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Modena, Teatro Comunale – Turandot

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Il sipario del Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena si riapre per l’ottavo appuntamento stagionale con Turandot, il capolavoro di Giacomo Puccini rimasto incompiuto a causa della morte del compositore, di cui nel 2024 si celebra il centenario. Il teatro aveva in programmazione la ripresa di questo titolo già nella stagione 2019/20, ma a causa della pandemia il progetto è stato rinviato e ripreso quest’anno con tre recite che hanno registrato il tutto esaurito.

Lo spettacolo del regista e scenografo Giuseppe Frigeni, nato nel 2003 e ripreso per l’occasione da Marina Frigeni, si distingue per la piacevole geometricità e simmetria delle scene, e l’equilibrio tra essenzialità visiva e impatto emotivo. L’elemento centrale dell’impianto, una imponente scala con parti mobili e pannelli scorrevoli sullo sfondo, non è solo un elemento estetico, ma un vero e proprio motore narrativo. Questi corpi mobili conferiscono dinamicità allo spettacolo, consentendo una gestione fluida degli spazi e aprendo la strada all’inserimento di elementi scenici funzionali allo svolgimento della vicenda. Il palcoscenico è dominato dal contrasto tra il bianco e il nero e le uniche note di colore provengono dai costumi disegnati da Amélie Haas, che si fondono con le scene in modo sobrio ed elegante.
La lettura del regista, senza stravolgere l’essenza drammaturgica, conferisce una particolare aura di autoritarismo al protagonista maschile, un senso di distacco e cinismo che lo differenzia dagli altri personaggi. Fin dall’inizio, durante il ricongiungimento con il padre, si sottolinea una netta separazione tra Calaf e Timur, creando un’atmosfera di isolamento che permea la scena. Questo distacco si riflette anche nell’epilogo, dove la principessa Turandot finalmente si abbandona all’amore, “rompendo la propria corazza” in una sequenza significativa: lei si spoglia della sua veste bianca e Calaf la raccoglie quasi a simboleggiare la conquista di un regale trofeo, sovrapponendo un desiderio di potere al puro sentimento amoroso. Attraverso questi sottili ma incisivi dettagli, la regia ravviva la narrazione con nuove sfumature di significato, dando vita a uno spettacolo stimolante.

Anche l’interpretazione musicale risulta ricercata e ricca di spunti sotto la bacchetta di Marco Guidarini che dirige l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini. L’inizio è caratterizzato da una conduzione efficace che prosegue con eleganza e giocando sapientemente con il dinamismo dei tempi e dei volumi sonori, sempre ben calibrati con le voci, delineando così una narrazione coinvolgente, attenta ai dettagli e ai diversi climi espressivi.

Di buon livello anche il cast: nei panni di Calaf, il tenore Angelo Villari presenta un profilo vocale da lirico spinto indubbiamente adeguato per il ruolo. Disegna un personaggio dai tratti perentori e cruenti che contribuiscono a dare credibilità alla rilettura drammatica del personaggio impressa dalla regia. L’emissione è buona sia nel registro centrale sia in quello acuto.
Jaquelina Livieri concilia un’ottima linea di canto con un’interpretazione sensibile: tratteggia una Liù capace di mettere in risalto la nobiltà d’animo e l’abnegazione verso l’amore non corrisposto per Calaf. Dimostra indubbia abilità tecnica nel controllo e nella modulazione dei suoni, sempre finalizzati alla costruzione di un fraseggio ricercato e connotato di particolare delicatezza, come previsto dalla parte. Di forte impatto la scena della morte con l’aria “Tu che di gel sei cinta”. Non più che corretta, invece, la prova di Leah Gordon alle prese con il ruolo del titolo. Forte di un buon volume sonoro, il soprano non riesce tuttavia a coinvolgere completamente con la sua interpretazione.
Timur è interpretato da Giacomo Prestia, basso di grande esperienza che risolve egregiamente il proprio ruolo. Di ottimo livello, per resa vocale e interpretativa, le prove di Fabio Previati, Saverio Pugliese e Matteo Mezzaro rispettivamente Ping, Pang e Pong. Note positive anche per il Coro Lirico di Modena e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati, e per il coro delle Voci bianche del Teatro Comunale di Modena diretto da Paolo Gattolin.
Il pubblico che gremisce la sala del Vandelli riserva a tutti gli interpreti lunghi e calorosi applausi.

Teatro Comunale Pavarotti-Freni
TURANDOT
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini

 Turandot Leah Gordon
L’imperatore Altoum Raffaele Feo
Timur Giacomo Prestia
Calaf Angelo Villari
Liù Jaquelina Livieri
Ping Fabio Previati
Pang Saverio Pugliese
Pong Matteo Mezzaro
Un mandarino Benjamin Cho
Prima ancella Haoyoung Yoo
Seconda ancella Eleonora Nota
Principe di Persia Alfonso Colosimo

Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Direttore Marco Guidarini
Coro Lirico di Modena e Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Maestro del coro Corrado Casati
Voci bianche del Teatro Comunale di Modena
Maestro delle Voci bianche Paolo Gattolin

Regia, coreografia, scene e luci Giuseppe Frigeni
Ripresa di Marina Frigeni
Collaborazione artistica alla regia e alla coreografia Marina Frigeni
Costumi Amélie Haas
Assistente ai costumi Andrea Grazia

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena,
Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Ravenna Manifestazioni,
Teatro Galli di Rimini Allestimento Teatro Comunale di Modena
Modena, 17 marzo 2024

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