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Padre Davide da Bergamo: l’organo bandistico-orchestrale – Marco Cadario, organista (Sonitus CD)

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Potrebbe sembrare strano che, in un sito web dedicato primariamente all’opera lirica, trovi spazio la recensione di un CD di musica organistica: il teatro e la chiesa parrebbero, in effetti, mondi completamente separati. In realtà un punto di legame c’è: in questo caso non parliamo delle fugaci apparizioni organistiche nelle partiture liriche (dal Trovatore a Tosca) per caratterizzare ambienti sacri e celebrazioni liturgiche, né dell’organo usato, in Cavalleria rusticana come nell’Otello di Verdi, come un vero e proprio strumento orchestrale, ma della musica di chiarissima ispirazione operistica che non sarebbe stato strano ascoltare in una chiesa lombarda nell’Ottocento.

Non è forse così noto che, prima della riforma ceciliana di inizio Novecento e prima che un motu proprio di papa Pio X proibisse severamente l’esecuzione di “musica teatrale” nella liturgia, era addirittura uso comune che i temi più popolari delle opere liriche di successo diventassero materiale per un Offertorio o per un’Elevazione — d’altronde chi ha visto il Gattopardo non dimenticherà l’organo che suona un passo della Traviata, e chi ha letto Giuseppe Giusti ricorderà il poeta narrare di quella volta in Sant’Ambrogio in cui udì, nel momento della consacrazione, «di verso l’altare, un suon di banda»: «Era un coro del Verdi; il coro a Dio / là de’ Lombardi miseri assetati; / quello: “O Signore, dal tetto natio”, / che tanti petti ha scossi e inebriati.». Il “suon di banda” di Grossi è, per giunta, una caratteristica degli organi costruiti nel periodo, la cui disposizione fonica, ovvero l’elenco dei timbri a disposizione dell’esecutore, comprendeva una gran quantità di registri ad ancia di chiara imitazione orchestrale (trombe, fagotti, bombarde e corni inglesi), ottavini dal suono penetrante e addirittura effetti speciali come il rullante (simulato dal suono simultaneo di canne molto gravi in battimento) e vere percussioni (grancassa, piatti e campanelli).

Dopo decenni in cui gli strumenti ottocenteschi avevano sovente subito mutilazioni per essere adattati al mutato uso liturgico (sostituendo pacati registri flautati o violeggianti alle trombe squillanti), i frequenti restauri degli ultimi anni hanno invece riscoperto il valore di questi strumenti storici, che sono stati spesso ripristinati alla condizione originale da valenti maestri dell’arte organaria. Quale repertorio allora eseguire su questi strumenti rinnovati all’antico splendore? I primi candidati vanno cercati tra le opere del pesarese Giovanni Morandi, del cremasco Vincenzo Petrali e ovviamente nella produzione di Felice Moretti, più noto come padre Davide da Bergamo. Nato nel 1791 e morto nel 1863, fu allievo di Simone Mayr, che fu maestro anche di Donizetti; entrato nell’ordine francescano, divenne organista della chiesa di Santa Maria in Campagna di Piacenza, per la quale fece costruire un imponente organo dai fratelli Serassi di Bergamo. Compositore estremamente prolifico, veniva spesso chiamato a inagurare organi di nuova costruzione in tutta Italia diventando così anche testimonial delle creazioni organarie d’avanguardia. Lo stile privilegiato da padre Davide è quello popolare del tempo: quello dell’opera lirica. Lo si riconosce nelle forme delle sinfonie e delle sonate che rispecchiano le strutture delle ouverture di Rossini o di Donizetti come nei processi melodici e armonici tipici delle scene liriche, con certe strette che sembrano davvero originare dalla riduzione per tastiera di un qualunque finale d’atto di un’opera del periodo, mentre manca quasi del tutto la severità del contrappunto che siamo soliti associare alla musica sacra organistica.

È quindi a padre Davide che l’organista Marco Cadario ha dedicato per l’etichetta Sonitus l’incisione che presentiamo, eseguita sull’organo Giovanni Franzetti (1849) della chiesa dei santi Giovanni Battista e Maurizio in Caravate (VA) (restauro Dell’Orto-Lanzini 2012), e che si aggiunge a una lista che continua ad allargandosi di registrazioni dedicate al compositore orobico. La successione delle tracce registrate potrebbe, più o meno, essere il programma organistico di una messa ottocentesca: una sonata iniziale, e una pastorale per il tempo natalizio; una serie di sei versetti, brevi composizioni da eseguirsi in sostituzione delle risposte dell’assemblea nell’esecuzione in alternatim dell’Ordinarium Missæ. A seguire, un brano per l’Offertorio, uno per l’Elevazione e uno per il Postcommunio, prima della grande sinfonia finale.

Il programma del disco viene sfruttato anche per mostrare nelle varie caratteristiche e capacità dello strumento. Cadario non abusa, come si potrebbe essere spinti a fare, degli effetti orchestrali per rendere lo stile teatrale: ne è un esempio la sapiente alternanza tra la semplicità dei principali e il luminoso ripieno all’italiana nella Sonata in Sol maggiore d’apertura per rendere il tipico effetto di domanda-risposta che spesso ricorre nelle scene liriche del primo Ottocento, riproducendo anche, in un finale trascinante (ma in cui il trombone al pedale risulta talvolta un po’ ingombrante) la concitazione di un’esecuzione orchestrale.
La Pastorale in La maggiore forse resta un po’ vittima dello stato non ottimale dei registri ad ancia; continuando con i Sei Versetti in Fa maggiore, si ha davvero la possibilità di mettere in mostra tutti gli aspetti dell’organo: c’è spazio per la Voce umana, per i cantabili del Corno inglese, per lo stile marziale con piatti e grancassa, per lo squillante Ottavino e pure, nell’ultimo movimento, per i Campanelli. In ciascuno di essi, riesce bene all’esecutore la resa delle melodie nell’imitare il canto, per quanto alcuni dei versetti beneficerebbero di un tempo leggermente più spedito.

Nella seconda parte del CD, si distingue in particolare la sonata per l’Elevazione per il gusto con cui le frequenti appoggiature e cadenze sembrano trovare il ritmo di una romanza lenta e riflessiva, rispettando l’articolazione che darebbe un cantante; la sonata per l’Offertorio non manca di una brillante leggerezza mentre nel Postcommunio Cadario dà sfogo agli effetti bandistici, con le trombe e il rullante. Per finire, la Grande sinfonia in do minore è il brano di più ampio respiro tra quelli presentati nel CD, e che segue più da vicino la tipologia della scena lirica secondo la “solita forma”: c’è un’introduzione lenta affidata al ripieno, una cavatina in cui sono protagonisti i principali, un tempo di mezzo in cui i colpi di grancassa e un crescendo dato dall’ingresso dei registri di flauto in mutazione apra il varco a una vera e propria cabaletta (e gli interventi del contrabbasso al pedale suonano come i pertichini del coro). La scena si avvia così alla conclusione con l’aggiunta delle ance e una prima stretta; fedele agli schemi dell’epoca belcantistica padre Davide ritorna alla cabaletta prima di arrivare al crescendo e alla stretta finale, questa volta realizzate nella registrazione con l’ausilio del ripieno, delle ance e, per gli ultimi accordi V-I, dei campanelli. Un vero finale d’opera che chiude, oltre all’ipotetica liturgia ottocentesca, anche il nostro disco.

Se, a dire il vero, le incisioni di opere di padre Davide non sono una particolare novità, anche a causa della necessità di valorizzare un vasto patrimonio organario che è quasi esclusivamente adatto a questo genere di repertorio, è interessante che il repertorio scelto da Cadario riesca a immergere l’ascoltatore in una messa organistica del periodo, piuttosto che offrire solamente i “pezzi da concerto” più noti di padre Davide (con i brani “descrittivi” come l’Incendio ideale o Le Cinque giornate di Milano o la famosa Sinfonia con il tanto applaudito Inno popolare con la sua citazione forse un po’ ironica dell’inno asburgico). L’esecuzione, particolarmente attenta agli aspetti operistici di questo repertorio (anche sulla scorta degli studi musicologici di Marco Ruggeri), potrà dunque incuriosire non solo gli appassionati di musica organistica ma anche i melomani che potranno così scoprire un aspetto meno noto della ricezione dell’opera ottocentesca e del suo stile che aveva conquistato anche i sacri altari.

PADRE DAVIDE DA BERGAMO:
L’ORGANO BANDISTICO-ORCHESTRALE
Musiche di padre Davide da Bergamo
Marco Cadario organo
Organo Giovanni Franzetti (1849) restauro Dell’Orto-Lanzini (2012)
Chiesa dei santi Giovanni Battista e Maurizio, Caravate (VA)
Etichetta: Sonitus
Formato: cd

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