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Venezia, Teatro Malibran – Il Bajazet

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Al Teatro Malibran è tornato Il Bajazet di Antonio Vivaldi. Se nel 2007 la Fenice aveva scelto di rappresentare l’opera del Prete Rosso nella revisione di Fabio Biondi, avvalendosi per la realizzazione dello spettacolo della collaborazione dei giovani dello Iuav di Venezia, questa volta è stata scelta l’edizione critica di Bernardo Ticci, mentre il nuovo allestimento è stato affidato al regista Fabio Ceresa.

Dramma per musica in tre atti su libretto di Agostino Piovene, Il Bajazet è un “pasticcio” portato in scena per la prima volta a Verona nel 1735. Dalla metà degli anni Venti del Settecento, infatti, la vita teatrale veneziana vede primeggiare compositori come Leo, Vinci e cantanti quali Farinelli e Caffarelli. Vivaldi decide così di rivolgersi altrove, soprattutto nella terraferma veneta. Fin dal 1732 era iniziata la sua collaborazione con Teatro Filarmonico di Verona e nel 1735, nella duplice veste di compositore e impresario, prepara il pasticcio Il Bajazet, una partitura che presenta pagine di successo di vari autori, e dunque preesistenti, e altre composte ex novo. Quello del pasticcio era un genere molto amato dal pubblico di allora tanto che Vivaldi lo sceglie proprio per inaugurare la stagione d’opera di carnevale. Il libretto di Agostino Piovene, con il titolo Tamerlano, era già stato messo in musica per la prima volta da Francesco Gasparini per il teatro veneziano di San Cassiano nel 1710. Piovene aveva attinto a piene mani al Tamerlan di Nicolas Jacques Pradon che aveva reso più mite la figura del conquistatore mongolo. Vivaldi, di fatto, divide i personaggi in due gruppi distinti: a Bajazet, Asteria e Idaspe affida arie proprie, molte prese da opere precedenti; ad Andronico, Irene e Tamerlano, invece, riserva numeri musicali tratti da partiture di compositori diversi: Giacomelli, Hasse, Broschi, Porpora. L’aria di quest’ultimo fu poi sostituita dalla celeberrima “Sposa son disprezzata” tratta dalla Merope di Giacomelli. Prestigiosi i primi interpreti: la “pupilla” del compositore, Anna Girò, nel ruolo di Asteria; il contralto Maria Maddalena Pieri, voce potente e di grande presenza scenica, quale Tamerlano; il soprano veneziano Margherita Giacomazzi che come Irene si vide destinati due cavalli di battaglia di Farinelli, “Qual guerrier in campo armato” e “Sposa son disprezzata”. Il basso-bartitono Marc’Antonio Mareschi fu Bajazet, il sultano ottomano sconfitto, mentre i castrati Pietro Morigi e Giovanni Manzoli ricoprirono rispettivamente le parti di Andronico e Idaspe.

L’unitarietà drammatica del genere musicale del pasticcio spetta essenzialmente ai recitativi, che raccontano la vicenda. Le arie, infatti, nate per altre destinazioni, sono pensate quale parata di pezzi di bravura destinati ad artisti di primo piano, in grado di creare momenti a sé stanti di bellezza e artificio vocale. Il regista Fabio Ceresa crea consapevolmente un pasticcio visivo: i sei cantanti, come in una prova all’italiana, stanno in proscenio e di volta in volta danno vita a venticinque siparietti che sono altrettanti spettacolini, uno diverso dall’altro per stile, concezione, ambientazione ed epoca. In un praticabile alle spalle dei cantanti, si alternano i diversi numeri, in un vero Carosello (il riferimento esplicito è alla storica trasmissione televisiva degli anni Sessanta). Nei pochi minuti dell’aria, infatti, come nei cortometraggi pubblicitari, si svolgono brevi storie, ognuna indipendente e unica. Nello spettacolo di Ceresa, non mancano le turcherie, il teatro di varietà, l’omaggio alla città Venezia con una gondola, citazioni di personaggi come Jessica Rabbit o Jack lo squartatore. Tamerlano canta la sua prima aria in motocicletta, Bajazet finisce in fondo al mare, Asteria nel secondo atto è una sadomasochista. Ad Andronico è affidato un quadretto comico: tenta di suicidarsi in tutti i modi, fulminato in bagno o col gas della cucina, ma trova poi il modo di consolarsi con una donna. Vi sono chiaramente siparietti più riusciti di altri, tuttavia nell’insieme il pasticcio ha ingredienti che soddisfano i palati più diversi. E questo grazie anche alle mutevoli scene di Massimo Checchetto, i bei costumi di Giuseppe Palella, le luci curate di Fabio Barettin e l’apporto dei video di Sergio Metalli.

Federico Maria Sardelli è pienamente consapevole che Il Bajazet, a tutti gli effetti, è un lavoro che testimonia la maturità di Vivaldi, la sua capacità di evolversi e adattarsi al gusto mutevole del pubblico. Il direttore toscano affronta questo lavoro con grande coscienza stilistica, rigore filologico e autentico entusiasmo. L’orchestra della Fenice, con corni e trombe naturali (particolarmente impegnativa la parte “obbligata” affidata alla specialista Hara Fruzsina Mira), due cembali, oboi barocchi, offre un pregevole ventaglio di dinamiche e colori.

La compagnia di canto si presta all’impegnativo gioco scenico (rapidi cambi d’abito e situazioni sempre diverse) con grande duttilità professionale. Sul fronte propriamente vocale nessuna voce primeggia sulle altre: prevale una resa d’insieme “corale” ed equilibrata. Lucia Cirillo, quale Irene, si fa apprezzare per la cura dei “da capo” variati, Loriana Castellano (Asteria) per il canto a sbalzo, Valeria La Grotta (Idaspe) per la freschezza del timbro, Sonia Prina (Tamerlano) per la profondità del timbro, Renato Dolcini (Bajazet) per la nobiltà del fraseggio e il controtenore Raffaele Pe (Andronico) per la divertita autoironia.
Caloroso il successo di pubblico.

Teatro Malibran – Stagione 2023/23 del Teatro La Fenice
IL BAJAZET
Il Tamerlano RV 703
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Agostino Piovene
Musica di Antonio Vivaldi
Edizione critica a cura di Bernardo Ticci

Bajazet Renato Dolcini
Tamerlano Sonia Prina
Asteria Loriana Castellano
Andronico Raffaele Pe
Irene Lucia Cirillo
Idaspe Valeria La Grotta
Mimi Giovanni ImbrogliaMarco Mantovani

Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Federico Maria Sardelli
Regia Fabio Ceresa
Scene Massimo Checchetto
Costumi Giuseppe Palella
Light designer Fabio Barettin
Video designer Sergio Metalli

Nuovo allestimento Teatro La Fenice
Venezia, 7 giugno 2024 

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