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Firenze, Teatro del Maggio – Der junge Lord

Nel 2026 ricorrerà il centenario della nascita di Hans Werner Henze (nato a Gütersloh, in Nordrhein-Westphalia il 1° luglio 1926 e morto a Dresda nel 2012), uno dei compositori tedeschi più acclamati del secondo dopoguerra, che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Italia. Se opere come The Bassarids compaiono con discreta frequenza sui palcoscenici importanti (si ricordano la produzione romana del 2015 e quelle di Salisburgo e della Komische Oper di Berlino del 2018), ve ne sono altre che ancora faticano a imporsi sulle scene e Der junge Lord, composta tra 1963 e 1965, è sicuramente una tra queste. La prima si tiene alla Deutsche Oper di Berlino il 7 aprile 1965, diretta da Christoph von Dohnanyi, con un cast che comprende nei ruoli principali Loren Driscoll, Edith Mathis e Patricia Johnson. Il titolo ottiene inizialmente un discreto successo e approda a Roma nel dicembre dello stesso anno in traduzione ritmica di Fedele D’Amico, diretta dallo stesso Henze e con Fedora Barbieri e Maria Chiara tra gli interpreti. Dopo di allora più nulla, un po’ per snobismo accademico nostrano, che considera anche solo un accenno di tonalità come una debolezza da condannare, un po’ per l’impegno che un teatro deve affrontare per mettere in scena un titolo del genere, anche solo per radunare il nutrito cast richiesto per una partitura così complessa da eseguire. Allestire un titolo del genere è quindi impresa da festival e il Maggio Musicale Fiorentino fa il suo dovere proponendo per la prima volta in Italia la versione originale in lingua tedesca dell’opera, affidando il nuovo allestimento a Daniele Menghini, uno dei registi emergenti più discussi di oggi.

Der junge Lord, come molte opere di Henze, si basa su un libretto teatralmente ben congegnato, firmato da Ingeborg Bachmann, che adatta una fiaba romantica di Wilhelm Hauff. Nel 1830, una placida cittadina tedesca, Hülsdorf-Gotha, viene sconvolta dall’arrivo di un lord inglese che si distingue subito per i modi eccentrici e per il rifiuto sistematico di ogni incontro mondano con i notabili del luogo, che si fanno sempre più curiosi e irritati, finché un giorno Lord Edgar non presenta in società il nipote, Lord Barrat, che ammalia tutti con maniere ancora più peculiari; nel finale si scoprirà che il nipote non è altro che una scimmia ammaestrata, e a quel punto la provincialità degli abitanti di Hülsdorf-Gotha apparirà in tutta la sua evidenza.

Data la materia così intrinsecamente teatrale, un regista bravo ha il compito facilitato: basta avere idee chiare e saperle mettere in scena. Daniele Menghini dimostra di saperlo fare in modo egregio. Il suo spettacolo racconta tutto con perfezione didascalica – ideale quando il titolo è così poco noto – ma riesce allo stesso tempo a introdurre un tocco personale simbolico, facendo procedere di pari passo dato musicale e azione scenica. Mantiene l’atmosfera Biedermeier, caricandola talvolta con dettagli quasi steam-punk, e aggiunge elementi grotteschi che ben rendono l’estraniamento dei personaggi della cittadina: mirabile, a tal proposito, l’entrata del Segretario di Sir Edgar che si presenta in una ampia gonna rosa, un tocco di femminilità, sicuramente eccentrico, che evidenzia subito la distanza tra la corte di Sir Edgar e il borgo. Non è un caso che anche Lord Barrat si presenti con una gonna di tulle al suo debutto in società, ed è proprio questo l’elemento eccentrico che tutti gli uomini finiranno per copiare nel ricevimento finale in casa della Baronessa, finché la rivelazione della vera identità di Lord Barrat non svelerà anche in modo concreto la prigione mentale che accomuna tutti i personaggi. Menghini riesce anche a sottolineare la loro provincialità con un semplice dettaglio: quando Jeremy, il cuoco moro di Sir Edgar, si presenta a casa della Baronessa, questa gli offre il tè in bustina e lui accetta ma sostituisce prontamente la bustina con le foglie sfuse; un tocco geniale che sottolinea quanto siano posh Sir Edgar e il suo entourage rispetto alla provincia tedesca.
Lo spettacolo funziona anche grazie al team con cui Menghini lavora. Si segnalano le bellissime scene di Davide Signorini – un sistema di quinte monocrome che suggeriscono le architetture e permettono cambi rapidi – i costumi eccentrici di Nika Campisi e le luci di Gianni Bertoli.

Musicalmente siamo di fronte a un compositore che, dopo aver frequentato la Darmstadt delle avanguardie istituzionalizzate, torna alla tonalità allargata rielaborando anche modelli mozartiani e rossiniani, oltre a quelli più vicini di Richard Strauss e Igor Stravinskij. Il risultato è una partitura mutevole e preziosissima, che Markus Stenz valorizza puntando molto sul ritmo teatrale, senza sacrificare lo slancio lirico dei momenti più distesi. Il direttore si preoccupa inoltre di sostenere il più possibile le voci, che devono spesso confrontarsi con un organico certo non esiguo. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino si dimostra perfetta anche per questo repertorio, regalando un suono ora morbido ora netto, ma mai aspro. Ottime inoltre le compagini corali: il Coro preparato da Lorenzo Fratini e il Coro di voci bianche istruito da Sara Matteucci.

Il cast si dimostra compatto e affiatato. Matteo Falcier affronta con facilità l’impervio ruolo tenorile di Lord Barrat, il giovane lord del titolo che canta solo nel secondo atto. Il tenore si muove con sicurezza in una scrittura che insiste costantemente nella zona acuta e dimostra anche di essere particolarmente disinvolto nelle vesti della scimmia. Levent Bakirci disegna un segretario di Sir Edgar assai centrato, grazie a una voce baritonale aspra ma molto espressiva. Antonio Mandrillo risulta a sua volta perfetto nei panni dell’innamorato Wilhelm, con la sua voce tenorile chiara e il canto sempre ben accentato.
Marily Santoro disegna una Luise dimessa nell’indole ma saldamente in controllo dei propri mezzi vocali. Spigliatissima appare invece Nikoletta Hertsak, che spicca nel ruolo di Ida per il suo registro acuto cristallino e sempre a fuoco. Marina Comparato si cimenta nell’impegnativo ruolo della Baronessa, dimostrandosi perfetta dal punto di vista scenico e con una vocalità ideale per il ruolo, anche se manca un po’ di veemenza nei momenti più concitati.
Tra i comprimari spiccano in particolare il Lampionaio di Davide Sodini, grazie alla voce corposa e al bel timbro scuro, e la Cameriera di Letizia Bertoldi. Ben affiatati i quattro cittadini interpretati da Andreas Mattersberger (Il sindaco), Yurii Strakhov (Oberjustizrat Hasentreffer), Gonzalo Godoy Sepúlveda (Ökonomierat Scharf) e Lorenzo Martelli (Professor von Mucker), cui sono affidate varie scene di insieme. Caterina Dellaere disegna una Begonia assai centrata dal punto di vista attoriale, così come assai valide appaiono Ioanna Kykna (Frau von Hufnagel) e Aloisia De Nardis (Frau Oberjustizrat Hasentreffer). Una menzione speciale va ai mimi e a Giovanni Franzoni, che interpreta egregiamente il ruolo muto di Sir Edgar.
Alla prima si registra un folto pubblico, che segue la recita con curiosità e attenzione, per poi esplodere in meritatissimi e prolungati applausi finali, con punte di entusiasmo per Falcier, il direttore e i responsabili della messa in scena.

87° Festival del Maggio Musicale Fiorentino
DER JUNGE LORD
Opera comica in due atti di Ingeborg Bachmann
Musica di Hans Werner Henze

Sir Edgar Giovanni Franzoni
Sein Sekretär Levent Bakirci
Lord Barrat Matteo Falcier
Begonia Caterina Dellaere
Der Bürgermeister Andreas Mattersberger
Oberjustizrat Hasentreffer Yurii Strakhov
Ökonomierat Scharf Gonzalo Godoy Sepúlveda
Professor von Mucker Lorenzo Martelli
Baronin Grünwiesel Marina Comparato
Frau von Hufnagel Ioanna Kykna
Frau Oberjustizrat Hasentreffer Aloisia De Nardis
Luise Marily Santoro
Ida Nikoletta Hertsak
Ein Kammermädchen Letizia Bertoldi
Wilhelm Antonio Mandrillo
Amintore La Rocca James Kee
Ein Lichtputzer Davide Sodini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia
del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Markus Stenz
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Maestra del coro di voci bianche Sara Matteucci
Regia Daniele Menghini
Scene Davide Signorini
Costumi Nika Campisi
Luci Gianni Bertoli
Coreografia Sofia Nappi

Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Prima rappresentazione in Italia in lingua originale
Firenze, 25 maggio 2025

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