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Parigi, Opéra Bastille – La traviata (con Sierra, Barbera, Tézier, direttore Sagripanti)

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Giovedì 8 febbraio all’Opéra Bastille va in scena La traviata, il capolavoro di Giuseppe Verdi ambientato proprio nella frenetica Parigi. Il successo è enorme: dopo la scena della morte di Violetta, il pubblico che riempie la sala tributa agli interpreti una standing ovation. Il merito è in primo luogo dell’eccellente esecuzione, che vede un cast di primissimo ordine supportato da una direzione espressivamente varia e puntuale nel valorizzare le prove degli artisti sul palco.

Giacomo Sagripanti guida l’orchestra dell’Opéra di Parigi prestando primaria attenzione all’eleganza del suono, e ottenendo un ottimo risultato che garantisce una lettura omogenea e dinamica, con tempi che favoriscono la giusta fluidità narrativa e, all’occorrenza, incisività drammatica. In particolare, riesce a controllare al meglio i volumi sonori dell’orchestra, permettendo così ai cantanti di esprimersi facendo largo utilizzo di mezzevoci e sfumature che caratterizzano con raffinatezza l’intera esecuzione.

Il maggior successo lo raccoglie la protagonista, Nadine Sierra. La sua è una performance di rara intensità e accuratezza che riesce a commuovere e a valorizzare ogni frase disegnando al meglio i sentimenti di Violetta. Sfoggia una ottima tecnica vocale che, insieme al timbro brunito, al buon volume e al fraseggio estremamente ricercato, le garantiscono di imprimere al personaggio la necessaria forza espressiva. Fa largo utilizzo di filature e varietà di colori e dinamiche: in particolare, risulta di grande impatto la cadenza di “Ah fors’è lui”, dove conquista il pubblico. Nadine Sierra dimostra insomma di avere una grande maturità e profondità interpretativa che le permettono di affrontare in modo incisivo anche il finale dell’opera, improntato a un forte registro drammatico.

Alfredo è interpretato da René Barbera, che offre una linea di canto omogenea, caratterizzata da un legato impeccabile e suoni che trovano particolare lucentezza nel registro acuto; forte di una emissione ben controllata, il cantante si dimostra efficace anche nella tessitura centrale. Le caratteristiche di tenore lirico dal timbro chiaro e squillante ne fanno un ottimo interprete, che risulta credibile sia nei momenti appassionati che nelle carezzevoli mezzevoci del duetto “Parigi, o cara”.
Ludovic Tézier, il terzo grande nome di questo cast, brilla per la sua solida esperienza sul palcoscenico e per la bellezza e robustezza vocale che lo caratterizzano. La sua interpretazione di Giorgio Germont è magistrale. Tézier cesella suoni perfettamente equilibrati e un fraseggio ricco di sfumature e colori, conferendo al personaggio autorevolezza, eleganza e complessità straordinarie. Risulta vincente la forte intesa con Nadine Sierra nel grande duetto del secondo atto, dove gli interpreti delineano con pathos i contrastanti sentimenti dei due personaggi.
Marine Chagnon è incisiva nella parte di Flora. Di buon livello anche le prove di Cassandre Berthon nel ruolo di Annina e Vartan Gabrielian nelle vesti del Dottore di Grenvil. Pregevoli gli interventi del coro dell’Opéra di Parigi preparato da Alessandro Di Stefano, apprezzato particolarmente nel coro dei Mattadori.

L’allestimento è una coproduzione con la Wiener Staatsoper ed è firmato da Simon Stone, che trasla il soggetto verdiano dai salotti parigini dell’Ottocento a una discoteca dei nostri giorni dove nel primo atto Violetta, influencer, trascorre la serata seguita da numerosi amici. La scena si apre su una piattaforma a due facce disposte ad angolo retto, che ruota al centro del palco: su di essa vengono proiettate fotografie e filmati delle pagine social di Violetta con l’intenzione di evidenziarne la personalità vivace e disinibita. L’utilizzo continuo di questa struttura garantisce fluidità e dinamismo alle scene aiutando la narrazione con proiezioni e veloci cambi scenografici. Al netto dello spostamento temporale, il primo atto riesce a mantenere una certa coerenza tra libretto e allestimento, coerenza che però va scemando con il trascorrere dell’opera sino ad arrivare a un finale in cui la narrazione drammatica non è visivamente credibile. Nel terzo atto, infatti, la sofferente Violetta si ritrova su una poltrona, attaccata a una flebo, in quella che sembra essere una casa di cura, per poi alzarsi e ritrovarsi (probabilmente in sogno) davanti alla discoteca dell’inizio dell’opera dove incontra il dottore di Grenvil e canta l’aria “Addio del passato”, finita la quale si riposiziona su un letto d’ospedale.
I costumi di Alice Babidge sono in sintonia con l’impostazione registica, all’inizio raffinati ed eleganti per poi adeguarsi alla tetra camera d’ospedale. Molto efficaci le luci di James Farncombe che riescono a valorizzare bene gli elementi scenici, spostando l’attenzione anche su particolari di secondo piano nelle scene di insieme.

Opéra Bastille
LA TRAVIATA
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
da ‘La dame aux camélias’ di Alexandre Dumas figlio
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valery Nadine Sierra
Alfredo Germont René Barbera
Giorgio Germont Ludovic Tézier
Flora Bervoix Marine Chagnon
Annina Cassandre Berthon
Gastone Maciej Kwasnikowski
Il barone Douphol Alejandro Baliñas Vieites
Il dottore di Grenvil Vartan Gabrielian
Il marchese d’Obigny Florent Mbia
Giuseppe Hyun-Jong Roh
Un domestico Olivier Ayault
Un commissario Pierpaolo Palloni

Orchestra e Coro dell’Opéra national de Paris
Direttore Giacomo Sagripanti
Maestro del coro Alessandro Di Stefano
Regia Simon Stone
Scene Bob Cousins
Costumi Alice Babidge
Luci James Farncombe

Allestimento coprodotto con la Wiener Staatsoper
Parigi, 8 febbraio 2024

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