Nero è il colore del sangue. Quello che resta sulle mani di Macbeth e della Lady subito dopo l’assassinio di Duncano e non viene via, anzi si rapprende e si inscurisce nel corso della tragedia. Invano cercheranno entrambi di cancellare quelle macchie. What is done cannot be undone, scrive Shakespeare. Il nero del sangue non può essere cancellato. Proprio come il delitto da cui deriva. Nero è anche il colore della notte – metafora dei meandri della psiche dei protagonisti -che si stende sulla vicenda: storia di di ambizione e di potere. Dunque, storia sempre attuale.
Sono alcune delle suggestioni che la regia di Manuel Renga offre alla riflessione degli spettatori del nuovo allestimento di Macbeth di Giuseppe Verdi, in scena al Teatro Verdi di Busseto nell’ambito del Festival Verdi 2025. Uno spettacolo potente, di stringente coerenza, capace di suggerire inedite prospettive da cui osservare cotanto capolavoro. Grazie anche a un mestiere teatrale sicuro, solido, immaginifico nello sfruttare in maniera intelligente l’angusto palco del teatro bussetano. Le scene di Aurelio Colombo (che cura anche gli eleganti costumi, accordati in colori raffinati) sono insieme essenziali ed eleganti, geometriche nel disegnare gli spazi: una passerella abbraccia la buca d’orchestra e porta gli interpreti a un contatto ancor più diretto col pubblico. Una sorta di grande cornice contiene alcuni dei personaggi e si muove verso il proscenio, di volta in volta camera per la Lady, trono per i fraudolenti sovrani, affaccio per spiriti e apparizioni infernali. Velari trasparenti calano sul palco e – complici le luci sempre efficacissime di Emanuele Agliati – creano momenti di indubbia fascinazione. La parola “Vaticinio” aleggia sin dall’inizio e inchioderà Macbeth al suo destino.
Elementi scenici simbolici tessono la trama di un itinerario di senso – certo orrifico nel suo approdo – entro l’incubo che la tragedia racconta: foglie di quercia in metallo, armi, suppellettili. Soprattutto, ciò che attiene al mondo delle streghe – l’altro grande polo tematico dell’opera -: esse vivono immerse in una Natura che è leopardianamente più matrigna che madre, ma pure “magica” e dunque paurosa. Gli uomini tentano di esorcizzare questa Natura e lo fanno attraverso il folclore: ecco così le “misteriose donne” che vestono e agiscono come moderne prefiche, o forse parche, con la loro lugubre presenza; ecco i riferimenti a quei riti arcaici che sopravvivono ancor oggi, nati proprio in connessione con i cicli delle stagioni al fine di allontanare i mali e auspicare copiosi raccolti. Quattro bravissimi danzatori-performer, su coreografie di Paola Lattanzi, offrono un contributo importante alla riuscita dell’insieme, esaltando con la loro agile fisicità la dimensione rituale di alcuni momenti. L’abilità di Renga si coglie anche nel modo in cui muove coro e protagonisti, certo assecondato da una compagnia di canto pronta nel cogliere i suggerimenti e nel complesso adeguata.
Vito Priante è un Macbeth di bella voce chiara, morbida e omogenea, messa a servizio di un’interpretazione fortemente interiorizzata. Un sovrano tormentato e introverso, affiancato da una Lady che ha nello scuro velluto vocale di Marily Santoro uno dei suoi punti di forza: gli altri sono un fraseggio sempre curato e una presenza scenica rilevante. Il loro rapporto è ben costruito sotto il profilo teatrale e culmina in uno straniante valzer nel quale Macbeth trascina la moglie, riluttante, nel corso del finale del secondo atto.
La robusta linea vocale di Adolfo Corrado delinea un Banco di sicura presa sul pubblico, così come il giovane Matteo Roma è un Macduff estroverso, musicale e ben cantato. Ottimi i comprimari, a cominciare dal vibrante Malcom di Francesco Congiu, per continuare con tre validi ex allievi dell’Accademia Verdiana: Melissa d’Ottavi (Dama), Emil Abdullaiev (Un medico) e Matteo Pietrapiana (Domestico, Sicario e Prima apparizione); completa la locandina Caterina Premori (Seconda e Terza apparizione). Apprezzabile il contributo del Coro del Teatro Regio di Parma, istruito dall’ottimo Martino Faggiani.
Chi scrive ha assistito alla prova generale aperta dello spettacolo che, anche a causa dello sciopero del 22 settembre scorso, si presentava come una prova a tutti gli effetti. Così ha spiegato all’inizio il direttore Francesco Lanzillotta, che in più occasioni si è soffermato a commentare alcuni passaggi con i musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana. Compagine di buon livello, quest’ultima, ma che certo può crescere in compattezza, duttilità e nitore sonoro. Dal canto suo, Lanzillotta ha messo la sua notevole intelligenza musicale a servizio di un’esecuzione dove la tinta – per dirla con Verdi – era quella giusta: un colore livido, corrusco, entro un quadro in cui la tensione teatrale era costante, imbrigliata in alcuni momenti di decantazione del sentimento, per poi esplodere possente in altri. Curate sia le dinamiche che il fraseggio, per una lettura di spessore tragico, senza cedimenti all’edonismo e anzi ruvida in certi passaggi. Perfettamente coerente con l’infuocata ispirazione del Verdi del 1847 (questa la versione scelta per l’allestimento bussetano): meno raffinata di quella parigina del 1864, ma forse più incalzante nella sua inesorabile necessità teatrale. 




Festival Verdi 2025
MACBETH
Melodramma in quattro parti
Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
da William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Versione 1847 edizione critica a cura di David Lawton,
The University of Chicago Press e Casa Ricordi.
Prima rappresentazione il 14 marzo 1847
al Teatro della Pergola di Firenze
Macbeth Vito Priante
Banco Adolfo Corrado
Lady Macbeth Marily Santoro
La dama di Lady Macbeth Melissa D’Ottavi*
Macduff Matteo Roma
Malcolm Francesco Congiu*
Un medico Emil Abdullaiev*
Domestico, Sicario e Prima Apparizione Matteo Pietrapiana*
Seconda e terza Apparizione Caterina Premori
*già allievi dell’Accademia Verdiana
Orchestra Giovanile Italiana
Direttore Francesco Lanzillotta
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Manuel Renga
Scene e costumi Aurelio Colombo
Luci Emanuele Agliati
Coreografia Paola Lattanzi
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Busseto, 25 settembre 2025

