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Napoli, Teatro San Carlo – Recital di Asmik Grigorian

Approfittando della parallela e prestigiosa presenza al Teatro San Carlo di Napoli del soprano lituano Asmik Grigorian, in queste sere al suo trionfale esordio partenopeo nel ruolo eponimo dell’opera-fiaba Rusalka di Dvořák, è stato ritagliato ad hoc su di lei il primo appuntamento in data unica (e ad appena un giorno dall’appuntamento con il soprano Maria Agresta) con i grandi recital proposti dalla nuova Stagione sinfonica della Fondazione guidata fino al prossimo aprile da Stéphane Lissner. In gran parte ricalcando la medesima idea dello scorso anno di un concerto su liriche da camera legate interamente alle radici russe di una superstella della lirica mondiale, così come ascoltato nell’ottobre 2023 con il protagonismo di Anna Netrebko ma su uno spettro più ampio di autori in un San Carlo gremito, la Grigorian è stata l’interprete prescelta per una serata monografica dedicata al russo americanizzato Sergej Rachmaninov. Ad accompagnarla nel folgorante florilegio di romanze tratte dalle sillogi opera 4, 8, 14, 21, 26, 34 e 38, c’era l’ottimo pianista Lukas Geniušas che, per la prima volta sul palcoscenico sancarliano, si è ritagliato a sua volta, anche per far debitamente riposare la voce del soprano, quattro cammei tutti per sé. Ossia, parimenti a firma di Rachmaninov, la danza ucraina Hopak dall’opera comica La fiera di Soročincy di Musorgskij, il celeberrimo e vertiginoso Volo del calabrone dalla Favola dello zar Saltan di Rimskij-Korsakov più due dei ventiquattro Preludi op. 32.

Al di là delle notorie pagine pianistiche, dunque, un programma non certo popolare, bensì per palati raffinati e difatti, nonostante l’eccezionalità in cartello di una delle massime cantanti internazionali del momento, tanti e troppi i vuoti in sala, in verità registrati già per Rusalka ma, in tale occasione, confermati da un teatro riempito solo per tre quarti della platea più qualche palco di prima o fra seconda e ultima fila.

A rientrare d’altra parte nell’alta concentrazione artistica e quasi rituale di un evento dall’espressività profonda e delicatamente intima per la natura e il rango del rapporto impresso nel canto fra parola e musica dall’immensa interprete, il sorprendente outfit indossato al recital dalla Grigorian, quasi volutamente marciando in direzione opposta a tante altre sue colleghe che in genere ostentano in sfilata, come sirene così diverse dal suo consapevolissimo canto, abiti fasciati o dai panneggi opulenti con spallucce a farfalla, di velo o tempestati di pietre e paillettes, con spacchi, scollature e tacchi vertiginosi. In tal caso, per fortuna sia pur con qualche commento di rimpianto da parte di alcuni spettatori, niente di tutto ciò: quasi collegiale e abbottonata fino al collo nel suo abito in taffetà color cemento stretto in vita, con maniche lunghe oltre il polso e ampia gonna longuette, la bellissima Asmik si è presentata in foggia anni Quaranta, tanto alla Agent Carter della Marvel, per intenderci, anche per la piega a onde dei bei capelli scuri. Giusto illuminando il tutto con un vivo rossetto color rubino, un paio di bottoni-gioiello brillanti e scarpe con cinghietta di vernice bordeaux.

Anche perché, a far saltare fuori con autenticità e bellezza assoluti l’intero mondo di colori e di emozioni a rifrazione e a legame fra gli elementi della natura e le pieghe dell’anima acquerellati fra i testi, ci pensa la sua meravigliosa voce di smalto, disegnandone gli incanti con viva passione romantica ma alla luce di una sensibilità sempre vera, diretta e spontanea, dalla semplicità straordinariamente moderna. Fra i versi di Puškin, Apuchtin, Galina, Pleščev, Polonskij, Tjutčev e di altri poeti o romanzieri dell’Ottocento russo, il soprano di origini armene si muove con congeniale sagacia saldando un’attenta valorizzazione dei significati come dei suoni vocalici, consonantici e degli accenti alle ampie curvature melodiche e allo scavo fra timbri e dinamiche, sfoderando in tal modo una gamma articolatissima di inflessioni espressive dettate con audacia dai pentagrammi di Rachmaninov. Di volta in volta, da “Non cantare, bella fanciulla” op. 4 n. 4, “Tutto mi ha tolto” op. 26 n. 2 a “Margherite” op. 38 n. 3 e fino a “Crepuscolo” op. 21 n. 3, “Acque primaverili” op. 14 n. 11 e “Dissonanza” op. 34 n. 13, prendono forza d’immagine le diverse tematiche, dalla lontananza al ricordo struggente, dal fiore e dall’infanzia ai motivi del sonno e del sogno, del desiderio e dell’attesa, del crepuscolo o della notte, toccando con pari arte le corde della genuinità popolare con plasticità di eloquio come del riserbo allusivo, sfumando l’emissione in filati sublimi.
Calorosissimi gli applausi al termine e, ringraziando felice il pubblico con la mano al cuore, Asmik Grigorian concede con gioia una Canzone popolare e (scusandosi in inglese per il riciclo) una delle più belle liriche ascoltate in programma.

Teatro San Carlo – Stagione di Concerti 2024/25
I GRANDI RECITAL
Musiche di Sergej Rachmaninov

Soprano Asmik Grigorian
Pianoforte Lukas Geniušas

Napoli, 1 dicembre 2024

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