Inaugurazione di kermesse nel nome del Barocco e del classicismo viennese. In apertura degli appuntamenti di agosto e settembre dello Stresa Festival, giunto nel 2024 alla sua 63ª edizione, si esibisce nella Stresa Festival Hall una delle più rinomate orchestre da camera italiane, fondata a Milano nel 1985 e specializzatasi nell’esecuzione di musica sei e settecentesca su strumenti d’epoca: Il Giardino Armonico. L’ensemble, da sempre di casa su palcoscenici prestigiosi quali Salisburgo, Basilea, Parigi, Wroclaw, Londra, New York, è guidata dal suo fondatore, il flautista e direttore d’orchestra Giovanni Antonini. Nel suggestivo arcipelago di bellezze sonore e di isole musicali immaginato da Mario Brunello, direttore artistico della manifestazione, approdiamo così alla “isola antiqua”.
A inizio serata troviamo Franz Joseph Haydn con la sua Sinfonia n. 52 in do minore Hob.I:52, composta tra 1771 e 1773 circa per l’orchestra della corte Esterházy; in essa non sono ancora sviluppati in toto i caratteri tipici della Scuola di Vienna. Sin dalle prime note, la compagine orchestrale si distingue per l’ammaliante suono croccante e, al contempo, caldo e avvolgente, in un susseguirsi di sonorità sferzanti, puntute e morbide; per l’occasione Antonini, servendosi di una gestualità ampia e incisiva, propende per una lettura brillante, tesa e dinamica. Nell’Allegro assai con brio viene ben evidenziata l’audace scrittura contrappuntistica, sbalzando con grazia e levigatezza i contrasti chiaroscurali della partitura. Il successivo Andante è improntato a un clima maggiormente disteso, terso ed equilibrato, dai volumi sonori alleggeriti. Nel Menuetto e Trio: Allegretto si giustappongono l’austerità del Minuetto, con il suo rigoroso ordito a due parti, e l’armonia luminosa del Trio. Il conclusivo Finale: Presto è caratterizzato da un’energia pulsante e scattante.
Segue un omaggio ad Antonio Vivaldi, con il Concerto in re maggiore per violino, archi e basso continuo “Grosso Mogul” RV 208, composto nel 1710. L’altisonante titolo – di dubbia autenticità – compare solamente nel manoscritto di Schwerin; non alludendo affatto ad atmosfere di sapore orientaleggiante, è verosimile che si tratti di uno scherzo (non si sa, però, ai danni di chi), o forse di un riferimento al preziosissimo diamante Gran Mogol. Nel Concerto emerge il giovane violinista Dmitry Smirnov: classe 1994, originario di San Pietroburgo, vincitore di numerosi premi, ha già all’attivo debutti in celebri sedi internazionali, da Berlino a Tokyo, da Lucerna a Mosca. Eseguendo, nel primo e nel terzo movimento, le cadenze originali di Vivaldi, con freschezza e precisione al millimetro l’artista russo sciorina virtuosismi al fulmicotone, taglienti e scintillanti come un diamante, lanciandosi con tecnica di ferro e gagliardia in un violinismo spericolato e rapinoso. Nell’Allegro iniziale, dall’andamento esuberante di una fanfara, si susseguono doppie corde, passaggi di agilità nel registro sovracuto, terzine legate, languide figure cromatiche. Nel Grave. Recitativo Smirnov, accompagnato dal basso continuo formato da violoncello (Giulio Padoin), tiorba (Elisa La Marca) e clavicembalo (Riccardo Doni), lavorando di bulino cesella con eleganza e intensità pregiati arabeschi ornamentali. Nell’Allegro di chiusura si apprezzano i volteggi del violino solista, un’incessante e vigorosa cascata di suoni cristallini. Il brano vivaldiano è reso da Antonini e dal Giardino Armonico con effervescenza, spigliatezza, fluidità, libertà d’interpretazione.
Dopo l’intervallo, si prosegue sempre con una composizione del “Prete rosso”, il Concerto in si bemolle maggiore per violino, archi e basso continuo RV 368, un vero e proprio pezzo di bravura nel quale l’artista russo espugna con estrema facilità virtuosismi sfavillanti, rapidi e vorticosi, specialmente nel travolgente Allegro d’apertura e nello sfolgorante ultimo tempo, mentre nel Largo l’agogica è maggiormente comoda e ampia, quasi introspettiva. Gli interventi del violinista ben si amalgamano con la lettura di Antonini e dell’ensemble milanese, un alternarsi di sonorità spumeggianti e crepitanti, contrapposte al carattere riflessivo del secondo tempo. Dmitry Smirnov dà prova delle proprie indubbie qualità anche nel bis, il Capriccio n. 17: Sostenuto, Andante (Mi bemolle maggiore) di Niccolò Paganini, un profluvio di aguzzi picchettati e passaggi di ottave.
Chiude la serata quello che è considerato il compendio delle istanze Sturm und Drang del sinfonismo di Haydn, la Sinfonia n. 44 in mi minore “Trauer-Symphonie” Hob.I:44, musicata nel 1772 circa. Secondo la tradizione, molti anni dopo Haydn stesso disse che, al suo funerale, avrebbe voluto essere accompagnato dall’Adagio della Sinfonia: da qui deriverebbe il titolo apocrifo “Trauer-Symphonie”, ovvero “Sinfonia funebre”. Quella di Antonini è una direzione di forte espressività, rifinita con gusto, giocata su contrasti nitidi, dall’agogica spedita e dal suono vibrante e pungente. L’Allegro assai con brio è reso con incisività, dovizia di colori e una ritmica variegata. Il Menuetto: Allegretto in canone all’ottava inizia con un andamento rigido e solenne, che presto sfocia nell’aggraziata levità del Trio, dal lirismo soffuso e carezzevole. Il celebre Adagio è una raffinata oasi di sofficità, dinamiche cullanti, ricercatezze orchestrali, delicatezze sonore, affrontato dal maestro milanese e dal Giardino Armonico con politezza e cura per il dettaglio. Con il Finale: Presto si torna a tempi più frenetici e mordaci, a un’energia febbrile culminante nella rutilante, stentorea, dionisiaca coda, in un climax ascendente di tensione. Il programma ufficiale è concluso da un bis inaspettato e quanto mai gradito, la scena finale (Allegro non troppo) dal Don Juan, ou Le festin de Pierre, balletto pantomima di Christoph Willibald Gluck, di teatralissima e corrusca pregnanza, interpretata da Giovanni Antonini e dalla sua compagine con sveltezza, ariosità e vivida icasticità.
La serata, impreziosita da un suggestivo cambio di luci improntate a cromie quali rosso, arancione, azzurro, verde, blu, è stata accolta da un festante e sentito successo da parte del folto pubblico che assiepava la sala, con ripetute manifestazioni di entusiasmo per tutti gli artisti. 




Stresa Festival 2024
IL GIARDINO ARMONICO
Musiche di Franz Joseph Haydn e Antonio Vivaldi
Il Giardino Armonico
Direttore Giovanni Antonini
Violino Dmitry Smirnov
Stresa, Stresa Festival Hall, 17 agosto 2024

