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Milano, Teatro alla Scala – Simon Boccanegra

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Si è risolto in una delusione il Simon Boccanegra che è ritornato sul palcoscenico del Teatro alla Scala giovedì 1° febbraio. Anche senza impietosi paragoni con la storica produzione firmata da Claudio Abbado e Giorgio Strehler (forse il più bello spettacolo operistico del regista), questo nuovo allestimento sprofonda ben presto in una noiosa esecuzione di media routine a causa di una regia (Daniele Abbado) scolastica e banale, zeppa di luoghi comuni, che vorrebbe essere “minimalista” ma riesce solamente deprimente con le sue bandiere sventolate e poi incendiate, i gesti da filodrammatica dei protagonisti, una morte di Simone ridicola con il povero Luca Salsi che si aggira per il palcoscenico, cadendo poi pesantemente a terra come un sacco di patate. Insignificanti anche le grigiastre scene dello stesso Abbado e Angelo Linzalata e gli anonimi costumi di Nanà Cecchi.

Purtroppo simile regia non è ravvivata dalla direzione d’orchestra di Lorenzo Viotti. Abbiamo sinceramente apprezzato il giovane direttore svizzero nelle sue notevolissime interpretazioni del repertorio francese le scorse stagioni scaligere. Il suo Roméo et Juliette e la sua Thaïs, infatti, indicavano un interprete di grande sensibilità e comunicativa. Il miracolo, purtroppo, non si è ripetuto con Giuseppe Verdi. La sua direzione stenta a decollare fin dal preludio iniziale, carente di mistero, e non trova quasi mai quel “colore” che una partitura verdiana esige e che la rende riconoscibile fra mille. Il suono appare spesso “gonfiato” ma poco pregnante. A oasi liricheggianti, al limite del languore, non si alternano quei momenti brucianti e galvanizzanti che sempre si associano a Verdi (ad esempio la scena e coro finale del prologo e la sommossa dell’atto primo). Nessuna vera emozione accompagna la progressione, che dovrebbe essere elettrizzante, del riconoscimento di Amelia (Maria) durante il duetto dell’agnizione. Nessun vero pathos al limite dello struggimento sottolinea la perorazione al mare di Simone (M’ardon le tempie…) nell’ultimo atto dell’opera. Sembra quasi che il clima evocato da Viotti imparenti questo capolavoro verdiano a certo repertorio opéra-lyrique a lui forse più congeniale. Carente appare anche il lavoro di concertazione vocale, posto che tutto il cast sembra procedere per proprio conto, raramente trovando un linguaggio comune nel fraseggio come nelle dinamiche.

Luca Salsi nel ruolo del protagonista si impegna più del solito per quanto riguarda pianissimo e mezzevoci, anche se a tratti, soprattutto nel finale, sconfina nel parlato. Quello che gli sfugge di mano però è il lato nobile, aristocratico di Simone. L’attacco del magnifico “Figlia! A tal nome io palpito” lo trova in evidente difficoltà, così come i momenti più autoritari nei quali dovrebbe emergere prepotentemente la figura del Doge di Genova in tutta la sua autorevolezza,
Eleonora Buratto, quale Amelia, si impegna sotto l’aspetto interpretativo e riesce a comunicare un certo pathos, ma la sua aria di sortita (Come in quest’ora bruna) manca di fascino e spesso gli acuti sono forzati. Meglio di tutti fa forse Charles Castronovo quale Gabriele Adorno. A lui si deve il momento vocalmente più emozionante della serata: l’aria “Sento avvampar nell’anima”, cantata con slancio e accorto uso delle dinamiche. Ingiudicabile, invece, il Fiesco di Ain Anger, per il suono intubato al limite del decoroso, gli acuti laceranti, il fraseggio incomprensibile. Bene Roberto de Candia che canta il ruolo di Paolo Albiani con professionalità. Coro e orchestra lievemente al di sotto delle loro abituali prestazioni.
Il pubblico sembra gradire e applaude tutto e tutti (a parte qualche contestazione per Anger) con discreto calore.

Teatro alla Scala – Stagione 2023/24
SIMON BOCCANEGRA
Melodramma in un prologo e tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Simon Boccanegra Luca Salsi
Jacopo Fiesco Ain Anger

Poalo Albiani Roberto de Candia
Pietro Andrea Pellegrini
Amelia (Maria) Eleonora Buratto
Gabriele Adorno Charles Castronovo
Capitano dei Balestrieri Haiyang Guo
Ancella di Amelia Laura Lolita Perešivana

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Lorenzo Viotti
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Daniele Abbado
Scene Daniele Abbado e Angelo Linzalata
Costumi Nanà Cecchi
Luci Alessandro Carletti
Movimento coreografici Simona Bucci

Nuovo allestimento
Milano, 1° febbraio 2024

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