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Monte-Carlo, Salle Garnier – La fille du régiment

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La fille du régiment (La figlia del reggimento) di Donizetti torna, a chiusura di stagione, all’Opéra di Monte-Carlo dopo ventotto anni di assenza dalle scene monegasche. Quest’opera riflette molto dello spirito francese e nell’anno stesso in cui la si ascoltò per la prima volta a Parigi, il 1840, Donizetti si conformò agli schemi formali dell’opéra-comique, genere che aveva già dato segni di successo duraturo grazie a compositori come Boieldieu, Auber e Adam. Alla fine di quello stesso anno, per di più, la capitale francese vide il ritorno in patria delle spoglie mortali di Napoleone, in un clima di euforia che la città visse ricordando passate glorie militari, le stesse che vennero poi riprese, ventisette anni dopo, nella Grande-Duchesse de Gérolstain di Offenbach, poco prima che l’orgoglio della potenza bellica e lo spirito della grandeur francese venissero umiliate con la rovinosa sconfitta di Napoleone III a Sedan. Questo piacere di mostrare le divise militari e la vita trascorsa fra le fila di un reggimento fu un modo, per Donizetti, di rendere omaggio alla noblesse e allo spirito bellico francesi in maniera divertente. Ovviamente c’è nulla di amaro o realistico (se non nella scena che apre l’opera, dove i cittadini tirolesi invocano la Madonna perché li salvi dall’incursione bellica francese) nel descrivere la guerra come lo si fa nella Fille du régiment, dove i soldati in divisa sono del tutto inoffensivi, quasi soldatini giocattolo che se celebrano un afflato patriottico lo fanno dando l’immagine di un dinamismo chiassoso e allegro che sprizza allegria da tutti i pori quando le canzoni del reggimento si sostituiscono agli spari, in un clima burlesco e rasserenante, per il semplice gusto di mostrar belle divise e bandiere tricolori.

Jean-Louis Grinda, che firma il nuovo allestimento monegasco della Fille du régiment, coglie con effervescenza ironica tutto questo, al pari dello spirito tutto francese dell’opéra-comique rispettandone la struttura senza alcun taglio ai testi parlati. Durante l’ascolto dell’ouverture, proiezioni filmiche dagherrotipate (le realizza con cura Gabriel Grinda) raccontano in antefatto come è nata Marie, la protagonista dell’opera, e il perché la piccola trovatella, frutto dell’amore fugace di un capitano dell’esercito con la Marchesa, sia divenuta vivandiera del reggimento. Da subito capiamo quindi che la Marchesa, giunta a riprendere Marie allontanandola dal reggimento per educarla nel proprio castello a una vita di nobile rango niente altro sia che la madre della vivandiera e non la zia. Un modo, assai originale, che Grinda utilizza per liberare la figura della Marchesa da ogni tratto grottescamente antipatico, rendendola più umana, appunto una madre che viene a reclamare la figlia avuta da una relazione passeggera con un militare poi morto in guerra; scappatella amorosa tenuta nascosta, con il conseguente abbandono della figlia alle cure del reggimento, per non infrangere il buon nome della famiglia. Ad apertura di sipario, come nel corso dell’intera opera, il tratto registico di Grinda si mantiene leggero e squisitamente francese, quasi operettistico, grazie anche all’apparato scenico di Rudy Sabounghi e ai costumi estrosi e squillantemente colorati di Jorge Jara, che raccontano l’opera come fosse un libro da sfogliare pagina dopo pagina. Ed è così che il secondo atto, nel salone del castello di Berkenfield, appare appunto come un libro aperto su vecchi ritratti di famiglia e immagini pittoriche di reggimenti militari. Il resto viene animato dall’irresistibile bravura con la quale, con un tocco teatrale che profuma appunto di operetta offenbachiana, Grinda si affida alla scatenata ironia degli interpreti e, soprattutto, alla straordinaria attorialità con cui Jean-François Vinciguerra veste en travesti i panni della vecchia Duchessa di Crakentorp, regalandoci una grottesca caricatura degli acciacchi della vecchiaia di una nobile boriosa e ingombrante. Lo spettacolo ha il grande merito di divertire ponendosi in equilibrio perfetto fra sarcasmo ironico e leggerezza vaporosa, fra rulli di tamburo, motivi di facile presa (uno fra tutti il bellissimo terzetto Marie, Tonio e Sulpice “Tous le trois réunis”) e abbandoni malinconici. È una ricetta perfetta per mettere anche i cantanti sulla giusta via di un’opera che diverte ma regala anche pagine dove il genio di Donizetti si esprime in melodie di delicata nostalgia sentimentale.

Anche la bacchetta di Ion Marin, nonostante qualche passeggero scollamento fra orchestra e palcoscenico, dirige l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo e il Coro dell’Opéra, istruito da Stefano Visconti e sempre di alta qualità, accompagnando le canzoni militari con misurato brio e donando agli squarci elegiaci la patina morbida richiesta.

La compagnia di canto è davvero eccellente. Regula Mühlemann è una Marie di tutto rispetto. La voce è di soprano leggero, piccola ma morbida e setosa, di bel colore suadente e capace di delicati abbandoni. Non sarà una virtuosa stratosferica, capace di inchiodare l’ascoltatore alla sedia con acrobatismi d’effetto, ma sia per la bellezza della figura, snella e fascinosa, come per la delicatezza del porgere vocale, la si ammira in un “Il faut partir!” intonato con garbo, misura e bella linea di canto, chiosato da una cadenza in cui sfoggia una emissione fluida e carezzevole, oltre a far sfoggio di un bel trillo. Anche l’aria del secondo atto è cantata con gusto e lirismo delicato, senza alcun compiacimento esteriore ma forse bisognosa di un gioco di messe di voce più intrigante e, per questo, meno scontato. Nella canzone del reggimento e nel “Salut à la France” potrebbe osare di più, essere più fantasiosa e meno prevedibile in colorature e variazioni, ma i sopracuti ci sono tutti, intonati e ben emessi anche se forse privi di penetrante proiezione. A conti fatti una bella prova.
Al suo fianco c’è Javier Camarena, Tonio di sfolgorante bravura, che appare paffuto e simpatico nel vestire il tipico abito tirolese a bretelle e calzoncini corti in pelle e poi la divisa del reggimento. Si sa che questa parte è un suo cavallo di battaglia e il tenore messicano esibisce nella girandola dei do di petto di “Pour mon âme” note che paiono fulmini e ciel sereno, saette squillantissime e ardite oltre che assai sonore. L’ultimo dei do, forse per eccesso di generosità, viene lievemente “sporcato”, ma il pubblico lo applaude così tanto fino a che viene concesso un bis cantato ancora meglio e con gagliardia addirittura più sfrontata. La prova poi che Camarena non sia solo una macchina spara acuti si ha nell’aria “Pour me rapprocher de Marie”, eseguita con belle sfumature e un legato che sa prestarsi alla grazia sospirosa oltre che confermare lo slancio in acuto della cadenza in cui la sua bravura giganteggia.
Ottimo anche il Sulpice del baritono Jean-François Lapointe, assai ben cantato e interpretato con una punta di mirabile nobiltà. Anche Marie Gautrot offre alla Marquise de Berkenfield voca densa e ben timbrata oltre che un ritratto scenico del personaggio meditato e umanamente spiritoso. Completano il cast il bravo Rodolphe Briand (Hortensius) e il già citato Jean-François Vinciguerra, come si è detto irresistibile Duchesse de Crakentorp en travesti che si ruba la scena e si conferma attore formidabile.
Successo festoso per tutti, con punte di entusiasmo per i protagonisti.

Salle Garnier – Stagione 2024
LA FILLE DU RÉGIMENT
Opéra-comique in due atti
Libretto di Jean-FrançoisAlfred Bayard
Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges
Musica di Gaetano Donizetti

Marie Regula Mühlemann
Tonio Javier Camarena
Sulpice Jean-François Lapointe
La Marquise de Berkenfield Marie Gautrot
Hortensius Rodolphe Briand
La Duchesse de Crakentorp Jean-François Vinciguerra
Un notaire Benoît Gunalons
Un caporal Paolo Marchini
Un paysan Nicolò La Farciola

Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo
e Choeur de l’Opéra de Monte-Carlo
Direttore Ion Marin
Maestro del coro Stefano Visconti

Regia Jean-Louis Grinda
Scene Rudi Sabounghi
Costumi Jorge Jara
Luci Laurent Castaingt
Video Gabriel Grinda
Maestro di canto David Zobel
Assistente alla messa in scena Vanessa d’Ayral De Serignac
Assistente alle scene Julien Soulier
Assistente ai costumi Uta Baatz

Nuovo allestimento Opéra de Monte-Carlo
Monte-Carlo, 24 marzo 2024

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