Milano, Teatro alla Scala – The Fairy Queen (William Christie e Les Arts Florissants)

Per una sola recita, nell’ambito di una tournée europea, è passata al Teatro alla Scala la prestigiosa orchestra barocca Les Arts Florissants con la sua Accademia per giovani cantanti Le Jardin des Voix. Lo ha fatto sotto la guida del fondatore, William Christie, un signore sempre più giovane che, durante il quarto d’ora e passa delle ovazioni finali, ha ripetuto due numeri dirigendo dal palcoscenico, cantando e ballando, a dimostrazione di quanto faccia bene la musica quando la si fa sul serio, con amore, dedizione e profonda conoscenza, guardando sempre all’imprescindibile ricambio generazionale degli interpreti.

The Fairy Queen di Henry Purcell (1692) è un capolavoro che non si vede tutti i giorni in concerto o a teatro: in questa occasione ha brillato come mai prima grazie all’entusiasmo che coinvolgeva tutti i protagonisti, impegnati in un allestimento semiscenico che seguiva  alla perfezione testo e musica (l’argomento è basato su Il sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare nell’adattamento di uno o più autori anonimi).

Spettacolo e coreografia erano affidati a Mourad Merzouki: l’idea che sei stupendi ballerini della Compagnie Käfig accompagnassero con le loro evoluzioni gli otto cantanti – finendo per cantare gli uni e ballare gli altri – non solo è stata vincente, ma ha portato una ventata di aria fresca e di gioventù, oltre che di assoluta padronanza artistica, che ha entusiasmato a ragione il pubblico che riempiva la sala del Piermarini.

Quanto alla musica, è semplicemente Purcell allo stato puro, con quella sua particolare insistenza su certe parole che ogni volta si ripetono e si rinnovano: si pensi solo a quel pinch dell’inizio con cui le fate tormentano il poeta povero e ubriaco, e che Verdi saprà ricreare con criteri artistici propri nel quadro finale del suo miracoloso Falstaff. Una partitura di qualità superlativa sia nell’aspetto comico, che in quello elegiaco e perfino drammatico, con una musica sublime che si addice ora alle quattro stagioni, ora all’elogio del sole, ora alla coppia non bene assortita, ma soprattutto a quel lamento dell’ultimo atto sull’amore non corrisposto che tanto fa pensare al lamento di Didone, qui eseguito in modo egregio da soprano e violino trasmettendo la sensazione di un tempo sospeso, in mezzo a un silenzio totale che ha lasciato tutti abbagliati e commossi. Il miracolo si è prolungato per oltre due ore, e Christie ha dovuto mostrare l’orologio al pubblico che non sembrava mai stanco di applaudire.

Che dire degli interpreti? Si potrebbe parlare più di una voce che di un’altra, di un ballerino più atletico o più perfetto, ma sarebbe ingeneroso perché era chiaro che ciascuno dava il meglio di sé senza risparmiarsi (e per di più divertendosi). Sicuramente la figura e la ruvida simpatia del baritono Hugo Herman-Wilson sono ideali per i personaggi comici, ma bisogna anche menzionare Paulina Francisco (soprano), Georgia Burashko, Rebecca Leggert e Juliette Mey (mezzosoprani), Ilja Aksionov e Rodrigo Carrero (tenori), e Benjamin Schilperoort (basso-baritono) che esibivano, ciascuno a suo modo, competenza linguistica, tecnica e stilistica. Dai cognomi dei ballerini della Compagnie Käfig (Baptiste Coppin, Samuel Florimond, Anahi Passi, Alary-Youra Ravin, Daniel Saad e Timothée Zig) si può facilmente dedurre le diversissime provenienze che confluiscono nella comune impresa di ricreare questa musica così occidentale, che poi è solo musica e basta.

E ci dimentichiamo dell’orchestra? I musicisti di Les Arts Florissants sono così fantastici e parti integranti di un solo corpo, che si corre il rischio di considerarli come qualcosa di assolutamente normale, di scontato. Ma bastava guardare Christie e il modo in cui essi seguivano le sue indicazioni per capire che questo miracolo non è qualcosa di naturale né di generosamente concesso, ma è il frutto di tanto lavoro e di un amore infinito per la professione che dovrebbe confortarci e guidarci. E, come ben diceva proprio all’inizio de La dodicesima notte  quell’altro grandissimo William: “If music be the food of love, play on”. (Se la musica è alimento dell’amore, continuate a suonare) [Rating:5/5]

Teatro alla Scala – Concerti straordinari
THE FAIRY QUEEN
Musica di Henry Purcell
Versione semiscenica

Solisti de Le Jardin des Voix 2023
Paulina Francisco, soprano
Georgia Burashko, mezzosoprano
Rebecca Leggett, mezzosoprano
Juliette Mey, mezzosoprano
Ilja Aksionov, tenore
Rodrigo Carreto, tenore
Hugo Herman-Wilson, baritono
Benjamin Schilperoort, basso-baritono

Ballerini della Compagnie Käfig
Baptiste Coppin
Samuel Florimond
Anahi Passi
Alary-Youra Ravin
Daniel Saad
Timothée Zig

Les Arts Florissants
Direttore William Christie
Coreografia / Versione semiscenica Mourad Merzouki

Milano, 30 giugno 2024