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Milano, Teatro alla Scala – Reveal, Skew-Whiff, Memento

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Grande attesa e gradimento al di là di ogni descrizione del pubblico che esaurisce ogni possibile spazio della Scala. Il delirio di applausi va a un trittico novità di grande impatto visivo, concepito per gli artisti del Balletto scaligero. Reveal di Garrett Smith, Skew-Whif di Sol León e Paul Lightfoot e Memento di Simone Valastro indicano come meglio non si potrebbe come tutto sia cambiato. Non solo il comportamento sociale del post Covid del quale tanto si parla, ma anche il modo di intendere le arti, specie quella della danza.

Ogni singolo coreografo dichiara un suo tema, ma in sostanza si somigliano un po’ tutti. Tutti sostanzialmente forgiati da una rigorosissima danse d’école frammista alla tecniche sviluppate il secolo scorso. Certo il direttore del Ballo Manuel Legris ha conosciuto e insegnato molti linguaggi. Per il movimento del busto non manca la lezione Martha Graham, per l’utilizzo delle punte nate come strumento di elevazione e diventate mezzo di velocità William Forsythe, per il taglio espressivo Angelin Preljocaj, per la violenza gestuale Birgit Cullberg e suo figlio Mats Ek, per la violenza Wim Vandekeybus.

I danzatori si bloccano in momenti di pura classicità per poi tornare a essere vittime di un perpetuum che li spezza, li contorce, li solleva, li fa volare, chiama in causa addirittura una gouache di Schiele. Ciò che colpisce non è quello che vorrebbero dire bensì l’ecletticità stilistica. In arte, si sa, anche il soggetto brutto è bello. Un bello qui ottenuto dall’abilità e dall’uso ricercato e raffinato di luci e proiezioni. Il messaggio più discorsivo e comprensibile è quello di Valastro in Memento che parte addirittura dalla Genesi: ricordati che polvere sei e polvere tornerai; un concetto che poi si ritrova ovunque dal De rerum natura di Lucrezio del prima e del poi. In Valastro esseri nudi e vestiti corrono per la scena. I nudi sono i morti dai quali nasceranno i vivi, uomini coperti che si affannano avanti e indietro inseguendo la meta che è appunto la morte. Le musiche sono casuali, inventate di volta in volta. Per Valastro un esperimento.

Reveal dell’americano Garrett Smith racconta il dualismo che connota ogni essere umano. Un dualismo che diventa luce a ombra, piccoli spazi lucenti e grandi aperture. Ricerca dolorosa che autorizza la citazione di Schiele. La musica è quella minimalista di Philip Glass, che abbiamo imparato a conoscere quando, decenni orsono, la Scala riunì al Teatro Nazionale i grandi coreografi che non conoscevamo ancora.

Certo, tutti hanno lavorato o conosciuto la generazione del Novecento e ne hanno assimilato le tecniche. Ma la differenza fondamentale è che i coreografi di allora sposavano e sviluppavano concetti esistenziali. Pina Bausch era sogno e denuncia, Maguy Marin la condizione femminile, o il nulla di Brecht, Béjart spaziava per ogni dove cercando il suo karma. Insomma, fino a qualche decennio fa la danza era il linguaggio del XX/XXI secolo per cercare e trovare. Adesso la danza parte da qualche assioma ma tutto è già stato detto e tutto è destinato a diventare solo bellezza, bravura, acrobatismo, astrazione, fantasia ed estemporaneità, anche quando in teoria avrebbe un contenuto. Nocciolo che forse troviamo solo in Skew-Whiff, fuori equilibrio, nella Sinfonia della Gazza Ladra di Rossini tradotta in un ovvio e semplice divertissement.
La grande verità è che quelli della Scala sono di una bravura strepitosa. A che pro? Al pubblico impazzito piace e basta così. I contenuti non contano.

Milano, 7 febbraio 2024

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