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Trieste, Teatro Verdi – Ariadne auf Naxos (Arianna a Nasso)

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Come a voler rispettare il quasi perfetto ciclo ventennale con cui l’ha sino a oggi riproposta al suo pubblico, il Teatro Verdi di Trieste porta sulle scene Ariadne auf Naxos (Arianna a Nasso) nella sua seconda versione definitiva del 1916, in un Prologo e un Atto, capolavoro del teatro novecentesco nato dalla stretta collaborazione di Hugo von Hofmannsthal e Richard Strauss a ridosso del trionfale esito di Der Ronsekavalier e presentato in un allestimento, pensato per la seconda versione dell’opera del 1916, coprodotto con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia.

Lo spettacolo ideato da Paul Curran, già visto un anno fa a Bologna, a noi è piaciuto molto, diciamolo subito. Se è vero che il gioco del Teatro nel Teatro, lo speculare gioco di mimesi e realtà, è costantemente esibito in questa lettura che sposta ai giorni nostri l’azione e per nulla nascosto, la scelta, più che disturbante, pare coerente con le intenzioni sottese all’idea dei due attori. La doppia azione scenica, che è qui abilmente ripresa da Oscar Cecchi, il quale si avvale di Roberto Bonora quale assistente alla regia, scorre senza intoppi, con garbo e intelligenza di trovate: non trattandosi più, in questa ambientazione, di confronto fra teatro con “figure eroico-mitologiche in abbigliamento del Settecento, con crinoline e pennacchi di struzzo, e figure della commedia dell’arte …” come scriveva Hofmannsthal, ma piuttosto fra il mondo dell’opera e quello della musica leggera dei giorni nostri, con Zerbinetta trasformata in pop star alla Ariana Grande, non disturbano affatto gli ammiccamenti al mondo dello spettacolo contemporaneo, siano essi i selfie, o un certo tipo di omosessualità, qui incarnata nel Maestro di ballo, che viene vissuta in maniera ostentata e che i media ancora propongono (basti pensare a noti show e personaggi dello spettacolo della televisione italiana). Privo di qualsivoglia volgarità, mi pare che lo spettacolo colga in ogni suo aspetto, a partire anche dalle belle scene e dai magnifici costumi ideati entrambi da Gary McCann, con Gloria Bolchini assistente alle scene e Gabriella Ingram ai costumi, e il contributo essenziale delle luci di Howard Hudson, il tema principale del testo letterario, quello della trasformazione che si compie in un continuo fluire fra passato e presente verso un futuro ignoto e a sua volta destinato al cambiamento: come Ariadne, simbolo della donna abbandonata, cambia (Was bleit, was bleit von Ariadne?) ingannandosi che Bacchus sia il dio della morte (Du bist der Herr über ein dunkles Schiff), così tutto è destinato a trasformarsi: non a caso Bacco, Dioniso per i greci, è il dio che si manifesta con forze opposte come l’estasi (i baccanali) e il terrore che ne consegue, o come la vita e la morte, e ha in sé la multiforme natura maschile e femminile (anche per questo trovo coerente la rappresentazione qui offerta del Maestro di ballo). È in Bacco, dunque, la chiave di lettura di questo fondamentale capitolo nella storia del teatro in senso assoluto del Novecento: se a lui e al suo culto si lega la nascita del teatro (tragico), il suo appellativo di “lusios” – colui che scioglie – rivela un altro aspetto fondamentale della sua simbologia e contribuisce, forse, a spiegare l’originale commistione di tragico e comico, sciolti, come la personalità umana, da vincoli troppo stretti, a cui ci troviamo qui davanti; lo fa scindendo, erma bifronte, in Ariadne e Zerbinetta il binomio Eros e Thanatos, per poi ricostituirlo rovesciato nella trasfigurazione finale, in un gioco di rimandi in cui sentimento e mondo intellettuale si incontrano e confondono in continuazione, al punto che Strauss giunge a reinventare anche il canto virtuosistico, precorrendo a suo modo la via del neoclassicismo, e indicando, con il suo poeta, la strada di una trasformazione e nuova sintesi dell’Arte in un teatro reinventato. In una tale complessità di livelli, non sembra un errore la recitazione “distaccata” imposta da Curran/Cecchi alla Primadonna e al Tenore che interpretano quell’Ariadne auf Naxos che costituisce la seconda parte dell’Ariadne auf Naxos a cui noi stiamo assistendo, perché riflette l’atteggiamento critico di chi indaghi quanto nell’animo umano e nella vita ci sia di vero e quanto di finzione.

Va dato merito alla Fondazione triestina di avere scritturato per questa Ariadne un cast di primissimo livello, a partire da Enrico Calesso che concerta ottimamente la raffinatissima partitura trovando bell’equilibrio con il palcoscenico e riuscendo a trarre dall’orchestra del Teatro Verdi, qui in eccellente forma, tutta la ricca varietà di impasti sonori immaginati dall’orchestrazione di Strauss, con scelte agogiche che bene assecondano i ritmi narrativi del Vorspiel sino all’intenso lirismo delle pagine che lo concludono, e si arricchiscono di un variegato gioco di dinamiche nell’Opera, passando da sonorità tenui a una pienezza di suono sempre rispettosa delle voci.

Simone Schneider è una Primadonna/Ariadne meravigliosa sia per il bel timbro, omogeneo in tutta la sua estensione, che per tecnica, con una messa in maschera come non sempre è dato sentire: la voce risulta così sempre squillante anche negli estremi acuti, perfettamente sostenuti, a cui ascende con sorprendente naturalezza. Non le è da meno Liudmila Lokaichuk nella parte di Zerbinetta, misuratissima nella pur effervescente recitazione, intensa nel lirismo del dialogo con Il Compositore e nel duetto con Ariadne, vivace e a suo agio nel virtuosistico rondò che le vale prolungati applausi a scena aperta. Bellissima la prova anche di Sophie Haagen che proprio al Compositore offre un bel timbro di mezzosoprano e una solida tecnica che le permette – come del resto sanno fare le sue colleghe – di spaziare dal canto di conversazione a pagine musicalmente più intense dove la melodia straussiana si fa di più ampio respiro. A completare i registri femminili troviamo il solidissimo trio costituito dalle pregevoli voci Olga Dyadiv, Najade, Chiara Notarnicola, Echo ed Eleonora Vacchi, Driade.
Sul versante maschile, Heiko Börner affronta con solida professionalità e risultati nel complesso positivi, per quanto concerne l’aspetto tecnico, e musicalmente convincenti l’impervia tessitura di Bacchus; Gurgen Baveyan nella parte di Arlecchino, Christian Collia in quella di Brighella, Mathias Frey nei panni di Scaramuccio e Vladimir Sazdovski in quella di Truffaldino, completano i personaggi che agiscono nell’Opera – la seconda parte della partitura – contribuendo ciascuno con grande merito a fornire un’esecuzione briosa e godevolissima delle pagine ad essi riservate, mentre Marcello Rosiello sfoggia un caldo timbro baritonale e bel fraseggio nella parte del Maestro di Musica. Contribuiscono validamente e più che dignitosamente al successo dell’esecuzione le prove di Andrea Galli quale Maestro di Ballo, Francesco Samuele Venuti, Un lacchè, Dario Giorgelé, Un parruccaio e Gianluca Sorrentino, Un ufficiale.
Successo calorosissimo e meritatissimo per un’edizione che ha richiamato alla prima un numeroso pubblico dalle vicine Austria, Germania e Slovenia e che dimostra, con i fatti e al di là di ogni retorica, la vocazione del Teatro Verdi per il repertorio mitteleuropeo, riproposto sempre con esisti più che positivi.

Teatro Verdi – Stagione lirica 2023/24
ARIADNE AUF NAXOS
Opera in un atto su libretto di Hugo von Hofmannsthal
Musica di Richard Strauss

La primadonna / Arianna Simone Schneider
Il tenore / Bacco Heiko Börner
Zerbinetta Liudmila Lokaichuk
Il maestro di musica Marcello Rosiello
Compositore Sophie Haagen
Brighella Christian Collia
Najade Olga Dyadiv
Echo Chiara Notarnicola
Driade Eleonora Vacchi
Arlecchino Gurgen Baveyan
Il maestro di ballo Andrea Galli
Il maggiordomo Peter Harl
Scaramuccio Mathias Frey
Truffaldino Vladimir Sazdovski
Un lacchè Francesco Samuele Venuti
Un parruccaio Dario Giorgelè
Un ufficiale Gianluca Sorrentino

Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi
Direttore Enrico Calesso
Regia Paul Curran ripresa da Oscar Cecchi
Scene e costumi Gary McCann
Light designer Howard Hudson

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Bologna
in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Trieste, 16 febbraio 2024

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