Il ritorno in Cavea del Teatro del Maggio per la stagione estiva avviene in una delle serate dal clima più piacevole di questa stagione e con l’arrivo delle nuove poltroncine in legno, le quali rendono l’esperienza sicuramente più confortevole rispetto agli anni passati in cui il pubblico sedeva sui gradoni caldi e duri di areniana memoria (invero il secondo settore è ancora in questa modalità).
Dopo la ripresa del Barbiere di Michieletto lo scorso anno, stavolta il Maggio decide di varare in questo spazio un nuovo allestimento de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti in coproduzione con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, dove si vedrà nella prossima stagione. Il nuovo spettacolo porta la firma di Roberto Catalano, uno dei migliori registi della sua generazione.
Catalano trasferisce l’Elisir in un parco giochi urbano, scegliendo la carta della riambientazione, ma concentrando l’attenzione su un personaggio. Sulle note dell’ouverture, vediamo due bambini giocare felici, finché lui spinge lei giù dall’altalena. Mentre il bambino corre via soddisfatto, la bambina resta a terra mortificata. Un artista di strada, che ha osservato la scena, prova a consolarla porgendole il suo pupazzo preferito, ma lei corre via triste.
Scopriamo presto che quella bambina è Adina e la ritroviamo donna in carriera che lavora negli uffici lì vicino, autoritaria e distante. Durante il primo atto la vediamo prendersi gioco dell’amore, in particolare di Nemorino, che qui è un giardiniere scrupoloso e sognatore. Adina è anche l’unica a non cadere nel tranello teso dall’artista di strada, che si trasforma nel Dottor Dulcamara per vendere il suo magico elisir (in realtà l’acqua della fontanella del parco) promettendo un ritorno alla spensieratezza dell’infanzia. Ma se nel primo atto lei e gli altri si comportano un po’ come siamo soliti vedere in tanti Elisir, nel secondo i suoi atteggiamenti diventano chiari segni di sofferenza: lo si coglie nei versi impacciati della barcarola, nell’imbarazzo di esibirsi in pubblico e nel disagio ad abbandonarsi alle effusioni, anche se solo simulate, con Belcore, una delle guardie che sorvegliano la zona. Solo quando vede Nemorino desiderato dalle altre e indifferente al suo disprezzo, Adina cede e riesce finalmente ad affidarsi a qualcuno. Nel finale ritrova quindi la sua infanzia negata e torna sull’altalena insieme a Nemorino, che la tiene per mano in uno scambio alla pari.
Catalano riesce così nel difficile compito di rendere credibile l’evoluzione di Adina, mentre gli altri personaggi restano in una dimensione più tradizionale, con rapporti fedeli a quelli del libretto di Felice Romani. Ne risulta uno spettacolo frizzante e coinvolgente, sostenuto da trovate comiche ben calibrate, mai eccessive, aiutato in questo anche dalla colorata scena fissa ideata da Emanuele Sinisi, che ben restituisce l’idea giocosa di fondo dell’opera. Catalano dimostra anche stavolta, dopo Falstaff, Il turco in Italia e Il matrimonio segreto, di saper gestire alla perfezione la leggera comicità di queste partiture, riuscendo a coglierne, con pochi gesti e idee mirate, anche la sottile malinconia.
Dal punto di vista musicale, dopo il Barbiere dello scorso anno, Alessandro Bonato torna sul podio e confeziona una direzione levigata, dalle dinamiche calibratissime, che sostiene sempre con attenzione i cantanti, sia nel volume che nelle scelte dei tempi. Ne risulta una direzione di stampo quasi neoclassico, che trova il punto più alto nell’accompagnamento sognante e lunare di “Una furtiva lagrima”. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino suona compatta e limpida, mentre va lodato l’apporto del Coro preparato egregiamente da Lorenzo Fratini, che in questa produzione spicca per ritmo, fraseggio, interpretazione e anche per l’impegno attoriale dei singoli elementi.
Il cast si rivela ben assemblato. Lavinia Bini è una Adina in piena sintonia con la visione di Catalano e rende alla perfezione il personaggio attraverso una recitazione spigliata e un fraseggio molto curato. La voce ha i suoi punti di forza soprattutto nel registro centrale, mentre gli acuti non sempre risultano a fuoco, specie nella seconda parte e nell’aria finale (il che non compromette l’esito di una prova assai buona).
Antonio Mandrillo è un Nemorino piuttosto canonico, con una voce chiara e ben proiettata. Nel complesso la tenuta è buona e l’emissione risulta pressoché omogenea lungo tutta la tessitura, anche se nella salita agli acuti si nota qualche calo di intonazione. Hae Kang è un Belcore centrato, che si distingue per lo strumento ampio e omogeneo, contraddistinto da un bel timbro scuro e una dizione semplicemente perfetta.
Roberto de Candia nei panni di Dulcamara si distingue ancora una volta per la cura del fraseggio, sempre pulitissimo e privo di qualsivoglia superflua caricatura, e per una vocalità florida, omogenea e messa a pieno servizio della resa del personaggio. Aloisia de Nardis è una Giannetta azzeccata che si distingue per il registro acuto svettante, soprattutto nelle scene di insieme.
Il pubblico, numeroso e attento, dimostra di gradire questa produzione, decretando un vivo successo finale per solisti, direttore e team registico. 




Teatro del Maggio – Stagione estiva 2025
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Adina Lavinia Bini
Nemorino Antonio Mandrillo
Belcore Hae Kang
Dottor Dulcamara Roberto de Candia
Giannetta Aloisia de Nardis
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Alessandro Bonato
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Roberto Catalano
Scene Emanuele Sinisi
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Oscar Frosio
Nuovo allestimento in coproduzione con
Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Firenze, 7 luglio 2025

