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Rovigo, Teatro Sociale – Il turco in Italia

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Per quanto possa sembrare strano, parlare di spettacoli brutti è facile, parlare di quelli belli è molto complicato, perché si rischia sempre di non rendere giustizia a quello che si è visto in scena. Questo assunto vale per la nuova produzione de Il turco in Italia che vede la luce al Sociale di Rovigo in coproduzione con i teatri di Ravenna, Novara, Jesi, Rimini e Pisa: un allestimento che può tranquillamente competere con tante cose viste in circuiti ben più blasonati, segno evidente che spesso le direzioni artistiche e gli artisti stessi sono più manchevoli di idee che di risorse.

Il grande fautore di tanto successo è il regista Roberto Catalano che insieme a un team composto da Guido Buganza per le scene, Ilaria Ariemme per i costumi e Oscar Frosio per le luci, realizza uno spettacolo tanto semplice quanto profondo. L’attenzione di Catalano si concentra su Fiorilla, una donna intrappolata in una relazione ormai noiosa e spenta, in cui anche il contatto fisico è visto come una invadenza. Mentre Geronio guarda la televisione, lei sfoglia un dépliant pubblicitario, un po’ Postalmarket, e inizia a ordinare oggetti che vengono recapitati da fattorini alienati e un po’ alienanti. Una volta visto il portento, anche Geronio e Narciso non esitano a farsi risucchiare in una spirale consumistica in cui ognuno fa i suoi ordini mentre, sulle note della sinfonia, quattro ballerine glitterate e piumate illustrano ogni prodotto e avvenimento come se fosse una pubblicità degli anni ‘60 in cui il colore giallo della stabilità, ma anche della gelosia, la fa da padrone.
Ogni personaggio entra così nel suo mondo dell’accumulazione, di cui Fiorilla diventa l’emblema in quanto non accumula soltanto oggetti per la casa, in particolare caffettiere, ma anche amanti. Ad alimentare questa bramosia ci pensa il poeta Prosdocimo, pubblicitario senza scrupoli, pronto a sfruttare le vite degli altri per vendere tutto, sentimenti compresi, mentre l’unica totalmente immune risulta Zaida, che, come Albazar, è perfettamente inserita nel meccanismo della produzione, ma conserva dei sentimenti autentici e riesce a osservare con lucidità quello che le avviene intorno. Nella sua brama di possesso, Fiorilla non si fa ovviamente scrupoli a desiderare anche Selim, accorso da lontano per riprendersi Zaida, ma che rimane soggiogato da questa società occidentale dedita al consumo, tanto da rimanervi invischiato pure lui. Le persone stesse diventano quindi oggetti da possedere in un circolo vizioso che arriva poi a spezzarsi: dopo aver bramato sempre più degli altri, quando non viene più desiderata da nessuno, Fiorilla ha la rivelazione del vuoto che le sta dentro e getta tutti quei “vani ornamenti” che erano la sua stessa ragione di vita. Il finale si rivela così una presa di coscienza amara e un rifiuto della vita condotta finora.
Catalano dimostra di essere un ottimo Dramaturg di sé stesso, ma di non avere assolutamente problemi a sporcarsi le mani sul palcoscenico, firmando una regia estremamente ben congegnata, tra tempi comici azzeccatissimi e un perfetto scavo nel dramma di Fiorilla, gestito con una naturalezza quasi commovente, mentre l’azione stessa sembra scaturire senza sforzo dai versi di Felice Romani e della musica di Rossini

Sul fronte musicale, Marco Crispo dirige con brio, optando per tempi per lo più scattanti e teatrali. Meno variegate appaiono in compenso le dinamiche, e non sempre a fuoco è la concertazione, come evidenziano alcuni scollamenti tra palco e buca. L’Orchestra Luigi Cherubini risponde compatta e con un bel suono scintillante al gesto del giovane direttore, mentre il Coro Lirico Veneto appare più timido e non sempre in sintonia con la bacchetta.

Notevole risulta poi il cast assemblato, a partire da Muharram Huseynov nei panni di Selim. Nato a Baku e perfezionatosi all’Accademia del Teatro alla Scala, il basso-baritono presenta una voce ben timbrata, quasi vellutata, e omogenea tra i registri, che brilla soprattutto nei momenti più distesi, mentre appare meno florida nei passi più concitati, come il duetto “D’un bell’uso di Turchia” del secondo atto. Chi invece distilla sillabati perfetti è Giulio Mastrototaro, che disegna un Don Geronio pressoché perfetto grazie all’ampia voce e a un fraseggio assai curato, non solo nei momenti più tipicamente buffi, ma anche in quelli più teneri come il duetto con Fiorilla “Son la vite sul campo appassita”. Bruno Taddia è un Prosdocimo perfetto dal punto di vista interpretativo, così cinico nella sua ossessione del dramma, ma non sempre vocalmente centrato.
Sul fronte tenorile, Francisco Brito è un Don Narciso dotato di bella voce e di un notevole slancio in acuto, come dimostra anche una buona esecuzione della sua aria del secondo atto “Tu seconda il mio disegno”. Antonio Garés, da parte sua, sa dare il giusto risalto agli interventi di Albazar con una voce chiara ma sempre bene a fuoco. Gli fa da ottimo contraltare la Zaida di Francesca Cucuzza, dotata di voce corposa e insolito piglio drammatico.
Chiude il cast la primadonna. Giuliana Gianfaldoni è una Fiorilla che aderisce perfettamente all’idea registica tramutandosi da un semplice prodotto costruito della società dell’apparire a donna dolorosamente consapevole. Non siamo di fronte a una cantante dalle spericolate agilità, che vengono sgranate in modo quasi meccanico, ma la sua voce non debordante e quasi lamentosa viene valorizzata dalle oasi liriche e quasi tragiche come la grande aria del secondo atto.
Il pubblico non lesina applausi dopo la maggior parte delle arie e dei vari numeri musicali e sancisce un vigoroso successo allo spettacolo, sia per i cantanti che per la direzione, con punte di entusiasmo per Mastrototaro e Gianfaldoni. Chiudiamo facendo notare che il Teatro Sociale quasi al completo per la recita della domenica pomeriggio è segno che forse si può anche uscire dal terreno dei soliti Barbieri e Cenerentole.

Teatro Sociale – Stagione Lirica
IL TURCO IN ITALIA
Dramma buffo in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gioachino Rossini

Selim Muharram Huseynov
Fiorilla Giuliana Gianfaldoni
Don Geronio Giulio Mastrototaro
Don Narciso Francisco Brito
Prosdocimo Bruno Taddia
Zaida Francesca Cucuzza
Albazar Antonio Garés

Orchestra Luigi Cherubini
Coro Lirico Veneto
Direttore Marco Crispo
Maestro del coro Flavia Bernardi
Regia Roberto Catalano
Scene Guido Buganza
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Oscar Frosio

Nuovo allestimento
Coproduzione Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Alighieri di Ravenna,
Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro Coccia di Novara,
Teatro Amintore Galli di Rimini, Teatro Verdi di Pisa
Rovigo, 25 febbraio 2024

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