Il festival Vicenza in Lirica, direzione artistica di Andrea Castello, si è aperto al Teatro Olimpico con l’esecuzione dello Stabat Mater di Gioachino Rossini. La musica, cristallina nella forma ma coinvolgente nel contenuto, è stata l’ingrediente principale del successo della serata, grazie anche all’intensa interpretazione degli artisti intervenuti.
Il quartetto vocale, specialmente nell’episodio Sancta Mater, istud agas, ha dimostrato affiatamento, sapendo calibrare le differenti caratteristiche di ciascun esecutore attraverso l’unità delle intenzioni musicali. Ne è risultato un concertato delicato e intimo, in cui le proposte melodiche e le loro risposte ben rappresentavano gli intimi dubbi di chi prega per la propria salvezza. Il tenore, Bryan López González, ha condotto la sua parte con passione e musicalità, restituendo una dimensione di nobile eleganza ai suoi interventi. Simile espressività si è ritrovata nella voce di Ekaterina Gubanova, mezzosoprano, il cui Fac ut portem Christi mortem ha dimostrato tecnica salda nella gestione del fiato, morbidezza nel raggiungere l’acuto, intelligenza nel fraseggio. Una prestazione emozionante si è avuta nel dialogo a cappella Eia, Mater fons amoris fra Riccardo Zanellato, basso, e il coro Iris Ensemble diretto da Marina Malavasi: la solidità di intonazione degli artisti del coro unita alla loro precisione ritmica ha ben sostenuto l’impervia parte del solista, il quale, a sua volta, ha risposto con una voce omogenea nei passaggi di registro e nei salti d’ottava; è indubbio che l’espressività di questo artista nasce anche dalla consapevolezza di uno stile rossiniano proteso verso le novità donizettiane e del primo Verdi. Inflammatus et accensus ha esaltato la vocalità potente del soprano Claudia Pavone: degna di nota è la sua partecipazione emotiva nel dipingere, assieme al coro e all’orchestra, il cenno apocalittico che la sequenza offre a livello testuale e musicale. Ma la sua voce sa piegarsi anche alla delicatezza e alle colorature romantiche del duetto col mezzosoprano Quis est homo, qui non fleret: entrambe le cantanti hanno evocato con sapienza le emozioni celate in una musica olimpica, caratterizzata da un sereno distacco che non si piega a un facile sentimentalismo.
Come già detto, il coro ha gestito in maniera ottimale l’intonazione; soprattutto in Quando corpus morietur, ha dimostrato anche di saper calibrare le dinamiche al servizio delle intenzioni della partitura. Una menzione va fatta alla sezione dei bassi che, nel brano Eia Mater, fons amoris oltre all’espressività, ha saputo trovare un colore di sapore ecclesiastico in linea con le caratteristiche della frase di apertura.
Il maestro Benedickt Sauer ha diretto i gruppi vocali e l’Orchestra dei Colli Morenici con attenzione alle caratteristiche timbriche della partitura; forse in alcuni momenti i tempi staccati non risultavano in linea con la tradizione.
Gli artisti coinvolti hanno fatto un buon lavoro nell’affrontare una partitura in cui armonia, contrappunto e melodia accattivante pur di non facile cantabilità empatizzano col dolore di Maria alla croce e ci restituiscono l’immagine della preghiera per la salvezza. Proprio per questo il pubblico ha reagito con entusiasmo all’esecuzione, acclamando gli interpreti con ovazioni sentite. 




XII Festival Vicenza in Lirica 2024
STABAT MATER
Musica di Gioachino Rossini
Testo di Jacopone da Todi
Soprano Claudia Pavone
Mezzosoprano Ekaterina Gubanova
Tenore Bryan López González
Basso Riccardo Zanellato
Orchestra dei Colli Morenici
Direttore Benedikt Sauer
Coro Iris Ensemble
Maestro del coro Marina Malavasi
Vicenza, Teatro Olimpico, 1 settembre 2024

