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Parma, Teatro Regio – Tosca

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La tradizione operistica che affonda le sue radici nel teatro di Visconti, il massimo rispetto del libretto, immagini stilizzate e poetiche piuttosto che realistiche. Sono queste le linee che muovono Joseph Franconi Lee nel suo approccio a Tosca di Giacomo Puccini, lungamente applaudita sul palco del Teatro Regio di Parma. Lo spettacolo, nato nel 1999 per il Comunale di Bologna e per una diva del calibro di Raina Kabaivanska, fu creato da Alberto Fassini e viene ripreso dal regista italo-americano che lo trasforma in una sorta di noir francese anni Cinquanta. Parte importante hanno le scene di William Orlandi (che cura anche i bei costumi) e che fanno perno su una grande scalinata, presente in tutti e tre gli atti, affiancata di atto in atto da altri elementi che caratterizzano in maniera efficace i luoghi del dramma. Così, in Sant’Andrea della Valle, troviamo da un lato un’immagine della Madonna e dall’altro una enorme tela posta per terra, con la Maddalena, sulla quale Cavaradossi sale anche per dipingerne il “bel sembiante”. Nel secondo atto, la finestra di palazzo Farnese illumina la tavola imbandita per la “povera cena” di Scarpia, ingombra più di crocifissi che di cibo, mentre nel terzo – ça va sans dire – è una imponente sagoma dell’Arcangelo a incombere sul palco e sui personaggi. Le luci sovente fredde di Andrea Borelli scandiscono le tappe del dramma, dando evidenza plastica a diversi momenti di indubbia presa sul pubblico, tra i quali spicca il Te Deum del finale Atto primo, che si innalza contro una cupola in controluce, come fosse una visione dal forte impatto pittorico.

Sin dalle prime battute – quelle che scolpiscono il ritratto del feroce Scarpia – si capisce che la lettura di Daniel Oren, sul podio di un’ottima Filarmonica Toscanini, sarà nel segno di una accesa drammaticità. Il suono è ovunque nitido, fortemente scandito, dal respiro eminentemente sinfonico, ma alternato in modo sapiente a pagine dove prevale il morbido abbandono lirico. Particolarmente suggestivo è il quadro descrittivo della limpida alba romana che apre il terzo atto (bravissimo il pastore di Sofia Bucaram), pittura ambientale utile a preparare l’intensità drammatica di ciò che segue. Oren è un eccellente musicista e sa come accompagnare le voci: dipana così con amorevole cura i momenti elegiaci del capolavoro pucciniano, che ne vengono esaltati dal confronto con quelli di più scoperta tensione emotiva. Bellissimo il tappeto sonoro che il maestro israeliano appresta per il “Vissi d’arte”, poi bissato, della protagonista. Che è una Erika Grimaldi chiamata quasi all’ultimo a sostituire la primadonna annunciata: la sua è una Tosca fortemente interiorizzata, forte di una sapiente ricerca espressiva e di un fraseggio ovunque sfumato, quindi pienamente convincente anche per quella sua voce dolce e delicata, omogenea in tutti i registri, ben sostenuta nell’arco melodico.

Brian Jagde, annunciato indisposto, si segnala per la schietta bellezza di un timbro tenorile privilegiato, corposo e scuro nei centri, svettante in acuto: l’interprete, al netto di qualche lieve incrinatura dovuta alla non perfetta forma fisica, si muove nel segno di una scoperta estroversione, magari un po’ generico ma comunque apprezzabile. Grandi applausi accompagnano l’esibizione di Luca Salsi, genius loci tornato a cantare al Regio dopo diversi anni: il suo Scarpia cupo, iroso, sadicamente lascivo, tende più alla declamazione che al cinico ripiegamento. Il fraseggio è sempre la punta di diamante di un interprete la cui presenza scenica è altrettanto incisiva.
Molto bene hanno fatto i diversi comprimari, a cominciare dall’ottimo Angelotti di Luciano Leoni e dal sagrestano di Roberto Abbondanza, sino a Spoletta (Marcello Nardis), Sciarrone (Eugenio Maria Degiacomi), mentre meno a fuoco è parso il carceriere di Lucio Di Giovanni. Di notevole qualità l’esibizione delle compagini corali: quella del Regio, istruita da Martino Faggiani, e il coro di voci bianche guidato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Teatro Regio di Parma – Stagione 2023/24
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Tosca Erika Grimaldi
Mario Cavaradossi Brian Jagde
Scarpia Luca Salsi
Cesare Angelotti Luciano Leoni
Il Sagrestano Roberto Abbonanza
Spoletta Marcello Nardis
Sciarrone Eugenio Maria Degiacomi
Un carceriere Lucio Di Giovanni
Un pastore Sofia Bucaram

Filarmonica Arturo Toscanini
Direttore Daniel Oren
Coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro Martino Faggiani
Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Joseph Franconi Lee
da un’idea di Alberto Fassini
Scene e costumi William Orlandi
Luci Andrea Borelli

Allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, 25 maggio 2024

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