numerosi applausi in chiusura dei numeri più noti. Alla fine si sancisce un gran bel successo, con particolare entusiasmo per Peretyatko e vere e proprie ovazioni per de Vicente. 




Teatro del Maggio – Stagione 2025
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Duca di Mantova Celso Albelo
Rigoletto Daniel Luis de Vicente
Gilda Olga Peretyatko
Sparafucile Alessio Cacciamani
Maddalena Eleonora Filipponi
Giovanna Janetka Emilia Hosco
Il Conte di Monterone Manuel Fuentes
Marullo Yurii Strakhov
Matteo Borsa Daniele Falcone
Il Conte di Ceprano Huigang Liu
La Contessa di Ceprano Letizia Bertoldi
Un usciere Egidio Massimo Naccarato
Un paggio della Duchessa Aloisa de Nardis
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Stefano Ranzani
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Davide Livermore
Ripresa da Stefania Grazioli
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
ripresi da Gian Maria Sposito
Luci Antonio Castro
riprese da Fabio Rossi
Proiezioni D-Wok
Assistente movimenti coreografici Elena Barsotti
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 16 febbraio 2025

