Udine, Teatro Nuovo Giovanni da Udine – Giuseppe Verdi: Messa da Requiem

Con il concerto di domenica 3 marzo, uno degli appuntamenti più attesi della stagione che ha registrato il tutto esaurito, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine si è riconfermato come un luogo rifermento per la musica sinfonica e l’alto livello qualitativo offerto. In programma un’opera di grande impegno tecnico e interpretativo: la Messa da Requiem scritta da Giuseppe Verdi in morte di Alessandro Manzoni ed eseguita per la prima volta nel 1874.

Come è noto, già cinque anni prima, il Cigno di Busseto aveva chiamato a raccolta dodici compositori per una Messa in omaggio al grande Gioachino Rossini, riservando per sé la sezione conclusiva, la Communio, ovvero il Libera me. Il progetto, per varie ragioni, naufragò e della composizione se ne ebbe una prima esecuzione solo nel secolo scorso; eppure, l’idea della morte, l’esigenza quasi di una riflessione nuova su quell’evento ineluttabile, si era insinuata in Verdi divenendo imperativa con il sopraggiungere della scomparsa dell’ammiratissimo Manzoni. Così questa Messa, composta in toto dal Nostro, segna quasi una cesura netta fra gli anni della maturità e l’ultima, inattesa stagione compositiva, quella di Otello e Falstaff.

Si è più volte sottolineato che l’atteggiamento di Verdi nel comporre il suo Requiem è quello dell’uomo di teatro, del drammaturgo: il fatto di non avere un’azione da seguire, ma solo l’azione per eccellenza, non un confronto figlio-padre, ma il confronto assoluto fra la creatura e il suo Creatore, costituisce tuttavia, di per sé, una focalizzazione assoluta in cui l’umano incontra il divino, vi si confonde, si fa Mistero, religione, sia secondo l’etimologia di Cicerone (cercare), che quella di Lattanzio, (unire insieme) che, infine, di Sant’Agostino (scegliere di nuovo). Questa partitura, dalla forza del Giudizio Universale di Michelangelo, ci pone innanzi al Dramma per eccellenza, quello delle opposte forze che si incontrano nell’istante supremo della morte o della (ri)nascita.

La serata di domenica, si diceva, non ha disatteso le aspettative, offrendo un’esecuzione di grande livello al fortunato pubblico accorso nella città friulana anche dai territori confinanti. Sicuramente la presenza sul podio di Roberto Abbado era uno dei punti di maggiore attrattiva: la lettura offerta coglie pienamente la doppia natura dell’opera, quella prettamente umana con il dramma del figlio che si inginocchia innanzi al padre – con un’immagine usata da Riccardo Chailly -, tremante e sgomento innanzi all’evento assoluto, e quella di una nuova forma di spiritualità che si manifesta in pagine di ampio lirismo e si scioglie nella supplica finale: Libera me de morte eterna. Con gesto asciutto e preciso il Maestro ottiene il meglio dalla FVG Orchestra, sia per equilibri sonori che per colori, dal sommesso arpeggio discendente di la minore al deflagrare titanico del Dies Irae, dall’impressionante crescendo del Tuba Mirum, al mirabolante passaggio che porta dal Confutatis maledictis, attraverso la ripresa del Dies Irae, al Largo dell’attonito Lacrymosa; con una scelta, nello stacco dei tempi, che non teme di lasciare spazio alla contemplazione raccolta e stupita, guida l’ascoltatore attraverso una narrazione rigorosa, intensa che non presenta cadute, procedendo attraverso un continuo trascolorare di luci e ombre, fra pianissimi di pregnante significato e fortissimi pieni, granitici, ma sempre ben dosati.
Ottima la prova dei due cori impegnati nell’esecuzione, quello del Teatro Verdi di Trieste diretto da Paolo Longo e il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell’Oste, al pari di quella dei solisti.

Roberta Mantegna ha preso parte al concerto, nonostante fosse stata annunciata una sua indisposizione: tenuto conto di ciò e al netto di una prestazione giustamente prudente, ha offerto una prova in cui, oltre al bel controllo dello strumento anche in condizioni non ottimali, si è fatta apprezzare per un timbro morbido e vellutato. Superba Annalisa Stroppa che della composizione ha saputo cogliere tutte le molteplici sfaccettature in una lettura intensa e profonda che nulla tralasciava del dettato verdiano: fraseggio ottimo, solidissima tecnica, ha regalato al pubblico un’esecuzione da antologia del Liber scriptus e, con la collega, del magnifico Recordare. Già annunciato da giorni in sostituzione di Gregory Kunde, Antonio Poli, forte di un timbro interessante e di una buona tecnica, si è dimostrato un tenore di solida preparazione tecnica e musicale, assolutamente persuasivo nell’Ingemisco, affrontato con cura delle dinamiche, sebbene il passaggio dai piani (in falsetto) ai forti fosse talora un po’ brusco. A livello dei colleghi, ma di quelli più ieratico nel fraseggio, distaccato quasi dall’immanenza del dramma, Alessio Cacciamani, dotato di un timbro di basso bronzeo, omogeneo in tutte le ottave, capace di piegarsi a emissioni morbide di filiale dolcezza come nella bella ripresa della frase Lacrymosa die illa.

Una sfida vinta, dunque, quella di affrontare l’esecuzione di questa poderosa partitura a delle realtà regionali e a un cast di giovani guidati da un Maestro di lunga e provata esperienza, capaci di offrire una lettura pienamente convincente, curata e partecipata, che il pubblico ha ascoltato in attento silenzio e salutato alla fine con fragorosi applausi e chiamate alla ribalta per tutti gli interpreti. [Rating:5/5]

Teatro Nuovo Giovanni da Udine
MESSA DA REQUIEM
per soli, coro e orchestra
Musica di Giuseppe Verdi

FVG Orchestra
Direttore Roberto Abbado
Coro del Friuli Venezia Giulia
Maestro del coro Cristiano Dell’Oste
Coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Maestro del coro Paolo Longo

Soprano Roberta Mantegna
Mezzosoprano Annalisa Stroppa
Tenore Antonio Poli
Basso Alessio Cacciamani

Udine, 3 marzo 2024