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Roma, Teatro dell’Opera – Serata di musica e danza con Omer Meir Wellber ed Eleonora Abbagnato

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La vita e la sua costitutiva incompiutezza. Ne ha parlato in un saggio di grande fascino lo studioso americano Thomas Harrison: persino le attività che ci paiono più prossime alla pienezza – conoscere, amare, agire eticamente – si fondano in realtà su una mancanza, che ci proietta verso un altrove mai pienamente raggiunto. L’arte ha espresso questo desiderio di compiutezza in maniera forte e struggente: si pensi solo a Michelangelo, alla perfezione formale della sua prima, iconica Pietà, quella che realizza per la Basilica di San Pietro nel 1499, all’età di 24 anni. Alla fine della sua vita, tra il 1560 e il 1564, Michelangelo torna sul tema del compianto della Madre sul Figlio (è la cosiddetta Pietà Rondanini, oggi al Castello sforzesco di Milano) ma lo fa con una grafia scultorea che trova proprio nell’incompiutezza la forza di un incantamento che interroga e turba chi vi si accosta, nella sua umanissima imperfezione.

Il caso forse più famoso di incompiutezza nella storia della musica è quello del Requiem di Mozart, poi completato dall’allievo Süssmayr. Il Teatro dell’Opera di Roma e il direttore Omer Meir Wellber hanno deciso di lavorare su questo tema, facendo precedere il capolavoro mozartiano da un altro lavoro incompiuto e completato da altra mano: il Quartetto per pianoforte e archi in la minore di Gustav Mahler, il cui Scherzo è stato terminato da Alfred Schnittke nel 1988. Al pianoforte lo stesso Wellber, insieme a Vincenzo Bolognese (violino), Leonardo Li Vecchi (viola) e Andrea Noferini (violoncello), professori dell’Orchestra dell’Opera di Roma. Sul palco una inedita coppia di danzatori d’eccezione, la direttrice del Corpo di ballo della Fondazione Capitolina Eleonora Abbagnato e la stella spagnola Sergio Bernal.

Proximity or Closeness è il titolo dell’originale progetto, un duetto virtuoso che esprime le irrisolte difficoltà tra l’essere vicini e l’appartenersi creato da Ermanno Sbezzo in collaborazione con il Teatro Massimo di Palermo e la Raanana Symphonette di Tel Aviv, che arriva per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. Coreografo e maestro di ballo in compagnie di tutto il mondo, Sbezzo dopo aver danzato per otto anni in Germania si è unito al Ballets Jazz Montréal, indiscussa eccellenza della danza contemporanea.
Il risultato di questo inedito dialogo tra autori e forme d’arte è assolutamente affascinante, anche per l’eccellente esecuzione musicale dei solisti e la vibrante resa fisica dei danzatori. Il pezzo di Mahler è un’opera giovanile, da un lato debitrice dei grandi modelli di Brahms e Schumann, dall’altro molto ardito dal punto di vista armonico e soprattutto nella gestione della forma. Che dovrebbe essere in forma sonata e quindi con una direzionalità molto chiara. Invece, un po’ per le armonie, un po’ per l’ossessività e la ciclicità dei temi, il brano costituisce una sorta di tentativo di superamento della tradizione restandovi dentro. Schnittke recupera e completa il lavoro cent’anni dopo Mahler, ma non lo fa in chiave filologica: compositore post moderno, Schnittke palesa qui come altrove una vena dissacratoria e la volontà di giocare con gli stili. Se dunque in Mahler c’era il senso della fine imminente di una certa cultura musicale, con Schnittke si contempla quella fine ormai compiuta, con il senso della forma ormai completamente demolito.

Nella seconda parte della serata, Wellber è salito sul podio dei complessi romani per il Requiem di Mozart. Un’esecuzione invero singolare, anzitutto perché il direttore ha scelto di inserire i tromboni dentro il coro, con l’effetto di dividere la massa e creare qualche disequilibrio nel corso dell’esecuzione. Che poi – ed è questo il secondo motivo di originalità della serata – si è conclusa non come da spartito con il Lux aeterna, ma con il sublime Lacrimosa. Una decisione pare motivata dal desiderio di indurre a una più profonda riflessione sulle contraddizioni della contemporaneità, sulle guerre che attanagliano il mondo e sulla sofferenza che generano. Una decisione che ci sembra comunque arbitraria, tanto più che la conclusione del Requiem è straordinaria, con il coro a scandire le parole latine Quia pius es: quasi un ricatto del credente nei confronti di Dio, al quale l’uomo si permette di ricordare che lui solo è santo e misericordioso e dunque, in qualche modo, “dovrà” accordare pace e salvezza al defunto.
Dal punto di vista musicale, Wellber ha offerto una lettura totalmente romantica della musica mozartiana, restituita con suono turgido e rotondo, con forti contrasti dinamici e nel segno di un fraseggio vario e sfumato. Il coro, guidato da Ciro Visco, lo ha seguito con grande impegno, al netto degli squilibri di cui accennavamo prima e di una non perfetta messa a fuoco delle voci sopranili. Ottimo il contributo dei quattro solisti: Hila Baggio (soprano), José Maria Lo Monaco (mezzosoprano), Luis Gomes (tenore) e Giorgi Manoshvili (basso).
Vivissimo il successo per tutti.

Teatro dell’Opera – Stagione 2023/24
PROXIMITY OR CLOSENESS
Quartetto per pianoforte e archi in la minore
Musiche di Gustav Mahler / Alfred Schnittke

Coreografia Ermanno Sbezzo
con Eleonora Abbagnato e Sergio Bernal

Violino Vincenzo Bolognese
Viola Leonardo Li Vecchi
Violoncello Andrea Noferini
Pianoforte Omer Meir Wellber

REQUIEM in re minore per soli, coro e orchestra K626
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Omer Meir Wellber
Maestro del coro Ciro Visco
Soprano Hila Baggio
Mezzosoprano José Maria Lo Monaco
Tenore Luis Gomes
Basso Giorgi Manoshvili

Roma, 10 febbraio 2024

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