Chiudi

Parma, Teatro Regio – L’elisir d’amore

Condivisioni

Venerdì 15 marzo, al Teatro Regio di Parma, è andata in scena con grande successo di pubblico la prima rappresentazione de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti: un nuovo allestimento coprodotto con il Regio di Torino. Lo spettacolo nasce dalla rilettura che Daniele Menghini riserva al personaggio di Nemorino, che con la sua semplicità e genuinità fatica a trovare nell’ottica del regista “il suo posto nel mondo”, tant’è che decide di auto-fabbricarselo nella bottega di un teatro di marionette dove arriva, attraversando la platea, durante le note del Preludio. Il primo atto si svolge dunque in una falegnameria dove Nemorino, probabilmente un artista sconsolato, o un “Geppetto contemporaneo”, intaglia “su misura” la sua amata Adina. Come in un sogno, Adina e tutte le altre marionette e burattini (coristi e figuranti) prendono vita riempiendo la scena disegnata da Davide Signorini, creando immagini suggestive e garantendo dinamicità alla rappresentazione grazie alla riuscita collaborazione con la compagnia  I Burattini dei Ferrari e anche grazie ai pregevoli costumi di Nika Campisi.
L’azione viene quindi trasferita dalle campagne basche a un mondo fantasioso popolato da Nemorino e dalle sue marionette tra cui, oltre ad Adina, figurano anche il sergente Belcore e Giannetta, mentre il “dottor” Dulcamara è un abile burattinaio con i tratti di Mangiafuoco. Da marionettista che crea e muove i personaggi, Nemorino diventa lui stesso un burattino guidato dai fili del destino, simboleggiato da una grande mano che gli gravita sopra proprio nel momento in cui si interroga sull’amore in un momento di intima riflessione (Una furtiva lagrima). La lettura di Menghini, quasi a voler conciliare tradizione e innovazione, è ricca di simboli che creano un’atmosfera molto differente rispetto a quella che ci si aspetta, forse giustamente, in un’opera come Elisir. Sulla narrazione aleggia infatti un’aura quasi inquietante, incarnata da una figura non facilmente identificabile, dalle sembianze umane ma con la testa di un grillo, che sbrana la gamba di una marionetta mentre si aggira tra i personaggi.
Superato un iniziale momento di disorientamento, e al netto di qualche risvolto oscuro, emerge pur sempre la consueta leggerezza del melodramma giocoso e il pubblico dimostra di apprezzare il lavoro registico, seppur con applausi meno calorosi rispetto a quelli riservati a cantanti e direttore.

A trasformare il successo in un trionfo ci pensa Francesco Meli nella parte di Nemorino, con un’interpretazione incisiva e allo stesso tempo capace di delicate sfumature. Il tenore si dimostra in ottima forma vocale e affronta la prova con una buona omogeneità sia nel registro centrale che in quello acuto, e sfoggiando una spontaneità di canto che ne esalta il bellissimo timbro lirico. A conquistare è anche il suo fraseggio elegante e accurato: di grande impatto l’esecuzione della celeberrima “Una furtiva lagrima”, dove dimostra la sua maturità artistica con efficaci pause e lunghi pianissimi (si può morir) che mandano in visibilio il pubblico, al quale l’artista concede il bis della romanza.
Grande successo anche per Roberto de Candia nelle vesti del “dottor” Dulcamara. Ottimo sia nella resa vocale che teatrale, l’interprete mette perfettamente in risalto il carattere del medico ciarlatano e il suo fascino menzognero e adulatorio. Il sergente Belcore è il giovane baritono Lodovico Filippo Ravizza, che convince pienamente mettendo in luce un timbro brunito, rotondo, e una buona emissione che gli garantisce un bel legato e una linea di canto omogenea. Nei panni di Adina figura il soprano armeno Nina Minasyan, anche lei apprezzata dal pubblico: il timbro risulta piacevole ma il volume è piuttosto leggero al centro e l’interpretazione non più che corretta. Efficace la prova di Yulia Tkachenko come Giannetta.

La parte musicale è sostenuta dalla lettura di Sesto Quatrini, che dirige l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna con tempi puntualmente adeguati e un’ottima intesa con gli artisti sul palco, grazie a dinamiche e volumi ben controllati, calibrando a dovere l’elemento giocoso con la vena patetico-sentimentale.
Ottima anche la prova del coro del Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Teatro Regio di Parma – Stagione 2023/24
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti
Libretto Felice Romani
da Le Philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Nina Minasyan
Nemorino Francesco Meli
Belcore Lodovico Filippo Ravizza
Dulcamara Roberto de Candia
Giannetta Yulia Tkachenko

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Sesto Quatrini
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Daniele Menghini
Scene Davide Signorini
Costumi Nika Campisi
Luci Gianni Bertoli
Burattini I Burattini dei Ferrari

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
in coproduzione con il Teatro Regio di Torino
Parma, 15 marzo 2024

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino