A ottant’anni dalla prima esecuzione italiana, avvenuta a Venezia il 26 aprile 1944, La vita è sogno di Gian Francesco Malipiero è andata in scena con successo al Teatro Malibran, ultimo titolo della stagione lirica e di balletto della Fenice. Opera in tre atti e quattro quadri, su libretto dello stesso Malipiero tratto dal dramma filosofico omonimo dello spagnolo Pedro Calderón de la Barca, La vita è sogno fu composta dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale e venne rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Breslavia nel 1943.
Nella desolazione che pervade le pagine più intense di questo lavoro è ravvisabile un’eco degli scontri bellici; in particolare, l’accorato tema principale, che ossessivamente si riascolta in forme sempre variate per tutta l’opera, è intriso di plumbea afflizione. Il compositore veneziano anticipa già alcuni elementi del suo cromatismo post-bellico, pur utilizzando ancora una scrittura cupamente diatonica. La trama di Calderón de la Barca è efficacemente ridotta all’essenziale, senza alcun riferimento di luogo e tempo. In breve, si racconta di un re che rinchiude in una torre suo figlio, credendo ai funesti presagi legati alla nascita del primogenito. Condotto a corte addormentato, il principe, al risveglio, manifesta tutta la sua rabbia per la condizione in cui è stato ingiustamente tenuto. Nuovamente imprigionato, sarà infine liberato per acclamazione popolare.
Il novello Edipo, nella visione secentesca dello spagnolo Calderón, non è più legato alla tragica fatalità del mondo greco, ma in una prospettiva cristiana e moderna può redimersi, grazie anche ai dubbi del padre. Il lieto fine, però, non convince completamente Malipiero che conclude l’opera con una tetra dissonanza. Il musicista, inoltre, aggiunge al testo calderoniano versi di autori italiani. Per ricreare l’atmosfera di corte, scrive tre madrigali su poesie di Giovan Battista Marino, tra i momenti più suggestivi dell’opera, come sempre un omaggio alla grande tradizione polifonica e al “divino” Claudio Monteverdi. Alle voci solistiche, invece, è affidato un continuo declamato che si contrappone a un pregnante e suggestivo tessuto sinfonico.
Il nuovo allestimento della Vita è sogno è stato affidato al regista Valentino Villa che, con lo scenografo Massimo Checchetto, ha ideato una struttura astratta e cupa (esaltata dalle luci di Fabio Barettin) in cui dominano nero e oro, che consente una giustapposizione di quadri, seconda la maniera tipica malipieriana. Volutamente, non lavorando su un’opera di repertorio, Villa ha scelto di raccontare comunque con evidenza visiva quanto accade, senza disorientare lo spettatore. Non mancano, per esempio, gli strumenti di cui il re si serve per scrutare gli astri e trarne auspici favorevoli o nefasti. Il principe, poi, giunto a corte dopo la lunga prigionia, appare come Cristo in croce, inscritto nelle due figure perfette, il cerchio e il quadrato, che ricordano il celebre disegno di Leonardo. Connotati storicamente sono invece i costumi di Elena Cicorella, che rinviano a un ipotetico Seicento, tra Spagna e Fiandre.
Francesco Lanzillotta, alla guida dell’Orchestra della Fenice, assicura sonorità adeguate e una convinta adesione alle ragioni estetiche di Malipiero. Nella compagnia di canto spiccano l’autorevole Re del basso Riccardo Zanellato, il pregevole Principe del tenore Leonardo Cortellazzi, l’efficace Diana di Veronica Simeoni. Meno incisivi per volume sonoro Francesca Gerbasi (Estrella, nipote del re) e per scioltezza d’emissione Levent Bakirci, impegnato nel doppio ruolo di Don Arias, nipote del re, e di uno della folla. Funzionali Simone Alberghini (Clotaldo) ed Enrico Di Geronimo (Il servo di Diana e uno scudiero del re). Ben preparato il coro da Alfonso Caiani. 




Teatro Malibran – Stagione 2023/24 del Teatro La Fenice
LA VITA È SOGNO
Opera in tre atti e quattro quadri
Musica e libretto di Gian Francesco Malipiero
dal dramma La vida es sueño di Pedro Calderón de la Barca
Il re Riccardo Zanellato
Il principe Leonardo Cortellazzi
Estrelle Francesca Gerbasi
Don Arias / Uno della folla Levent Bakirci
Clotaldo Simone Alberghini
Diana Veronica Simeoni
Servo di Diana / Uno scudiero del re Enrico Di Geronimo
Mimi Francesco Napoli, Giuseppe Sartori
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Alfonso Caiani
Regia Valentino Villa
Scene Massimo Checchetto
Costumi Elena Cicorella
Light designer Fabio Barettin
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Venezia, 31 ottobre 2024

