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Torre del Lago, Festival Puccini 2024 – Madama Butterfly

La settantesima edizione del Festival Puccini, nel centenario dalla scomparsa del maestro, si chiude con la ripresa di uno storico allestimento di Madama Butterfly firmato per la regia da Vivien Hewitt. Si tratta di uno spettacolo pulito, lineare, godibile nella sua essenzialità e nel suo concentrarsi sul dramma della protagonista. Con alcuni momenti di delicata poesia, come quando, nel secondo atto, al “duetto dei fiori”, una cascata di petali rosati, aiutata dal vento, fluttua nell’aria, con il lago sullo sfondo e le stelle a occhieggiare lontane. Semplicità è anche la parola chiave per ciò che concerne i movimenti di coro e protagonisti, sempre misurati.

Un ruolo importante lo rivestono le scene di Kan Yasuda, costituite da grandi elementi scultorei collocati al centro del palco, a ritmare i tre atti dell’opera quasi fossero presenze totemiche, mute evocatrici di una cultura millenaria. Forse proprio quella a cui appartiene la protagonista e che rigetta nel nome di un amore che si rivelerà illusorio, per poi tornarvi con la scelta drammatica del suicidio. Pure le luci di Gianni Paolo Mirenda hanno il merito di seguire e valorizzare con efficacia i diversi momenti del racconto, passando da toni più freddi a sfumature calde a seconda dell’emozione e del sentimento raccontati dalla musica. I costumi orientaleggianti, di sobria eleganza, di Regina Schrecker, sono perfettamente coerenti al disegno registico.

Dal podio, Jacopo Sipari di Pescasseroli segue con diligenza il canto, indugiando sulle pagine di più estenuata decantazione del sentimento, ma il ritmo narrativo non è sempre incisivo. Va precisato che l’amplificazione non consente di cogliere pienamente le coordinate di una lettura che avremmo comunque voluto più varia sotto il profilo agogico e dinamico.

Nel cast spicca il Pinkerton di Vincenzo Costanzo, che – con oltre cento recite del ruolo alle spalle – ne è interprete praticamente perfetto. Anzitutto, la presenza scenica è impeccabile, con quella sorta di “sprezzatura” così dandy nei gesti e negli atteggiamenti, unita a una naturale estroversione, che rimanda alle origini napoletane dell’artista: un mix di naturalezza e artificio che rendono persino simpatico un personaggio che di suo proprio non lo sarebbe. La voce, poi, è quella brunita, calda e omogenea di un tenore che potremmo definire squisitamente “italiano” per timbro e squillo. Dalle risonanze scure dei gravi alla luminosità degli acuti, Costanzo vanta uno strumento che sa piegare con intelligenza a un fraseggio sempre vario, ora baldanzoso, ora seducente, ora struggente. Il meglio ci pare lo abbia dato nel magnifico duetto d’amore che chiude il primo atto – forse il più bello tra i duetti d’amore scritti da Puccini -, con delicate mezze voci e una sensuale dolcezza davvero seduttiva per la protagonista (e per il pubblico).
Purtroppo, Marina Medici nei panni di Cio Cio San non ha restituito la varietà e la complessità di questo straordinario personaggio. Forse la tensione del debutto ha compromesso la concentrazione del soprano che ha “saltato” alcune parole e talvolta è incappata in lievi problemi di intonazione (certamente, cantare all’aperto – e un ruolo così impegnativo – non è affatto facile). Ci sono stati momenti apprezzabili, soprattutto nel canto di conversazione e nella pregevole consistenza dei centri. Sergio Bologna è uno Sharpless incerto nella linea di canto e in difficoltà in acuto, mentre Anna Maria Chiuri ha messo la sua grande esperienza a servizio di una Suzuki volitiva e vocalmente a fuoco. Bene hanno fatto Manuel Pierattelli quale Goro, Italo Proferisce nei panni di Yamadori e Gaetano Triscari come Zio Bonzo. Bravi tutti gli altri: Enzo Ying (il commissario imperiale), Alessandro Ceccarini (l’ufficiale del registro), Claudia Belluomini (Kate Pinkerton), Maria Salvini (la madre), Greta Buonamici (la zia), Irene Celle (la cugina), Rocco Sharkey (Yakusidè), Nicholas Ori (Dolore).
Il coro, istruito da Roberto Ardigò, si è fatto apprezzare soprattutto nella meravigliosa pagina a bocca chiusa, anche se un maggior numero di coristi avrebbe giovato alla resa complessiva. Vivo il successo per tutti, in particolare per Costanzo.

70° Festival Puccini
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa
dal dramma Madame Butterfly di David Belasco
Musica di Giacomo Puccini

Cio Cio San Marina Medici
Suzuki Anna Maria Chiuri
F. B. Pinkerton Vincenzo Costanzo
Sharpless Sergio Bologna
Goro Manuel Pierattelli
Il principe Yamadori Italo Proferisce
Lo zio Bonzo Gaetano Triscari
Il commissario imperiale Enzo Ying
L’ufficiale del registro Alessandro Ceccarini
Kate Pinkerton Claudia Belluomini
La madre Maria Salvini
La zia Greta Buonamici
La cugina Irene Celle
Yakusidè Rocco Sharkey
Dolore Nicholas Ori

Orchestra e Coro del Festival Puccini

Direttore Jacopo Sipari di Pescasseroli

Maestro del coro Roberto Ardigò
Regia Vivien Hewitt
Scene Kan Yasuda
Assistente alla regia Stamatia Nefeli Spyropoulou
Light designer Gianni Paolo Mirenda
Sound designer Luca Bimbi

Torre del Lago, 7 settembre 2024

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