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Parigi, Opéra Bastille – La Vestale

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Il nume tutelar degli infelici (o, meglio, la déesse tutélaire des infortunés) ha assistito stavolta solo in parte la ripresa all’Opéra Bastille del capolavoro di Gaspare Spontini, creato proprio per i palcoscenici parigini nel 1807. A convincere meno è sicuramente la regia di Lydia Steier – oggetto di aperte contestazioni da parte di alcuni settori del pubblico – mentre regge in maniera più che soddisfacente la parte vocale.

Se a ogni modo va dato atto alla messa in scena (grazie anche e soprattutto a scenografia, costumi e luci) di riuscire a creare un allestimento visivamente accattivante e dinamico – cosa non scontata per una partitura tutto sommato statica come La Vestale – è l’idea complessiva della regia a lasciare perplessi. A ispirare lo spettacolo è l’opera della scrittrice Margaret Atwood, e in particolare Il racconto dell’ancella, un romanzo distopico rivisitato da Steier in salsa cattolica e controriformistica: la scena è ambientata presumibilmente in una Roma anni ’40, governata da un cupo regime teocratico clerico-fascista, in cui tutti – compresa la Grande Vestale – indossano uniformi, il culto di Vesta è rimpiazzato dal culto mariano, e la scena del trionfo da un autodafé. L’interpretazione è ulteriormente confermata dalle numerose sottotrame “mute” che la regia innesta a fianco del libretto originale (fino a un parziale stravolgimento del finale) a sottolineare, in maniera quasi pedante, la condanna dell’oppressione patriarcale e del fanatismo religioso, con tanto di citazione volterriana proiettata in chiusura. Se questa interpretazione politica, pur semplicistica e didascalica, è inevitabile visto il nostro Zeitgeist, e tutto sommato ancora compatibile con l’humus illuminista da cui nasce l’opera di Spontini, meno digeribile risulta un certo gusto per il grand guignol (se non direttamente per lo splatter) che permea la messa in scena, con tanto di esecuzioni sommarie, cadaveri impiccati, vestali fustigate e addirittura suppliziati scorticati vivi durante il trionfo/autodafé (e siamo ancora al primo atto!). Ed è forse stato questo aspetto a suscitare le proteste del pubblico dell’Opéra Bastille (che pure è abituato a interpretazioni “bizzarre”). Superflue e di cattivo gusto, come al solito, le proiezioni video.

Meno discutibile la scelta del cast, dominato dalla voce calda e piena del tenore statunitense Michael Spyres, centrato nel suo repertorio e quindi perfettamente a suo agio come Licinius. Interpreta il ruolo di Julia Èlodie Hache: chiamata a sostituire all’ultimo momento l’indisposta Elza van den Heever, riesce comunque a restituire una Vestale convincente e tecnicamente precisa. Tra i comprimari spicca il cavernoso Souverain Pontife di Jean Teitgen, mentre per quanto riguarda la Grande Vestale della ginevrina Ève-Maud Hubeaux, qualche sbavatura nell’emissione, in particolare nel registro acuto, è ampiamente compensata dal bel timbro scuro e dall’impressionante tenuta del palcoscenico. A convincere decisamente meno è Julien Behr nel ruolo di Cinna, che risulta a tratti ingolato. Buona invece la prova di Florent Mbia, Le Chef des Aruspices. La direzione di Bertrand de Billy risulta precisa, in linea con la partitura e stilisticamente adeguata, anche se l’orchestra finisce qua e là per sovrastare i cantanti. Bene il coro diretto da Ching-Lien Wu.
In definitiva, se da un punto di vista vocale la produzione ha sicuramente molto da offrire, la regia engagé calca troppo la mano fino a stravolgere l’atmosfera e il senso dell’opera, rendendo poco godibile uno spettacolo dalle buone potenzialità di partenza.

Opéra Bastille – Stagione 2023/24
LA VESTALE
Tragédie-lyrique in tre atti
Libretto Étienne de Jouy

Musica Gaspare Spontini

Julia Èlodie Hache
Licinius Michael Spyers
Cinna Julien Behr
La Grande Vestale Ève-Maud Hubeaux
Le Souverain Pontife Jein Teitgen
Le Chef des Aruspices Florent Mbia

Orchestra e Coro dell’Opéra national de Paris
Direttore Julien Behr
Direttore del coro Ching-Lien Wu
Regia Lydia Steier
Scene Étienne Pluss
Costumi Katharina Schlipf
Luci Valerio Tiberi
Drammaturgia Olaf Schmitt

Parigi, 19 giugno 2024

 

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