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Verona, Arena Opera Festival 2024 – Turandot

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“A ogni epoca la sua arte, a ogni arte la sua libertà”. È il celebre motto della Secessione viennese, inciso a caratteri aurei sul magnifico palazzo di Olbrich, nella capitale austriaca. Mutatis mutandis, il motto si potrebbe applicare anche alle regie d’opera. “A ogni epoca la sua regia, a ogni regia la sua libertà”.

Una riflessione che torna alla mente assistendo all’ennesima ripresa, in Arena di Verona, della Turandot di Giacomo Puccini firmata da Franco Zeffirelli. Uno spettacolo che ben esprime le caratteristiche dell’approccio del maestro fiorentino: l’attenzione al dettaglio, la capacità di muovere le masse, il finissimo senso estetico, il lavoro sui protagonisti, la volontà di porre sempre la musica al centro. Dunque, un allestimento che – insieme ad altri di Zeffirelli – ha non solo intercettato e formato il gusto di un’epoca (secondo quanto asserito dai secessionisti viennesi), ma regge anche al trascorrere del tempo e alla mutata sensibilità del pubblico. Spettacolarità è la parola chiave di questa regia, pienamente giustificata perché coerente con la drammaturgia del capolavoro pucciniano e comunque restituita in modo teatrale e non fine a sé stessa. Un allestimento peraltro ripreso con grande precisione e che non scivola mai nel calligrafico, grazie al contributo di ottimi mimi, agli eleganti movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli, alle luci sempre accurate e capaci di valorizzare con morbide cromie le sontuose scene e i ricchissimi costumi (firmati, questi ultimi, da Emi Wada).

Quella stessa preziosità cromatica che riluceva in scena l’abbiamo ritrovata nella lettura direttoriale di Michele Spotti. Una Turandot, la sua, per certi versi inedita in un contesto come quello veronese, dove la vastità dello spazio sovente sacrifica i particolari. Il giovane direttore punta così su una tavolozza di colori ampia, con belle sfumature e un senso drammatico ovunque incisivo, teso tra il languore di certe pagine (si veda l’invocazione alla luna del primo atto) e la spigolosa scrittura di altre, pienamente novecentesca e a tratti espressionista. Ne emerge così vivida la modernità della scrittura pucciniana, il suo potere evocativo, l’estenuata dolcezza delle melodie, l’emozione del respiro corale. Sempre nitida la definizione ritmica, come l’accompagnamento al canto, per un cast di ottimo livello.

A cominciare dalla protagonista Olga Maslova, al suo debutto in Arena: voce di notevole volume, solida nel registro centrale, ben saldato a quello superiore, con acuti ragguardevoli e senza forzature nei gravi. Il soprano russo dimostra poi di saper modulare e sfumare il suono, con l’esito di una Turandot più misteriosa che sprezzante, già solcata da un fremito di umanità al suo presentarsi in scena nel secondo atto. Gregory Kunde veste i panni di Calaf con il consueto carisma scenico e vocale, nonostante la fatica a reggere alcune frasi lunghe e la necessità di prendere qualche fiato in più. Sale in acuto con disinvoltura, se non con squillo, e fraseggia con pregevole varietà. La morbida pasta vocale di Maria Agresta è posta a servizio di una Liù che coniuga mirabilmente intenso lirismo e forza d’animo, con un amplissimo gioco di accenti. Riccardo Fassi delinea un Timur nobilmente fiero, Leonardo Cortellazzi un Altoum autorevole e per nulla tremulo, mentre bravissimi per vivacità scenica e quadratura vocale sono le tre maschere (Youngjun Park, Riccardo Rados, Matteo Macchioni). Completano degnamente la locandina Hao Tian (Un mandarino), Eder Vincenzi (Il Principino di Persia), Grazia Montanari e Mirca Molinari (Le ancelle di Turandot). Il coro, istruito da Roberto Gabbiani, unisce potenza, delicatezza e varietà di colori con ammirevole musicalità. Molto bene, infine hanno fatto anche i ragazzi del Coro di voci bianche A.d’A.Mus, diretti da Elisabetta Zucca.

Arena Opera Festival 2024
TURANDOT
Opera in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini
Ultimo duetto e finale dell’opera completati
da Franco Alfano (seconda revisione Toscanini)

La Principessa Turandot Olga Maslova
L’Imperatore Altoum Leonardo Cortellazzi
Timur Riccardo Fassi
Il Principe ignoto Gregory Kunde
Liù Maria Agresta
Ping Youngjun Park
Pang Riccardo Rados
Pong Matteo Macchioni
Un mandarino Hao Tian
Il Principe di Persia Eder Vincenzi
Le ancelle di Turandot Grazia Montanari, Mirca Molinari

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Michele Spotti
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Coro di voci bianche A.d’A.Mus.
Maestro del Coro di voci bianche Elisabetta Zucca
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Emi Wada
Movimenti coreografici Maria Grazia Garofoli
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese

Verona, 15 giugno 2024

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