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Vienna, Musikverein – Concerto di Capodanno 2024 diretto da Christian Thielemann

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Che Capodanno sarebbe senza il concerto della Wiener Philharmoniker dalla mitica sala del Musikverein? Il tradizionale appuntamento del 1° gennaio trasmesso in mondovisione è il capostipite dei concerti augurali, che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione. D’altronde, quanto avviene a Vienna il 1° gennaio è qualcosa di incomprensibile. Perché una delle più rinomate orchestre del mondo chiama ogni anno uno dei direttori più quotati internazionalmente per presentare in gran pompa un programma di… musiche da ballo dell’Ottocento? Davvero le polka-schnell degli Strauss possono essere il biglietto da visita mondiale di un Paese che ha dato i natali a Mozart, Haydn, Schubert e Mahler?
La risposta, affermativa, è il miracolo viennese di Capodanno, ed è quello che non capiscono le imitazioni anche in casa nostra: Vienna non ha bisogno di esportare il meglio della musica austriaca di sempre, Vienna esporta un’atmosfera di festa leggera e spensierata, come leggere e spensierate erano le feste dell’impero austro-ungarico. È questo clima, questa Gemütlichkeit delle piccole tradizioni, dei piccoli scherzi, che trasforma per un giorno, come Cenerentola, musica sulla carta “minore” in un repertorio degno dei più grandi maestri. Ed è il motivo per cui un coro del Nabucco, a Capodanno, non potrà mai prendere il posto di un valzer di Strauss.

A dire il vero oggi, con la direzione di Christian Thielemann il miracolo si è compiuto solo per metà. Se il direttore tedesco ha mostrato una grande cura nei momenti più sinfonici del concerto, l’esecuzione ha risentito di una certa pesantezza. Poco austriaco e molto prussiano, se vogliamo riassumere in una frase il risultato.
In apertura, il concerto prevedeva la Erzherzog Albrecht-Marsch del compositore boemo Karl Komzák, un brano che attiene più al repertorio delle bande militari austro-tedesche che alla vera e propria musica da ballo viennese. L’interpretazione ne asseconda il carattere marziale, con delle concessioni a un tono più leggero che appaiono solo nel trio. Si rientra nel clima viennese con il valzer Wiener Bonbons di Johann Strauss II dove Thielemann ha subito l’occasione di esercitarsi nei rubati. L’impressione, però, è che il maestro privilegi un andamento metronomico degli accompagnamenti e un fraseggio sempre preciso ma poco vario. Più riuscita la seguente Figaro-Polka, con dei bei giochi di dinamica, ma già dalle prime battute del valzer Für die ganze Welt di Josef Hellmesberger figlio torniamo a sonorità più pesanti. Certo, risaltano meglio, per contrasto, le sezioni più cantabili affidate agli archi, che l’algidissimo Thielemann sembra talvolta seguire con scarsa convinzione. Sia chiaro: non si tratta di una direzione priva di qualità: certi pianissimi sembrano tratti da un’opera di Wagner, con sonorità quasi organistiche. Si ricerca la massima precisione, ma questo comporta che la polka Ohne Bremse di Eduard Strauss non appaia sfrenata come vorrebbe il titolo. Ogni ritornello si ripropone esattamente uguale al precedente: è tutto giusto, per carità, ma sembra sempre mancare qualcosa.

Dopo la pausa si riprende da Johann Strauss II con l’ouverture dell’operetta Waldmeister. La direzione qui si risolleva un po’, con una grande attenzione ai temi, in particolare quando sono presentati in contrappunto, e ai diversi colori orchestrali (bellissimo il passaggio di corni e clarinetti). Funzionano bene anche le sonorità pastorali dell’Ischler Walzer, dove forse Thielemann concede qualche libertà in più, vitale in questo repertorio. E se nella Nachtigall-Polka è mirabile il dialogo tra i violoncelli e il flauto solista, il canto degli uccelli che dà inizio al brano appare ingabbiato nel tempo e nell’articolazione, e l’ingresso dell’orchestra a tutta forza sembra esageratamente pesante. Stesso discorso può farsi, con le dovute modifiche, per la polka seguente, Die Hochquelle di Eduard Strauss. Deliziosa invece la Neue Pizzicato-Polka di Strauss figlio, eseguita dai soli archi in pizzicato con il suolo ausilio, in pianissimo, di un glockenspiel, per la quale Thielemann sceglie uno stile di direzione quasi corale, tracciando con le mani dinamica e agogica.

Il pizzicato degli archi è protagonista anche della Estudiantina-Polka dal balletto Die Perle von Iberien di Hellmesberger, a cui segue il valzer Wiener Bürger di Carl Michael Ziehrer, in cui i momenti di carattere sinfonico sono certo più godibili degli interventi a tutta orchestra dominati dalle percussioni e dagli ottoni. L’omaggio ad Anton Bruckner nel bicentenario della nascita consiste in una quadriglia per pianoforte a quattro mani orchestrata da Wolfgang Dörner, che dà ampio spazio alle diverse sezioni dell’orchestra in ciascuna delle sei parti tradizionali della quadriglia. L’indiavolato galop Glædeligt Nytaar! del compositore danese Hans Christian Lumbye, diretto con un po’ di disinteresse da parte di Thielemann, potrebbe essere un degno finale del concerto, ma prima dei fuori programma tradizionali c’è spazio per un altro valzer di Josef Strauss, Delirien, una sorta di “valzer sinfonico” in cui non possiamo far altro che confermare quanto già detto in precedenza: grandissima cura per i temi che risaltano alla perfezione, ma i fortissimi finali sempre pesanti.

Il primo dei fuori programma è la Jokey-Polka di Josef Strauss, dove uno si aspetterebbe una resa più giocosa e comica, con quei piccoli scherzi tra direttore, orchestra e pubblico così caratteristici del buonumore austriaco, e dove invece le percussioni insolite sono un po’ sprecate in un’esecuzione assai prevedibile. È allora quasi una sorpresa un Bel Danubio blu in cui finalmente Thielemann dimentica certi tempi letargici e si dedica a gestire ogni dettaglio dell’esecuzione, dando evidenza ora a uno ora a un altro tema e controllando il tempo a tal fine. Ne risulta una chiarezza e una leggerezza (anche quando l’orchestra suona fortissimo) che era mancata in tutto il concerto. Certo, è un fluire del Danubio sempre ordinato e un po’ irregimentato (un caustico commentatore spagnolo in live su X osservava che «questo Danubio non scorre: marcia»), ma Thielemann riesce a stupire con una lunghissima pausa prima della ripresa finale del tema prima di concludere con grande eleganza. Si conclude come sempre con la Marcia di Radetzky che giustamente Thielemann omette di dirigere (quanta differenza con i toni bellicosi della marcia di apertura!), dedicandosi invece a segnare il tempo per il battimani del pubblico.
Finisce così il concerto di Capodanno e anche noi, assieme alla Filarmonica di Vienna, estendiamo ai nostri lettori l’augurio: Prosit Neujahr!

Musikverein, Vienna
NEUJAHRSKONZERT
Musiche di K. Komzák, J. Strauss II, J. Hellmesberger (figlio),
E. Strauss, C. M. Ziehrer, A. Bruckner, H. C. Lumbye, J. Strauss.

Wiener Philharmoniker
Direttore Christian Thielemann
Vienna, 1 gennaio 2024
Concerto trasmesso da ORF

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