Affresco della gioventù per antonomasia, La bohème di Giacomo Puccini dovrebbe, in teoria, trovare la sua massima espressione quando viene interpretata da giovani, o da chi conserva ancora fresco il ricordo di una vita vissuta con leggerezza e passione bruciante al tempo stesso. In questi termini, infatti, si è recentemente espresso Martijn Dendievel, classe 1995, nella ripresa dello spettacolo di Graham Vick a Bologna, firmando una direzione bruciante, teatrale e in perfetta sintonia con la parte scenica.
Anche il Teatro del Maggio riprende uno spettacolo di qualche anno fa firmato da Bruno Ravella, visto per la prima volta nel 2017, e ne affida le redini musicali al ventinovenne Diego Ceretta, al suo debutto operistico in questo teatro dopo il successo ottenuto pochi mesi fa con il War Requiem di Britten. Ceretta governa con sapienza l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, che risponde sostanzialmente compatta. Il direttore ottiene dalla compagine un suono cristallino e cangiante, mettendo in evidenza i vari temi strumentali, anche quelli più nascosti e che spesso si perdono nel fluire del discorso musicale pucciniano. Tutto ciò è possibile anche grazie a una evidente dilatazione dei tempi, soprattutto nelle distensioni liriche, tanto che in questo Puccini sembra di leggere in filigrana ora Wagner (in particolare Parsifal), ora il Pelléas di Debussy. Ne deriva una scarnificazione sonora e una direzione estremamente analitica nell’evidenziare le diverse cellule musicali della partitura, come se questa Bohème fosse uno schizzo impressionista da assaporare con fin troppa calma. Talvolta il dramma risulta arricchito da questa visione (gli archi della scena di Benoît non erano mai sembrati così sensuali e irridenti), ma più spesso la teatralità serrata dell’opera risulta prosciugata e viene meno la spontaneità della musica: la lentezza, insomma, oltre ad apparire noiosa, finisce per essere un virtuosismo, come a voler dimostrare una profondità che dovrebbe venire naturale e non costruita a tavolino.
Non tutti nel cast recepiscono questo respiro sinfonico della bacchetta (anche l’orchestra sbaglia in modo evidente qualche attacco), che talvolta dovrebbe anche dare loro maggiore supporto. Chi si trova più a suo agio in questa lettura è sicuramente Carolina López-Moreno nel ruolo di Mimì. La sua tendenza ad allungare le frasi il più possibile trova qui massima compiutezza, mettendo in evidenza una notevole tenuta di fiati e una linea omogenea, anche perché la tessitura del ruolo ben si adatta alle sue caratteristiche vocali. Qualche acuto risulta leggermente tirato e le dinamiche non sempre tecnicamente ineccepibili, ma nel complesso il soprano disegna un personaggio convincente. Piero Pretti dimostra indubbia maestria nel sostenere questi tempi dilatati. Il suo Rodolfo, non più giovanissimo nell’aspetto, è vocalmente ineccepibile e preciso in ogni passaggio, grazie a un timbro luminoso e a una voce corposa e duttile, che si piega a un fraseggio notevolmente accurato.
Mariam Battistelli disegna una Musetta spumeggiante quanto basta, ma capace anche di piegarsi agli accenti più intimi. La voce, di bel timbro, risulta corposa nei centri e svettante in acuto, e trova pieno sfogo nel valzer del secondo atto. Danylo Matviienko, nei panni di Marcello, parte di rimessa con un legato e un’intonazione perfettibili per poi assestarsi e dare sfoggio di una voce ben proiettata, arrivando a delineare un personaggio credibile e a tenere testa al Rodolfo di Pretti.
Manuel Fuentes dona la sua vocalità scura e corposa al personaggio di Colline, eseguendo con apprezzabile accento e bel fraseggio una “Vecchia zimarra” che strappa anche un convinto applauso a scena aperta. Matteo Loi si distingue per lo strumento chiaro e ben proiettato con cui tratteggia uno Schaunard convincente già dal racconto del pappagallo. Apprezzabili anche Davide Sodini nel doppio ruolo di Benoît e Alcindoro e Alessandro Lanzi, che dona il giusto squillo agli interventi di Parpignol.
Inappuntabile infine il Coro del Maggio Musicale Fiorentino nei complessi interventi del secondo atto, così come il Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, ben preparato da Sara Matteucci.
Lo spettacolo, come già accennato, è quello firmato da Bruno Ravella già visto più volte su questo palcoscenico. Si conferma ancora una volta un allestimento ben confezionato, che sposta l’azione in una Belle Époque avanzata, connotata con cura dalle scene di Tiziano Santi, che nella loro semplicità disegnano perfettamente gli ambienti, e dai costumi di Angela Giulia Toso. In questo impianto sostanzialmente tradizionale, è da lodare la ripresa della regia a cura di Stefania Grazioli, che costruisce con sapienza i rapporti tra i personaggi e cura la recitazione dei singoli nei minimi dettagli tra scene e controscene. Talvolta affiora qualche posa operistica scontata, ma nel complesso la regia fluisce agile e spigliata, con una naturalezza che quasi mancava persino al debutto della produzione, e fa dimenticare anche quei piccoli intoppi scenici della prima, come il fondale che cala male sulla scena della soffitta alla fine del primo quadro.
Il folto pubblico della prima dimostra di gradire lo spettacolo, e tributa applausi convinti alla fine dei numeri canonici. Alle chiamate finali si registra un vivo successo per tutti con punte di entusiasmo per Battistelli, López-Moreno e Ceretta. 




Teatro del Maggio – Stagione 2025
LA BOHÈME
Opera in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini
Mimì Carolina López-Moreno
Musetta Mariam Battistelli
Rodolfo Piero Pretti
Marcello Danylo Matviienko
Schaunard Matteo Loi
Colline Manuel Fuentes
Benoît/Alcindoro Davide Sodini
Parpignol Alessandro Lanzi
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia
del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Diego Ceretta
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Maestro del Coro di Voci bianche Sara Matteucci
Regia Bruno Ravella
Ripresa da Stefania Grazioli
Scene Tiziano Santi
Costumi Angela Giulia Toso
Luci D. M. Wood
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 20 dicembre 2025

