Pier Luigi Pizzi ripropone al Festival Puccini di Torre del Lago la sua Tosca già andata in scena due anni or sono e lo fa con alcune lievi modifiche a uno spettacolo che, nel complesso, funziona. Si tratta di una lettura volta “semplicemente” a illustrare l’azione, senza particolari preoccupazioni nel cercare significati altri dietro quanto raccontato dalla trama e prescritto dal libretto. Ma anche per fare questo ci vuole mestiere. E Pizzi, di mestiere, ne ha da vendere. Se poi si aggiunge il consueto gusto per l’eleganza scenica, l’equilibrio visivo, l’armonia dei colori, la precisione delle luci (affidate a Massimo Gasparon), il gioco è fatto. Le principali differenze rispetto all’allestimento già visto, riguardano sostanzialmente la presenza dell’enorme schermo a led sul fondo, con il disegno video di Matteo Letizi.
Nel primo atto, il barocco tripudiante di Sant’Andrea della Valle si stempera nella voluta pulizia e linearità delle scenografie, con la grande cupola a fare da ardita prospettiva dietro una candida riproduzione a grandezza naturale della Pietà di Michelangelo. Nel secondo atto, l’affresco del Trionfo di Bacco e Arianna di Carracci, da palazzo Farnese, viene spento nei suoi colori lussureggianti per una scena che è bianca – nelle porte rinascimentali poste sui lati, nella lunga tavola imbandita di Scarpia, nell’abito di Tosca – e nera nelle divise dell’ufficiale pontificio e dei suoi, appena avvivate dall’oro delle decorazioni. Spicca solo il rosa delicato (“rosa Tiepolo”, direbbe Roberto Calasso) del manto di Tosca. Stupisce che il regista, alla fine dell’atto, non abbia riprodotto il tradizionale, pietoso omaggio della protagonista alla salma di Scarpia, con le candele poste ai lati e il Crocifisso sul petto. Nel terzo atto, infine, sul palco resta la sola scalinata già presente negli altri due, mentre sullo schermo il cielo cupo di Roma fa da sfondo all’immancabile, iconica immagine di Michele Arcangelo intento a riporre la spada nel fodero.
Daniele Callegari pone la sua intelligenza musicale a servizio di una lettura capace di una pregevole tensione teatrale, con tempi logici, ricchezza di colori e bella sensibilità nel disegnare le diverse atmosfere del dramma.
Valentina Boi è una Tosca energica e volitiva, che predilige il versante del nervosismo drammatico piuttosto che quello dell’abbandono lirico. Il fraseggio è curato, la presenza scenica adeguata, la voce salda e sonora. Il Cavaradossi di Alejandro Roy si segnala anzitutto per la maschia brunitura del timbro, mentre l’interprete – in linea con la protagonista – esibisce sovente un accento stentoreo e sdegnato, più da eroe politico che da romantico innamorato. Dalibor Jenis è uno Scarpia di fastidiosa e viscida protervia, quindi sommamente espressivo, con un lavoro interessante sull’articolazione delle parole. Andrea Concetti veste i panni del sagrestano con sobria efficacia, così come Alessandro Abis è un ottimo Angelotti. Apprezzabili i contributi di Luigi Morassi (Spoletta), Gianluca Failla (Sciarrone), Alessandro Ceccarini (Un carceriere) e Francesca Presepi (Un pastorello).
Il coro, guidato da Roberto Ardigò, non è precisissimo nel Te Deum ma per il resto si fa apprezzare per diligenza e buon impasto; bravi i bambini del Coro di voci bianche diretti da Chiara Mariani.
Alla fine, vivo successo per tutti. 




70° Festival Puccini
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal dramma omonimo di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Florida Tosca Valentina Boi
Mario Cavaradossi Alejandro Roy
Il Barone Scarpia Dalibor Jenis
Cesare Angelotti Alessandro Abis
Il sagrestano Andrea Concetti
Spoletta Luigi Morassi
Sciarrone Gianluca Failla
Un carceriere Alessandro Ceccarini
Un pastorello Francesca Presepi
Orchestra e Coro del Festival Puccini
Direttore Daniele Callegari
Maestro del coro Roberto Ardigò
Coro delle voci bianche del Festival Puccini
Maestro del coro delle voci bianche Chiara Mariani
Regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
Disegno luci Massimo Gasparon
Disegno video Matteo Letizi
Torre del Lago, 24 agosto 2024

