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Verona, Teatro Filarmonico – La rondine

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Al termine della festa del primo atto, congedati gli amici, la padrona di casa si abbandona su una poltrona e si sfila le scarpe. No, non è La traviata di Luchino Visconti, con Maria Callas sul palco della Scala. È La rondine di Giacomo Puccini, nella versione registica di Stefano Vizioli, in scena al Teatro Filarmonico di Verona: una scelta che omaggia il mitico spettacolo milanese e che, una volta di più, conferma il legame tra l’opera verdiana e questo capolavoro pucciniano. Lo esplicita nelle note di regia lo stesso Vizioli, che identifica ben tre analogie tra i due titoli: anche Magda, come Violetta, è una cortigiana d’alto bordo che ha “fremiti e nostalgie d’amore puro e devoto”; anche lei si abbandona all’amore per “un provincialotto di media estrazione sociale”. Infine, c’è Parigi come sfondo per le due vicende, “la città dalle mille luci e tentazioni che affascina, stritola, seduce ed inebria nel suo ruolo di popoloso deserto”. Ma c’è anche una differenza fondamentale con Verdi: in Puccini, l’amore vero è solo una chimera per i puri di cuore e Magda non si è riscattata come Violetta, né lo desidera. Alla fine dell’opera, la protagonista rifugge la prospettiva di una quieta vita familiare intorno al focolare domestico, con tanto di commovente benedizione dalla madre di lui, e – complice il piacevole cinismo della cameriera Lisette e del poeta Prunier – ritorna tra le braccia del maturo banchiere Rambaldo. Senza rimpianti? Chissà… la sublime ambiguità della musica offre molteplici soluzioni a tale quesito. Di certo, resta il profilo di un personaggio che, per proteggere la sua vita da un avvenire provinciale, si configura cosciente e moderno. “Torna al nido la rondine e cinguetta”: con queste parole significativamente tratte da La bohème, Puccini dedicò uno spartito de La rondine ad Arturo Toscanini.

Questo, come noto, è il primo finale scritto da Puccini ed è anche quello normalmente eseguito, stante il fatto che altre due versioni, segnate da diverse peripezie, non hanno mai avuto fortuna. La ricerca musicologica ha finalmente reso giustizia a una partitura di straordinaria bellezza, assai raffinata e complessa, esito alto di un Puccini maturo e consapevole delle istanze più recenti della musica novecentesca. Un Puccini che palesa una crescente sfiducia nell’espressione “naturalistica” degli affetti ma che tuttavia non rinuncia a liberare la sua fluente ispirazione melodica, in una ricerca di trasparenza di scrittura che si salda a una vibrante incisività ritmica, utile a dipingere il mondo fatuo che circonda i protagonisti e la loro joie de vivre. Quest’ultimo aspetto, come molti commentatori hanno notato, emerge dal particolare uso dei ballabili da sala suoi contemporanei (e qui si coglie una ulteriore analogia con Traviata, tutta giocata sul ritmo di tre quarti del valzer, in quel momento la danza dell’alta borghesia in Europa). Oltre a valzer e polka, già abituali nel mondo del melodramma, nella Rondine il compositore lucchese fa largo uso anche di tango, fox trot, slow fox e one step. Ritmi utili ad alleggerire ciò che vorrebbe apparire seriamente emotivo e pur tuttavia screziati dalla luce acidula del disincanto.

Difficile quindi il compito del direttore che dovrebbe restituire con leggerezza e sensualità il carattere di danza che anima la partitura, facendola divenire tessuto orchestrale vivo e palpitante, sul quale far fiorire il canto di conversazione e lasciar volare l’empito melodico che sovente Puccini dispiega da par suo. Purtroppo, a Verona, Alvise Casellati non è riuscito nell’intento, limitandosi a una lettura macchinosa, che alterna dense ondate orchestrali a guizzi strumentali che inseguono, senza costrutto e senza coglierne lo slancio, le melodie brevi, stilizzate, flessuose che pur disegnano misteriose geometrie.

Buono invece il cast. A cominciare da una Mariangela Sicilia che unisce convincente presenza scenica a una eccellente musicalità: il timbro, di tornita e delicata luminosità, è piegato a un fraseggio sempre vario e partecipe, il legato è notevole, le smorzature e i pianissimi del registro superiore sono ben proiettati. Al suo fianco, il solido Ruggero di Galeano Salas, dalla linea vocale sufficientemente morbida e sfumata, mentre Eleonora Bellocci, con la sua voce chiara e adamantina, evita sapientemente il rischio di trasformare la sua Lisette in una soubrette querula e fastidiosa. Molto bravo il giovane Matteo Roma nei panni di un Prunier misurato e squisito affabulatore, nelle cui espressioni estetizzanti è facile ravvisare una caricatura di Gabriele d’Annunzio. Gezim Myshketa conferisce a Rambaldo il rilievo che merita grazie a una vocalità morbida e omogenea e a una pregevole presenza scenica. Ottimi tutti i numerosi comprimari: Amelia Hois (Yvette/ Georgette), Sara Rossini (Bianca/ Lolette), Marta Pluda (Suzuki/ Gabrielle), Gillen Munguia (Gobin/ Adolfo), Renzo Ran (Perichaud/ Rabonnier), Carlo Feola (Crebillion/ Maggiordomo). Il coro, istruito da Roberto Gabbiani, si disimpegna con onore nella frastagliata scrittura del secondo atto.

Resta da dire della regia di Vizioli, che è elegantemente e vivacemente didascalica, mentre magnifici sono i costumi di Angela Buscemi. Questi ultimi, insieme alle scene di Cristian Taraborelli, collocano la vicenda in quegli stessi anni Venti in cui l’opera vide la luce. Se le scene risultano complessivamente apprezzabili nel secondo e terzo atto, nel primo, la presenza sul fondo di una enorme riproduzione del Nudo disteso di Amedeo Modigliani suona francamente eccessiva. Efficaci le luci di Vincenzo Raponi e appropriate allo spirito del capolavoro pucciniano le coreografie di Pierluigi Vanelli.

Fondazione Arena di Verona – Teatro Filarmonico
LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti
di Alfred Maria Willner, Heinrich Reichert e Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini

Rambaldo Gëzim Myshketa
Yvette/Georgette Amelie Hois
Bianca/Lolette Sara Rossini
Suzy/Gabrielle Marta Pluda
Magda Mariangela Sicilia
Lisette Eleonora Bellocci
Ruggero Galeano Salas
Prunier Matteo Roma

Orchestra, coro, ballo e tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Alvise Casellati
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Stefano Vizioli
Scene Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Luci Vincenzo Raponi
Coreografie Pierluigi Vanelli

Nuovo allestimento in coproduzione tra Fondazione Arena di Verona
e Fondazione Teatro Coccia di Novara
Verona, 21 febbraio 2024

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