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Venezia, Teatro La Fenice – La bohème

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Per celebrare Giacomo Puccini nel centenario della scomparsa, il Teatro La Fenice ha messo in cartellone due titoli: La bohème e Turandot. Il primo è andato in scena durante il carnevale nell’apprezzabile e fortunato allestimento nato nel 2011 con la regia di Francesco Micheli, le scene di Edoardo Sanchi, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Fabio Barettin. La soffitta del primo atto dell’opera è inquadrata da una cornice luminosa che contiene le principali attrazioni della capitale francese. Nel secondo quadro (Puccini parla proprio di scene liriche in quattro quadri), lo scenografo Sanchi ci vuol suggerire l’idea di una Parigi moderna e all’avanguardia: il piano scenico si sdoppia e il coro avanza in proscenio scendendo dalla metropolitana, la cui prima linea fu aperta in occasione dell’Expo del 1900. I quattro giovani amici (il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard, il filosofo Colline) si muovono in un contesto artisticamente molto stimolante. Il regista Micheli ne evidenzia l’isolamento, l’emarginazione anche grazie a un certo parossismo nella recitazione. Il senso di esclusione e disagio dei nostri bohémien è esaltato dalle maglie che indossano, quasi futuriste, con linee geometriche e spezzate. È doveroso ricordare che Puccini con quest’opera, per la quale entrò in conflitto con Leoncavallo che, pure, aveva messo le mani sullo stesso soggetto – la sua Bohème andrà in scena alla Fenice nel 1897, un anno dopo quella di Puccini, diretta da Toscanini a Torino – vuol celebrare soprattutto la giovinezza e la vita, seppur con un’ immancabile vena nostalgica.

Dinamicamente articolata e varia la lettura che il direttore Stefano Ranzani propone del capolavoro del musicista lucchese. Il ritmo è incalzante e vivacizza le scene di conversazione; non ci sono indugi e languidi abbandoni.

Il tenore Celso Albelo, al suo debutto pucciniano, non è sembrato ancora a suo agio in questo repertorio. La voce ha volume adeguato, ma alcuni suoni appaiono forzati e poco squillanti. Il legato e le mezze voci sono approssimativi. In “Che gelida manina”, poi, è apparso un po’ teso e anche l’assieme con l’orchestra ne ha risentito. Il ruolo di Rodolfo richiede dunque un ulteriore approfondimento. Per timbro e peso vocale, Claudia Pavone è una Mimì complessivamente convincente. A parte qualche emissione un po’ tagliente sulle vocali chiare, fraseggia con attenzione e intensità apprezzabili. Nei panni di Marcello, Alessio Arduini si è imposto per varietà d’accento e presenza scenica. Molto bello il colore vocale del basso Adolfo Corrado (Colline) che ha cantato “Vecchia zimarra” in maniera eccellente. Mariam Battistelli è una Musetta dal timbro pieno, seppur screziato, che si muove in scena con disinvolta spigliatezza.
Funzionale lo Schaunard di Armando Gabba e adeguato Matteo Ferrara nel doppio ruolo di Benoît e Alcindoro. Ricordiamo ancora Dionigi D’Ostuni (Parpignol), Alessandro Vannucci (Un venditore ambulante), Salvatore Giacalone (Un sergente dei doganieri) e infine Emanuele Pedrini (Un doganiere).
Vivo successo di pubblico.

Teatro La Fenice – Stagione lirica e balletto 2023/24
LA BOHÈME
Scene liriche in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa Luigi Illica
dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
Musica di Giacomo Puccini

Rodolfo Celso Albelo
Marcello Alessio Arduini
Schaunard Armando Gabba
Colline Adolfo Corrado
Benoit/Alcindoro Matteo Ferrara
Mimì Claudia Pavone
Musetta Mariam Battistelli
Parpignol Dionigi D’Ostuni
Un venditore ambulante Alessandro Vannucci
Un sergente dei doganieri Salvatore Giacalone
Un doganiere Emanuele Pedrini

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Stefano Ranzani
Maestro del coro Alfonso Caiani
Coro voci bianche Piccoli Cantori Veneziani
Regia Francesco Micheli
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fabio Barettin

Allestimento Fondazione Teatro La Fenice
nel 100° anniversario della morte di Giacomo Puccini
Venezia, 2 febbraio 2024

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