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Milano, Teatro alla Scala – Requiem di Mozart diretto da Thomas Guggeis

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Daniel Harding, come si sa, ha dovuto cancellare i suoi impegni alla Scala, dove, oltre alla direzione di Turandot, era prevista anche una serie di concerti con l’orchestra e il coro del Teatro. Per questi ultimi si è pensato di chiamare Thomas Guggeis, che in questa stessa stagione aveva già debuttato al Piermarini nel Ratto dal Serraglio di Mozart. Dopo aver sostituito all’ultimo momento Daniel Barenboim (di cui era asistente) in uno dei cicli completi del Ring di Wagner a Berlino, il nome del giovane maestro tedesco circola ormai dappertutto. Attualmente ricopre la carica di direttore musicale all’Opera di Francoforte, ma non mi stupirebbe vederlo presto nella top dei nuovi grandi direttori. È vero che al Piermarini è stato chiamato per fare un altro Mozart, ma da quello che si visto e ascoltato credo che pure con un altro compositore i risultati sarebbero stati gli stessi. E cioè fantastici.

Non è per niente facile interpretare l’incompiuto Requiem mozartiano. E non solo per la particolare posizione che occupa nella vita e nella produzione del salisburghese, ma perchè lo si può fare o troppo romantico, oppure eccessivamente classico, o addirittura barocchizzato. Guggeis si è dimostrato capace di evitare questi rischi e di dare a tutti gli elementi il giusto equilibrio. Vero è che aveva dalla sua un’orchestra duttile, che lo seguiva assolutamente convinta e coinvolta, e un coro, magistralmente preparato come sempre da Alberto Malazzi, in forma a dir poco splendida. Se a questo straordinario livello tecnico si aggiungono le mani ipnotiche di Guggeis, il risultato non poteva essere meno di esaltante.

Dalle prime volte che ho avuto la fortuna di sentire Valery Gergiev, non ricordo un concerto diretto senza bacchetta che consentisse di seguire il disegno e perfino l’esecuzione materiale di un pezzo musicale quasi prima di sentirlo. Il modo in cui Guggeis è riuscito a rivolgere l’attenzione a coro e orchestra senza che gli sfuggissero i solisti è stato stupefacente. Per fare un solo esempio, all’inizio del Sanctus, mentre la mano sinistra fraseggiava con gli archi, con un dito della destra dava indicazioni al coro e con le altre dita seguiva gli ottoni. L’esattezza e l’intensità con cui indicava ai timpani quando arrivava il loro momento lasciava a bocca aperta. Ma, attenzione, non si è trattato solo di perfezione tecnica e nemmeno di un’esperienza puramente estetica. L’aspetto tremendamente umano, di estrema ma pudica sofferenza, si giovava sì di tutta questa preparazione ma veniva reso in modo diretto, spontenao, direi quasi con semplicità. Il maestro si muoveva molto e cantava anche (in silenzio) il testo, ma non si trattava di un’agitazione esteriore, dello spettacolo di una star; semplicemente era impossibile non guardarlo, perchè in lui respirava Mozart. Perfino il modo di finire una sezione e di osservare una pausa, un silenzio, erano da brivido.

Il quartetto dei solisti si è adeguato bene alla lettura di Guggeis, rispettando l’equilibrio dell’interpretazione. Forse i due più pertinenti dal punto di vista stilistico sono stati il basso Adam Plachetka – direi il più convincente – e il mezzosoprano Cecilia Molinari. Juliana Grigoryan, giovane e talentuoso soprano, ultimamente premiatissima, è una voce importante ma non so se Mozart sarà in futuro il suo autore di elezione (timbro scuro, denso, e qualche asprezza in acuto non sembrano “a priori” qualità mozartiane). Nel caso del valente tenore Giovanni Sala, che ha cantato correttamente, si percepiva a tratti l’estrazione operistica del cantante (in particolare nel suo primo intervento) e, dunque, la passione e l’enfasi dell’espressione.

In un teatro tutto esaurito, il pubblico ha seguito in un silenzio quasi religioso i cinquanta e passa minuti di esecuzione, per poi scoppiare alla fine – dopo una pausa per far pasarse l’emozione – in applausi e acclamazioni sempre più forti che hanno coinvolto tutti, ma soprattutto coro, orchestra, Malazzi e Guggeis.

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2023/24
Wolfgang Amadeus Mozart
REQUIEM in re min K626
(completamento di Franz Xaver Süssmayr)

Orchestra e coro del Teatro alla Scala
Direttore Thomas Guggeis
Maestro del coro Alberto Malazzi

Juliana Grigoryan, soprano
Cecilia Molinari, mezzosoprano
Giovanni Sala, tenore
Adam Plachetka, basso

Milano, 29 giugno 2024

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