Dopo tredici anni, la triste e celebre storia d’amore di Giulietta e Romeo e della guerra tra le loro due famiglie torna al Teatro Sociale di Como. Come ultimo titolo operistico viene proposto I Capuleti e i Montecchi, assente dalla città lariana dal settembre 2012, quando inaugurò la stagione lirica con il contrastato (e contestato) allestimento di Sam Brown. Prosegue, così, la messa in scena di composizioni di Vincenzo Bellini, musicista abbastanza presente nei cartelloni comaschi (ricordiamo, negli ultimi anni, La sonnambula nel 2019 e Norma nel 2022, mentre nella prossima stagione toccherà a I puritani).
Nei panni di Giulietta troviamo la giovane Francesca Pia Vitale (inizialmente era prevista Giulia Mazzola), di casa sui più rinomati palcoscenici quali la Scala, l’Opéra de Monte-Carlo, il Massimo di Palermo, il Regio di Torino. La voce è malleabile e di buon peso, dal timbro di puro smalto, emessa con morbidezza e, all’occorrenza, smorzata con dolcezza. Nel recitativo e romanza “Eccomi in lieta vesta […] Oh! Quante volte, oh quante” il soprano esibisce filati madreperlacei, trilli e acuti adamantini, dovizia di colori, una linea di canto levigata, un’intonazione immacolata. Nell’aria del secondo atto, invece, sfoggia una cocente drammaticità, unita a un fraseggio incisivo e a una lodevole fluidità nell’affrontare la tessitura. La presenza scenica avvenente e la recitazione fresca permettono a Vitale di restituire una fanciulla appassionata, malinconica e ricca di pathos, scevra di zuccherosi e languidi bamboleggiamenti.
Vocalità garbata di tinta quasi sopranile, centrata e corposa nelle note alte, avvolgente e sufficientemente scura nei medi, a tratti poco sonora nel registro grave, il mezzosoprano Annalisa Stroppa dipinge con gusto e intensità un Romeo tormentato e giovanile. La cavatina e cabaletta del primo atto “Se Romeo t’uccise un figlio […] La tremenda ultrice spada” sono rese con cautela e con variazioni nella ripresa, venendo in parte a mancare l’impeto richiesto. Convincono maggiormente il duetto d’amore del primo atto e, soprattutto, “Deh! Tu, bell’anima, che al ciel ascendi”, grazie alla dizione sfumata e nitida, all’emissione controllata e polita, al lavoro di bulino sulla parola.
Sin dalla cavatina “È serbata a questo acciaro […] L’amo tanto, e m’è sì cara”, espugnata con passione e baldanza, il Tebaldo di Matteo Falcier si distingue per lo strumento luminoso e omogeneo, che sale facilmente e con disinvoltura a un registro acuto squillante e argentino, nonché per il fraseggiare energico. Il baritono Matteo Guerzè è un Lorenzo sonoro e misurato, dalla voce tornita; il basso cinese Baopeng Wang delinea un Capellio scenicamente protervo, vocalmente tonante e molto scuro, abbastanza curato nella pronuncia.
Fine conoscitore del repertorio belliniano e donizettiano, Sebastiano Rolli propende per una lettura estremamente analitica, precisa e salda, attenta ad agevolare e a mai sovrastare i cantanti in palcoscenico, di adeguato spessore drammatico, venata di eleganza, melanconia e lirismo. Indugiando spesso in tempi ampi e dilatati, ottiene da un’Orchestra I Pomeriggi Musicali in gran spolvero sonorità maggiormente corrusche e marziali in frangenti quali la Sinfonia o il Finale primo, un suono morbido e cesellato nei momenti di languore e delicatezza. Compatto e senza sbavature il Coro OperaLombardia, guidato con mano sicura dal sempre valido Diego Maccagnola.
Lo spettacolo è una coproduzione tra il circuito di OperaLombardia e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Il regista Andrea De Rosa traspone l’ambientazione ai giorni nostri. Le due fazioni dei guelfi e dei ghibellini diventano tifoserie sportive avversarie, con tanto di sciarpe con scritto “Capuleti” e “Montecchi”. In aggiunta, come scrive nelle note di regia, “Approfittando del fatto che il ruolo di Romeo deve essere interpretato da un mezzosoprano, ho deciso inoltre di lasciare le sembianze femminili alla cantante che lo interpreta, senza travestirla da uomo. In questo modo la ribellione contro il grigio assetto sociale basato sulla convenzione, sulla violenza e sul terrore, che oggigiorno si esprimono in forme diverse ma non per questo meno dolorose e laceranti, verrà visto attraverso gli occhi di due ragazze di oggi, di fronte al cui travolgente amore tutto passa in secondo piano, anche l’identità sessuale”. Questa idea di fluidità di genere e di amore queer resta, però, soltanto sulla carta: in concreto e un po’ banalmente, il Romeo-donna emerge solamente quando Annalisa Stroppa, in un paio di occasioni, rimane con indosso una canottiera aderente. A conti fatti, è una regia innocua e nel solco della tradizione, che non osa, alla quale va comunque riconosciuto un buon approfondimento dei singoli personaggi e una movimentazione disinvolta delle masse. L’allestimento è completato dalle scene sobrie e monocromatiche di Daniele Spanò (lastre di marmo grigio bianco venato sorrette da funi d’acciaio, rimando alla tomba, e un imponente cubo dalle pareti dorate), dai costumi semplici e informali di Ilaria Ariemme, dalle luci efficaci di Pasquale Mari.
Teatro quasi esaurito e, al termine, festante successo da parte di un pubblico invero a tratti indisciplinato, con vivide punte di entusiasmo per Vitale, Stroppa, Rolli e Falcier. Alla nostra recita, grazie al progetto OPEN e al sistema Mobile Connect di Sennheiser, è stato possibile rendere accessibile lo spettacolo anche agli spettatori ipoudenti o con deficit visivo e uditivo.
Dopo il debutto bresciano dello scorso autunno e le due repliche comasche, le prossime tappe della tournée saranno Reggio Emilia (24 e 26 gennaio), Cremona (31 gennaio e 2 febbraio) e Pavia (7 e 9 febbraio). Nella città di Volta, l’opera lirica tornerà a giugno con Tosca, titolo previsto per il Festival Como Città della Musica. 




Teatro Sociale – Stagione 2024/25
I CAPULETI E I MONTECCHI
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini
Giulietta Francesca Pia Vitale
Romeo Annalisa Stroppa
Tebaldo Matteo Falcier
Lorenzo Matteo Guerzè
Capellio Baopeng Wang
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro di OperaLombardia
Direttore Sebastiano Rolli
Regia Andrea De Rosa
Scene Daniele Spanò
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Pasquale Mari
Nuovo Allestimento
Coproduzione Teatri di OperaLombardia,
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Como, 19 gennaio 2025
Foto di copertina: Alessia Santambrogio

