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Novara, Teatro Coccia – Cavalleria rusticana e Pagliacci

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Il Teatro Coccia ha iniziato una fase di intensa attività produttiva mettendo in cantiere diversi nuovi allestimenti. Mentre è già in preparazione l’impegnativa Aida di Verdi en plein air all’Anfiteatro di Sordevolo prevista per il prossimo luglio (stesso luogo che l’anno passato ospitò con successo Nabucco), va in scena a Novara il più celebre dittico del teatro musicale verista, formato da Cavalleria rusticana di Mascagni e Pagliacci di Leoncavallo.

Matteo Mazzoni, che firma il felice doppio allestimento avvalendosi delle bellissime scenografie disegnate da Matteo Capobianco, dei costumi di Roberta Fratini, dell’apporto del Visual Designer Luca Attilii e delle luci artistiche di Ivan Pastrovicchio, matura l’idea di accomunare i due spettacoli ricostruendo il “vero” mediandolo con un mondo realistico visto sotto la lente d’ingrandimento quasi cinematografica donata ai particolari di natura. Tutti, va detto, recitano benissimo, dai protagonisti al coro, quest’ultimo coinvolto nel dipingere quel color locale riassunto nella ricostruzione minuziosa – sono parole del regista – “di arti e mestieri appartenenti al mondo del passato, come carrettieri, pescatori, minatori”.

Così premesso, sembrerebbe che allo spettatore si prospetti una concezione tradizionale di concepire le due opere. Così non è, o almeno non lo è del tutto. Il regista chiede allo scenografo di realizzare un impianto scenico unico, all’interno del quale trovare una linea comune per entrambe le opere. Per Cavalleria rusticana l’intento è quello di ambientare la vicenda in una cava ipogea, con rocce sotterranee dove si svolge la vicenda e, al piano superiore, mostrare le distese di uliveti di una Sicilia vulcanica e ancestrale illuminata dalla luna. Dalla notte stellata illuminata dal chiaro di luna visibile durante il preludio si passa alla casa-grotta di mamma Lucia, ricavata da anfratti rocciosi ricoperti di rami verdeggianti, poi miracolosamente trasformata, grazie alle videoproiezioni, in una sorta di catacomba con nicchie coperte da graffiti religiosi per la processione. Sono ancora le accuratissime proiezioni a fissare sulle pietre della cava le immagini di una natura incontaminata che fa da contorno, durante l’intermezzo, all’incontro fra Lola e Turiddu che si scambiano effusioni amorose sopra la terra ferma, mentre al di sotto dei loro piedi le grotte fungano da sognante eden amoroso verdeggiante e acquitrinoso a corona della loro unione segreta. Il lavoro di Mazzoni non si esaurisce certo nel figurativismo servitogli su un piatto d’argento dal suo team di lavoro, sa muovere la massa corale dandole vita e sa far recitare bene i cantanti rendendoli partecipi di un dramma che si consuma nel sangue e vede il cadavere di Turiddu portato sulla scena e pianto da mamma Lucia, che china il capo disperata sul figlio ma poi lo rialza per allontanare sdegnosamente Santuzza, rea di averne provocato la morte per difendere il suo onore tradito.

Il medesimo impianto scenico viene utilizzato per Pagliacci, con diverse prospettive, non meno sorprendenti. Qui la cava in pietra si trasforma in un borgo di pescatori quasi abbandonato e spopolato, affacciato sul mare, che è il vero protagonista della vicenda. Dal mare giunge infatti la barca-palcoscenico di commedianti che offre agli abitanti del villaggio il sogno di un momento di spettacolo che rompe la monotonia della vita quotidiana ma che, come sappiamo, si trasformerà in tragedia mentre le onde del mare, attraverso l’utilizzo delle proiezioni, si infrangono all’interno delle grotte nell’accompagnare la ballata di Nedda, assistono placidamente all’incontro d’amore notturno fra lei e Silvio, accerchiano lo scoglio mediterraneo dove è situato il villaggio durante l’intermezzo e, alla fine, osservano immobili al consumarsi del dramma dopo la parentesi gioiosa portata dalla compagnia dei girovaghi, con le loro marionette e le tante figure della commedia dell’arte, retaggio di una tradizione antica. Entrambi gli spettacoli sono realizzati con estrema cura visiva e attenzione alla costruzione dei particolari del “vero” come, appunto, alla recitazione dei personaggi; c’è tensione, senso della tragedia imminente, ma anche consapevolezza di come la natura, spettatrice di entrambi i mondi, riprenda il proprio corso dopo che la vendetta d’onore si è ritualmente consumata sotto i nostri occhi. Perché il verismo non si declina solo attraverso la bruciante verità dei fatti delittuosi provocati dalla gelosia e dal tradimento, ma si vive anche nell’osservare come tutto questo nasca dalle radici della terra e del mare, sfondo essenziale per collegare le vicende della vita reale al ciclo naturale.

Se gli allestimenti sono in tutto e per tutto vincenti, anche la bacchetta di Fabrizio Maria Carminati contribuisce al buon risultato musicale con una direzione, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Italiana, sempre attenta al palcoscenico, con fraseggi orchestrali pieni di pathos e momenti dove la tensione emotiva cede il passo a un melodismo orchestrale avvolgente e intenso, eppure capace di cogliere l’intimo segreto del dramma con una luce particolare donata agli intermezzi, sia di Cavalleria che di Pagliacci. Il controllo del palcoscenico è assoluto, anche nella difficile gestione delle scene corali (affidate alla Schola Cantorum San Gregorio Magno e al Coro di voci bianche del Teatro Coccia), alle quali viene donato un concreto respiro teatrale. Insomma, fin qui tutto bene, se non fosse che le due compagnie di canto procedono a corrente alternata.

Partiamo da Cavalleria, che ha nel tenore cinese Zizhao Guo un Turiddu giovanile e baldanzoso, dal temperamento estroverso e violento, pronto addirittura a sferrare uno schiaffo a Santuzza nel noto duetto, pur di liberarsene. La tenuta vocale è apprezzabile e generosa ma le sfumature sono poche. Cristina Melis fa valere tutta la sua professionalità, ma il registro acuto mostra diversi segni di fatica. Buone le prove di Giorgia Gazzola (Lucia) e Mariangela Marini (Lola), ma il migliore è Marcello Rosiello (Alfio), che regala una presenza scenica di ottima levatura artistica e la ribadisce, come Tonio, nei Pagliacci, segnalandosi come l’elemento migliore del cast. Lo si capisce da subito dal Prologo, che affronta con consapevolezza espressiva e buoni risultati vocali anche nelle puntature acute. Per il resto, il Silvio dell’avvenente baritono Andrea Piazza possiede una voce interessante seppure tecnicamente troppo immatura, mentre la Nedda di Alessandra Adorno, alla quale si perdona, alla prima, un’amnesia e un ritardo nell’attacco dell’aria prontamente ricondotta nei binari dall’abile Carminati, deve ancora mettere a fuoco acuti assai fibrosi. Il tenore argentino Gustavo Porta fa valere l’esperienza che gli è propria, ma nei centri la voce, seppure sonora, tende a oscillare e gli acuti sono decisamente indietro. Peppe è Enrico Maria Piazza, che intona poche frasi perché la serenata di Arlecchino viene eseguita fuori scena, e abbastanza bene, da Christian Collia. Completano il cast Luigi Cappelletti (Primo contadino) e Mino Boscolo (Secondo contadino).
Peccato per la compagnia di canto, perché questa nuova produzione del Teatro Coccia si segnala fra le migliori viste sulle scene novaresi negli ultimi anni.

Teatro Coccia Novara – Stagione 2024
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
di Giovanni Targioni-Tozzetti Guido Menasci
dal dramma omonimo di Giovanni Verga
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Cristina Melis
Turiddu Zizhao Guo
Alfio Marcello Rosiello
Lola Mariangela Marini
Lucia Giorgia Gazzola

PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Libretto e musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda Alessandra Adorno
Canio Gustavo Porta
Tonio Marcello Rosiello
Silvio Andrea Piazza
Peppe Enrico Maria Piazza/Christian Collia
Un contadino Luigi Cappelletti
Altro contadino Mino Boscolo

Orchestra Filarmonica Italiana
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Schola Cantorum San Gregorio Magno
Maestro del coro Alberto Sala
Coro voci bianche del Teatro Coccia
Maestro del coro Paolo Beretta
Regia Matteo Mazzoni
Scene Matteo Capobianco
Costumi Roberta Fratini
Visual Designer Luca Attilii
Luci Ivan Pastrovicchio

Produzione Fondazione Teatro Coccia Novara
Novara, 10 maggio 2024

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